venerdì 31 agosto 2018

Il fenomeno di Medjugorje è autentico? Intervista esclusiva al Prof. Manfred Hauke

A seguito degli articoli sul fenomeno di Medjugorje già a disposizione dei lettori su Vigiliae Alexandrinae pubblichiamo, nella traduzione di Marco Corvaglia,  un'importante intervista al Professor Manfred Hauke della Facoltà Teologica di Lugano apparsa il 27 agosto 2018 su gloria.tv.

Il fenomeno di Medjugorje è autentico? Intervista esclusiva
al Prof. Manfred Hauke

(gloria.tv, 27 agosto 2018[1] )

Il Professor Manfred Hauke
Molti cristiani attendono una decisione di Papa Francesco riguardo all’autenticità delle presunte apparizioni mariane di Medjugorje. Il 2 agosto 2018 Die Tagespost ha pubblicato un'intervista sull'argomento con il Prof. Manfred Hauke, presidente della Società Tedesca di Mariologia.[2] Una settimana dopo, il medico e devoto di Medjugorje dott. Christian Stelzer di Vienna ha risposto.[3] L'agenzia stampa kath.net, con sede a Linz (Austria), ha presentato i suoi attacchi sotto il titolo tendenzioso "Se un 'Mariologo combatte contro la Madre di Dio".[4]
Gloria TV ha intervistato il prof. Hauke sull'argomento. Le domande sono state poste dalla dott.ssa Eva Doppelbauer.

Professore, lei trova impensabile che a Medjugorje appaia la Madre di Dio
dal 1981. Perché?

C'è tutta una serie di argomenti che devono essere visti insieme. I più gravi sono
le contraddizioni interne dei messaggi connessi con la "Madre di Dio". Queste sono  cominciate fin dai primi giorni del fenomeno e sono documentate in dettaglio nelle interviste registrate con i veggenti.

Per esempio?

Sulla questione di quanto tempo avrebbe continuato ad apparire, la "Gospa" rispose il 29 giugno 1981: "Finché lo volete." Il giorno dopo, 30 giugno, rispose alla stessa domanda: "Ancora tre giorni", o tre volte. Ciò è stato testimoniato non solo da cinque veggenti (con l'eccezione di Ivan Dragicevic, che era assente il 30 giugno), ma anche da due donne che erano presenti a quest’"apparizione" e sentirono le parole chiaramente pronunciate dei veggenti (che non erano affatto in estasi). Per questo motivo, i veggenti si aspettavano che la fine delle apparizioni fosse il 3 luglio.

Le due "apparizioni" si contraddicono a vicenda ...

Non solo quello. La prima risposta lega la durata delle "apparizioni" alla volontà soggettiva dei veggenti, il che contraddice l'origine celeste delle apparizioni autentiche - come per esempio Lourdes o Fatima. La seconda risposta contraddice gli esiti concreti degli eventi, poiché le "apparizioni" continuarono anche dopo il 3 luglio 1981. Quindi è una falsa predizione che, secondo la testimonianza del Deuteronomio, va contro l'autenticità di una profezia. Il Deuteronomio chiede: "Come riconosceremo la parola che il Signore non ha detto?" La risposta è: "Quando il profeta parla nel nome del Signore e la cosa non accadrà o non si realizzerà, quella parola non l’ha detta il Signore" (Dt 18,22).
Non ho dubbi che nei primi giorni ci siano state delle "apparizioni". Dubito che la Madre di Dio sia apparsa ai giovani di Medjugorje. Un'intera serie di altri fatti va in questa direzione; ci ritornerò.

Ha scritto sul Tagespost che la commissione su Medjugorje del cardinale Ruini ha trascurato i nastri delle interviste. Che nastri sono?

Si tratta di interviste con i veggenti, registrate su nastro, che sono state condotte dal 27 al 30 giugno: da p. Zrinko Cuvalo, OFM, al tempo vicario della parrocchia di Medjugorje, la mattina del 27 giugno e in seguito da p. Jovo Zovko, OFM, all’epoca parroco, dal pomeriggio del 27 giugno in poi. Inoltre ci sono estratti registrati delle "apparizioni" del 28 e 29 giugno 1981.

Che ne è stato di queste interviste?

Fr. Ivo Sivric, OFM († 2002), un francescano cresciuto a Medjugorje, che lavorava negli Stati Uniti, ha pubblicato una traduzione francese e una inglese delle trascrizioni croate dei nastri, in collaborazione con il parapsicologo canadese Louis Bélanger.[5]
La distribuzione di questi libri è stata in realtà boicottata dalle parti interessate. Delle copie che erano state inviate in Francia, ad esempio, non sono mai arrivate. Il libro è molto difficile da trovare in Europa. Quando io l'ho ordinato nel 2010, ho dovuto contattare personalmente Bélanger, che mi ha fatto avere entrambe le
edizioni. Sivric e Bélanger non considerano le "apparizioni" autentiche.

Ci sono altre edizioni delle interviste registrate?

La pubblicazione dei testi in Canada ha ispirato una sostenitrice croata delle "apparizioni" che vive lì, Daria Klanac, che ha pubblicato la propria edizione delle interviste registrate al fine di controllare il lavoro di p. Sivric.[6]
 Il risultato non mostra alcuna differenza significativa rispetto al contenuto della precedente pubblicazione di Sivric.
Dopo che Donal Anthony Foley aveva pubblicato un'analisi minuziosa delle trascrizioni su nastro (prima nel 2006, con una seconda edizione nel 2011), questo ha allarmato i devoti di Medjugorje anglofoni. Così James Mulligan ha pubblicato un'ulteriore edizione inglese dei testi che aggiunge poche registrazioni e conferma ciò che era già noto.[7]

Il fatto che questa pubblicazione non fosse disponibile ha indotto la commissione Ruini a non prenderla in considerazione?

La difficoltà di ottenere i testi originari è certamente un fattore che bisogna prendere in considerazione, così come la difficoltà legata al fatto che le trascrizioni non sono disponibili in traduzione italiana. Ma avrebbero dovuto assolutamente valutarle accuratamente. Questi primi testi sono più vicini alle origini rispetto alle interviste successive (come quelle di p. Bubalo con Vicka del 1983/84). Non riuscire a
valutare fondamentalmente una fonte storica di questo livello è scandaloso dal punto di vista scientifico, specialmente se il riconoscimento dei "primi giorni" (e solo di quelli) è raccomandato dalla commissione Ruini.

Quali problemi sono evidenziati dai nastri?

Ho menzionato la predizione non realizzata della fine delle apparizioni "dopo tre giorni" e il fatto che essa era contraddetta dall'affermazione che la durata delle apparizioni sarebbe dipesa dalla volontà dei veggenti. I veggenti hanno anche chiesto alla "Gospa" un segno, ma non si realizzò. Al fatto che le lancette di un orologio appartenente a uno dei veggenti si fossero presumibilmente spostate da sole non fu data grande importanza in seguito dai veggenti.

Ci sono stati altri "segni"?
C'è stato il caso di Daniel Setka, un bambino di tre anni con disabilità. Il 29 giugno la "Gospa" ha promesso la guarigione per lui. Tuttavia, p. Zovko verificò il 30 giugno che questo non era successo.[8] Secondo la testimonianza dei genitori (3 aprile 1983) ci fu un graduale miglioramento, ma nessuna guarigione immediata e completa, come ci si aspetterebbe da un miracolo riconosciuto dalla Chiesa (secondo le linee guida dell'ufficio medico di Lourdes).

Qual è il contenuto del "messaggio" dei primi giorni?

In contrasto con quanto accaduto in seguito, non vi fu alcun messaggio chiaramente identificabile nei primi giorni delle"apparizioni", come p. Zovko dichiarò il 29 giugno in una comunicazione ai parrocchiani di Medjugorje. Invece la "Gospa" rispondeva alle domande private dei veggenti.
Il 29 giugno ha parlato di "incredulo Giuda", che il mariologo francese René
Laurentin (principale responsabile della diffusione mondiale delle "apparizioni" di
Medjugorje) modificò in "incredulo Tommaso". L'espressione "incredulo Giuda" si sente chiaramente nella registrazione del nastro, effettuata durante l'apparizione stessa.

Come si presenta la "Gospa"?

L'aspetto della "Gospa" è caratterizzato da numerosi dettagli insoliti che non troviamo nelle autentiche apparizioni mariane. Le sue mani tremano. Ogni volta che la gente le calpesta troppo a lungo il velo, lei scompare più e più volte e poi ritorna. Permette che la si tocchi e ride. Chi la tocca ha la sensazione di toccare l'acciaio. Il colore della sua veste è grigio. Non c'è una cintura sulla sua veste e i suoi piedi non si vedono. Come nei fenomeni spiritici, il suo viso diventa visibile lentamente e gradualmente. Quando le viene chiesto se lei vorrebbe apparire in chiesa (che era il desiderio di p. Zovko), lei esita. Quando viene cosparsa di acqua benedetta, tre ragazze veggenti svengono. La veggente Marija si lamenta il 26 giugno
di avere le mani ghiacciate dopo l'incontro con la "Gospa".
L'encomiabile lavoro di Donal Anthony Foley, Comprendere Medjugorje[9], evidenzia alcuni di questi fatti.

La commissione Ruini vuole riconoscere i primi giorni delle "apparizioni". Dove segnare quel limite?

Il contenuto della valutazione della commissione Ruini è soggetto all'obbligo del segreto papale. Tuttavia è stato reso noto, attraverso articoli di stampa non smentiti, che la commissione ha riconosciuto come degne di fede le prime sette "apparizioni" nei primi dieci giorni.

Ci sono dei motivi per segnare quel limite?

È significativo mettere in risalto i primi dieci giorni, cioè dal 24 giugno al 3 luglio, ed è stato fatto già da diversi studiosi, perché le "apparizioni" dovevano finire il
3 luglio, secondo la dichiarazione della "Gospa".
Ma, per quanto ne so, nessun ricercatore che abbia familiarità con le fonti ha distinto le prime sette apparizioni da quelle successive. Sivric considerava separatamente i primi sette giorni (erano oggetto delle interviste registrate), senza escludere dall’indagine quelli successivi; Bubalo evidenzia solo il significato della prima settimana di apparizioni (otto giorni, fino al 1° luglio). Anche il numero delle apparizioni e il numero dei giorni non corrispondono. Il 29 giugno, il sesto giorno delle "apparizioni", si parla delle "apparizioni" che avverranno nei prossimi tre giorni. Se qualcuno vuole riconoscere i sette giorni dal 24 al 30 giugno come autentici, non può escludere logicamente il periodo dal 1° al 3 luglio, perché la previsione del 29 giugno si riferisce a questo.
Se qualcuno vuole distinguere le prime "sette" apparizioni, allora, a seconda di come le si conta, si arriva fino al 29 giugno o al 27 giugno. Forse le "apparizioni" dal 24 al 29 giugno sono state raggruppate perché si sono svolte sulla Collina delle Apparizioni (Podbrdo), mentre le "apparizioni" successive si sono svolte nell'area di Cerno (30 giugno), o in canonica e in altri posti (in un’automobile, ecc.) Ma ci furono anche "apparizioni" sul Podbrdo, quindi questo modo di tracciare un limite sarebbe problematico.

Cosa è successo nei primi giorni delle "apparizioni"?

Di seguito, vorrei provare a presentare una panoramica. Per maggiori informazioni, si possono consultare le fonti che ho citato e in particolare la presentazione di Foley.
Gli eventi non sono iniziati il 25 giugno (vale a dire, nella data dell'anniversario che circola nei siti web dei devoti di Medjugorje), ma mercoledì 24 giugno, nella solennità di San Giovanni Battista. Nel tardo pomeriggio Ivanka Ivankovic (15 anni) e Mirjana Dragicevic (16) erano presso il Podbrdo, tra Bijakovici (una frazione di Medjugorje) e Cilici, per strada, ascoltando musica rock e fumando sigarette senza permesso. All'improvviso Ivanka dice: "Guarda, la Madonna!" Mirjana non guarda nemmeno il luogo indicato dalla sua amica: "Ma che dici? Pensi davvero che la Madonna apparirebbe a noi?"

E quando è avvenuta la seconda apparizione?

La seconda "apparizione" ha luogo la sera dello stesso giorno, dopo che Ivanka e Mirjana sono andate a casa di Milka Pavlovic, una sorella minore di Marija Pavlovic, che sarebbe stata in seguito stata una veggente. Milka chiede a Ivanka e Mirjana di aiutarla a riportare a casa le sue pecore dalla collina. Mentre salgono sulla collina (Podbrdo), le tre ragazze vedono da lontano (circa 200 metri) la sagoma di una donna, con un fagottino bianco che potrebbe essere un bambino (anche se nessuno vede una testa o mani o piedi). La figura copre e scopre ripetutamente il "bambino";  fa un gesto alle ragazze invitandole ad avvicinarsi. Mentre è in corso l’"apparizione", Vicka Ivankovic, un'amica di Ivanka e Mirjana, arriva sul posto.
Alle grida delle ragazze, due ragazzi che stavano raccogliendo mele nei dintorni si avvicinano: Ivan Ivankovic (che in seguito non prenderà parte alle "apparizioni") e Ivan Dragicevic, la cui descrizione della visione differisce in qualche modo da quella degli altri veggenti. Riferisce di aver visto una donna con un mantello blu, un velo bianco e una corona d'argento, mentre secondo Mirjana il vestito era
grigio e il velo biancastro; lei menziona anche una corona splendente. Non c'è nessun messaggio.

Cosa succede allora?

La terza "apparizione" si svolge giovedì 25 giugno alle 18 sul Podbrdo. Dal momento che la gente diceva che Maria era apparsa 18 volte a Lourdes, Ivanka, Mirjana e Vicka vanno verso la collina la sera aspettandosi che "l'apparizione" possa forse ripetersi. Milka e i due Ivan (dal giorno precedente) non ci sono. Nell'intervista registrata il 27 giugno, Ivan Dragicevic sottolinea tre volte che non era presente all'apparizione. Secondo un’intervista del 28 giugno, che è stata pubblicata per la prima volta da Mulligan nel 2013, la Madre di Dio avrebbe chiesto: "Dov'è quel ragazzo?" (senza fare il nome), e dopo sarebbe apparsa a lui separatamente.
Mentre Ivanka corre verso l’"apparizione", Vicka torna al villaggio per andare a chiamare Marija Pavlovic e Jakov Colo. Mentre corrono verso la collina, si sentono come "trasportati" attraverso il i cespugli da un potere sovrumano, analogamente a quanto riferirono i veggenti di Garabandal, dove ci fu una questione analoga. Questa volta, per la prima volta, i veggenti sono piuttosto vicini alla "Gospa" e possono toccarla. I veggenti percepiscono una sorta di nebbia che si avvicina sempre più
a loro e gradualmente il corpo diventa visibile.
Vicka descrive il toccare la "Gospa" con l'espressione "afferrare l'acciaio", mentre per Marija era come l'aria. Mentre i veggenti toccano la figura, lei inizia a ridere. Secondo la descrizione di Ivanka l'apparizione indossa un velo bianco e un lunghissimo mantello grigio, così come una corona sulla testa, con le stelle; non indossa la cintura; ha gli occhi blu e capelli neri. Ivanka chiede dove sia sua madre (che era morta due mesi prima). L’ "apparizione" risponde che sua madre sta bene e che la ragazza dovrebbe obbedire a sua nonna. Mirjana chiede un segno e dice di aver visto girare le lancette del suo orologio da polso. Quando le chiedono se tornerà, la "Gospa" risponde con un cenno del capo e dice "Andate in pace". Quando Marija torna a casa, è profondamente spaventata; non può mangiare, e le sue mani sono come di ghiaccio.

La quarta apparizione?

Alla quarta "apparizione" di venerdì 26 giugno, tutti e sei i veggenti che avrebbero formato il gruppo sono insieme per la prima volta (Ivanka, Mirjana, Vicka, Marija, Jakov, Ivan Dragicevic). Siamo di nuovo nel tardo pomeriggio, a circa 300 metri dal luogo delle apparizioni dei giorni precedenti. Tre lampi preannunciano l’'"apparizione". Per la prima volta, c'è una grande folla di persone presenti. Quando Marija saluta la figura con le parole "Madonna mia" all’inizio dell’apparizione, la "Madre di Dio" annuisce ripetutamente (così sembra) con la testa e fa il segno della Croce diverse volte. Ivanka chiede alla "Gospa" perché è venuta e riceve la risposta: "Perché ci sono molti credenti, che dovrebbero stare uniti." La gente e il mondo intero dovrebbero riconciliarsi.
Alla richiesta interiore di Vicka di dare un segno, la "Gospa" risponde: "Tornate domani", nel luogo in cui era apparsa prima. Mirjana chiede del suo nonno defunto e
riceve la risposta: Sta bene. Dovrebbe andare a trovarlo al cimitero. Secondo Ivan la
"Gospa" dice, davanti alla folla: "Voi che siete riuniti qui intorno a me, siete i miglioricredenti“.
Vicka spruzza l'acqua benedetta (fatta con sale benedetto, aggiunto ad acqua non benedetta), per verificare se possa essere il diavolo che sta apparendo. Jakov riferisce che all'istante tre delle ragazze veggenti (Ivanka, Marija, Vicka) svengono, a differenza di lui e Mirjana. Nel 1983 (o 1984) Vicka, nella sua intervista con p. Bubalo, afferma che la "Gospa" sorrise. Questo dettaglio, che può eventualmente derivare dalla descrizione delle apparizioni mariane a Lourdes, secondo cui si dice che la Madre di Dio abbia sorriso mentre era spruzzata di acqua benedetta, non è presente nelle interviste registrate.
Passato lo svenimento (ripetuto), i veggenti pregano sette Padre nostro, sette Ave Maria e sette Gloria, come la nonna di uno di loro aveva raccomandato; e anche il
Credo. Ciò significa che l'iniziativa delle preghiere non è venuta dalla "Gospa", ma è sorta dalla pietà popolare croata.

L’apparizione seguente?

Sabato 27 giugno, ha luogo la quinta "apparizione", o meglio, la quinta, sesta, settima e ottava. Le diverse possibilità di conteggio derivano dal racconto (di Jakov e
Marija), secondo cui "l'apparizione" era scesa tre volte: se n’era andata due volte
perché la gente aveva calpestato il suo velo. Secondo il conteggio di Mirjana, al contrario, non ci furono tre ma quattro "apparizioni" nella stessa sera.

E poi?

La sesta (o nona-decima) “apparizione” si svolge la domenica sera, di nuovo sul Podbrdo. I veggenti chiedono un segno due volte. La prima volta, la "Gospa" sorride e scompare, ma ritorna di nuovo.
Alla ripetuta richiesta di un segno, la figura dice: "Andate nella pace del Signore", prima di scomparire.

Poi segue la settima o undicesima "apparizione"...

La settima o undicesima "apparizione" ha luogo lunedì 29 giugno, il settimo giorno delle apparizioni. La "Gospa" promette la guarigione del ragazzino disabile di tre anni  Daniel Setka, mentre il giorno dopo p. Zovko verifica che la guarigione non si è verificata. Ma ci fu, come detto prima, un miglioramento graduale.
Quando una dottoresssa (Darinka Glamuzina) vuole toccare la "Gospa", lei risponde: "Ci sono sempre Giuda increduli! Venga avanti." La dottoressa in seguito ha dato 
testimonianze contrastanti sul fatto di aver toccato o meno la "Gospa"; secondo Ivanka, lei ha potuto toccare la "Madre di Dio". Fr. Zovko interviene per dire che Giuda non era incredulo, ma piuttosto lo era Tommaso; i veggenti, tuttavia, insistono sul fatto che la parola fosse "Giuda", come la registrazione su nastro dell’ “apparizione” stessa conferma.
Quando Vicka chiede alla "Gospa" perché è venuta proprio lì, non ottiene risposta. Alla domanda di Ivanka circa quanto a lungo sarebbero durate le apparizioni, la "Gospa" risponde: "Quanto volete voi."
Risponde sì alla domanda se sarebbe venuta anche il giorno successivo (quindi il 30 giugno, nelle vicinanze di Cerno). Se qualcuno dovesse giudicare genuine solo le "apparizioni" che c’erano state fino ad allora sulla collina, si pone la domanda: perché questo non si applica all’"apparizione" in un altro posto, annunciata il 29 giugno?

Cosa succede il settimo giorno delle apparizioni?

L'ottava o dodicesima "apparizione" del settimo giorno delle "apparizioni" è la prima ad aver luogo lontano dal Podbrdo, precisamente nelle vicinanze di Cerno. Accompagnati da due giovani donne, i veggenti (con l'eccezione di Ivan) intraprendono un viaggio in macchina, per "provare" - così si dice nell’intervista registrata su nastro -  se la "Gospa" apparirà anche in un altro posto. Nel corso di quest’"apparizione" Mirjana chiede per quanto tempo la "Gospa" rimarrà con i veggenti, e riceve la risposta: "Altri tre giorni", cioè fino a venerdì 3 luglio.
Fr. Zovko vorrebbe che la "Gospa" accettasse di apparire non sulla collina ma nella chiesa. La relativa domanda dei veggenti sembra non piacere alla "Gospa": "Apparentemente non le ha fatto piacere. Ma alla fine ha detto che non era arrabbiata."
Mezz'ora dopo, p. Zovko sta già intervistando i veggenti nella canonica di Medjugorje. Le donne che accompagnavano i veggenti non videro nulla, ma confermarono le parole pronunciate a voce alta dai veggenti durante l'apparizione, in riferimento alla fine delle "apparizioni".
Le interviste registrate terminano il 30 giugno. Altre fonti forniscono informazioni sui primi tre giorni di luglio, in particolare le interviste di p. Bubalo con Vicka (1983-84, pubblicate nel 1985).
In base a queste fonti, il 1° luglio ci fu una "apparizione" in un'auto, il 2 e 3 luglio invece in canonica (quindi, in complesso, circa 12-16 "apparizioni" durante i primi dieci giorni). Il 3 luglio i veggenti dichiararono davanti a molti testimoni che le "apparizioni" della "Gospa" erano finite.

Il Vaticano vuole mettere da parte la questione dell'autenticità delle "apparizioni" e concentrarsi su "buoni frutti". È legittimo?

Spero che il Vaticano non trascuri la questione dell'autenticità in futuro. Mettere la  pratica prima della teoria è discutibile in ogni caso. E’ stato nominato un visitatore apostolico per Medjugorje senza prima prendere posizione sulla questione dell'autenticità. Il fenomeno dovrebbe prima essere chiarito nei suoi vari aspetti, e solo allora si potrebbero trarre conclusioni pratiche per la cura pastorale. Ovunque le persone decidano di pregare, ci sono buoni frutti. Ma ci sono anche cattivi frutti che sono inseparabilmente connessi alle "apparizioni".

Quali sono i cattivi frutti?

La disobbedienza fomentata dalla "Gospa" contro la legittima autorità ecclesiastica (in particolare in relazione a prominenti francescani), il collegamento di Medjugorje con centinaia di presunti "veggenti" ed evidenti casi di  pseudo misticismo, una sorta di dipendenza dalle "apparizioni" "quotidiane", i legami con interessi economici e l’abbandono di autentici siti di apparizioni riconosciute dalla Chiesa.

Ci sono cose nei messaggi di Gospa che contraddicono la fede?

La raccolta e il filtraggio dei "messaggi" costituisce un problema a sé stante. Nella "Cronaca delle Apparizioni", prodotta nella canonica di Medjugorje, c'è una serie di errori dottrinali.

Per esempio?

Il 16 settembre 1981, ad esempio, si può leggere che i veggenti non avevano bisogno di pregare per se stessi, ma solo per gli altri. Questa affermazione richiama le erronee dottrine pelagiane condannate dalla Chiesa, secondo le quali non era necessario pregare il Padre Nostro per sé stessi, con l’invocazione "Rimetti a noi i nostri debiti", ma solo per i peccati degli altri[10].
Sotto la data del 6 maggio 1982, secondo il messaggio della "Gospa", si legge che i santi sono in paradiso con anima e corpo. Questo contraddice la dottrina che lega la risurrezione del corpo alla seconda venuta di Cristo (si veda, ad esempio, il Catechismo della Chiesa Cattolica, 1001).
Il 1 ottobre 1981, si nota che la "Gospa" diceva quanto segue: "Tutte
le religioni sono uguali davanti a Dio…". Si può confrontare questo, al contrario, con la dichiarazione "Dominus Jesus" della Congregazione per la Dottrina della Fede, dell'anno 2000.

I devoti di Medjugorje dicono che la "Gospa" non può dire nulla di nuovo, ma solo ricordare ciò che è vecchio, come una paziente mamma.

Il conteggio di oltre 40.000 "apparizioni" con circa 1000 "messaggi" è in verbosa contrapposizione alle autentiche apparizioni mariane riconosciute dalla Chiesa, per esempio quattro a Guadalupe (1531), tre a Rue du Bac (Parigi, 1830), una a La Salette (1849), 18 a Lourdes (1858), tre a Champion (Wisconsin, USA, 1859) e sei a Fatima (1917).
I devoti di Medjugorje citano spesso come controesempio le apparizioni di Le Laus (Francia), che sarebbero  durate 54 anni. Ma non ci sono state apparizioni quotidiane di Maria nel corso dei 54 anni lì, ma piuttosto - tranne che per singole esperienze mistiche - un ciclo di apparizioni di quattro mesi (da maggio ad agosto 1664), con una conclusione il 29 settembre dello stesso anno.

Il medico Christian Stelzer di Vienna l’ha accusata nel Tagespost (10 agosto) di
riecheggiare semplicemente gli argomenti del vescovo Peric di Mostar.

Mons. Peric è certamente un testimone importante, con una conoscenza approfondita del fenomeno. Il mio studio su Medjugorje non è, tuttavia, limitato alle osservazioni dell’attuale vescovo. E anche se così fosse, non è importante chi presenta una argomentazione, ma piuttosto dovrebbe essere messa alla prova la verità in essa contenuta. Due più due fa quattro, indipendentemente dal fatto che lo affermi un bambino di dieci anni o un professore di matematica.

Stelzer dice che l'affermazione che la Madre di Dio sia nata il 5 agosto 16 a.C.  non viene dai veggenti di Medjugorje.

Secondo Stelzer la "Gospa" ha fatto riferimento solo al 5 agosto come suo compleanno, senza fare riferimenti all'anno 1984 come suo duemillesimo compleanno, da cui discenderebbe che sia nata nell’anno 16 a.C., così che
Maria avrebbe avuto 9 o 10 anni quando nacque Gesù (intorno all'anno 7 a.C.).
Ma la "Cronaca delle Apparizioni" lo dice espressamente più volte. Questo fatto, già noto agli studiosi, è stato ricordato in un articolo pubblicato dalla diocesi di Mostar
il 2 agosto 2018.
Il 28 maggio 1984, p. Vlasic scrive nella Cronaca: "Oggi ho visitato il p. vescovo Pavao Žanić. Gli ho portato l'ultima parte del Diario di Jelena e di Marijana Vasilj. Gli ho portato anche il messaggio della Gospa dato a Jelena per lui, per il S. Padre e per il pubblico cristiano, in base al quale il 2000° compleanno della Madonna è il 5.08.1984." Sotto le date 14 giugno, 27, 29 e 30 luglio 1984 si torna a fare riferimento al 2000° compleanno nel 1984.[11]

Ci sono state anche cattive condotte morali legate alle "apparizioni".

La cattiva condotta morale dovrebbe essere qui menzionata qui solo quando si trova in relazione con le presunte "apparizioni". Ciò riguarda anche la disobbedienza nei confronti dell'autorità legittima della Chiesa e mancanze contro l'ottavo e il sesto comandamento ("Non dire falsa testimonianza ","Non commettere adulterio"). C'è un’ampia casistica qui, ma mi limiterei a tre padri francescani strettamente legati a Medjugorje: Jozo Zovko, Slavko Barbaric e Tomislav Vlasic.

Che problemi ci sono con p. Jozo Zovko?

All'inizio delle apparizioni, p. Zovko era il parroco di Medjugorje. "Invitando" la "Gospa" a "apparire" nella chiesa parrocchiale, si è assunto il compito di attribuire al
fenomeno un riconoscimento quasi ufficiale, che spetta solo al vescovo. Lo stesso Zovko afferma di avere avuto una "apparizione" della "Madre di Dio" il 1° e il 19 luglio  1981. Fu incarcerato dai comunisti per aver paragonato i 40 anni di potere comunista in Jugoslavia ai 40 anni della cattività babilonese.
Durante la sua permanenza in carcere, egli stesso "apparve" ai "veggenti" più volte insieme alla "Gospa", che, secondo la "Cronaca delle Apparizioni",  il 21 ottobre
1981 dice di lui: "È un santo; Ve l'ho già detto." Appare come un "santo" anche nei
commenti dei lettori a uno degli articoli su kath.net il 10 agosto 2018.

Qual è lo status ecclesiastico di Zovko?

A questo "santo" sono state ripetutamente comminate sanzioni da parte della Chiesa a causa delle sue attività a Medjugorje e per le controverse pratiche "carismatiche" iniziate prima delle “apparizioni”. Al momento non gli è permesso di vivere in Bosnia-Erzegovina o di parlare pubblicamente delle presunte "apparizioni".
La testimonianza del belga Mark Waterinckx, che ha fatto numerosi pellegrinaggi a
Medjugorje dal 1984, è di dominio pubblico. Nell'estate del 1989 ha scoperto il caso di una pellegrina americana molestata sessualmente ed è venuto a sapere di altri casi simili.
In connessione con altre esperienze negative, questo lo ha spinto a prendere le distanze dalle "apparizioni" di Medjugorje. Waterinckx ha reso pubbliche una parte delle sue esperienze in relazione a tutto ciò.[12]

Il secondo francescano è p. Tomislav Vlasic.

Esattamente. P. Tomislav Vlasic, OFM (nato nel 1942) visitò i veggenti già il 29 giugno 1981. Ha lavorato come vicario parrocchiale a Medjugorje dal 1982 al 1984 e si è definito come il "direttore spirituale" dei veggenti, assegnato dalla "Gospa". Vlasic ha continuato ad avere a che fare con Medjugorje dopo la sua rimozione dalla parrocchia. La comunità "Kraljice mira", tuttora collegata a lui, ha una presenza imponente lì, con un grande edificio di quattro piani e un anfiteatro per raduni. Prima di arrivare a Medjugorje, Vlasic aveva vissuto in una Comunità francescana mista (1976) e avevo messo incinta una suora, che è poi stata mandata via con il  bambino in Germania. Ci fu un tentativo nell'Ordine di negare la sua paternità e di attribuirla a
un ex francescano emigrato negli Stati Uniti.
Vlasic fu oggetto di una "profezia" da parte di due figure ben note nel "Movimento carismatico", durante un incontro del maggio 1981 a Roma. Una suora irlandese "carismatica" lo vide su un sedile circondato da una grande folla, e da lì scorrevano corsi d'acqua viva. Un altro "profeta" disse: "Non temere, ti manderò mia madre".
Durante la sua presenza a Medjugorje, Vlasic si è occupato della compilazione della "Cronaca delle Apparizioni", che sarebbe stata consegnato al vescovo in seguito, dopo che i testi erano stati emendati. Nonostante questo, molti "problemi" nei "messaggi"  rimasero visibili. Ad esempio, Vlasic ha registrato le parole della "Gospa" che ha collocato il suo 2000° compleanno il 5 agosto 1984. Il 28 febbraio 1982, nel “Terzo diario” della veggente Vicka ci sono queste parole di lode dalla "Gospa" ai veggenti : "Potete ringraziare Tomislav; vi guida così bene." Vlasic non ha creato il fenomeno di Medjugorje, ma lo ha incanalato.

Cosa è successo a p. Vlasic?

I rapporti con la corrente principale del movimento di Medjugorje si sono interrotti quando Vlasic fondò una comunità francescana mista nel 1988 e fece in modo che la veggente Marija Pavlovic scrivesse un messaggio dalla "Gospa" a sostegno della nuova fondazione. L'11 luglio 1988 Marija fece una dichiarazione ufficiale affermando di avere scritto quel messaggio su pressione di Vlasic. Vlasic quindi iniziò un "matrimonio mistico" con una veggente tedesca, che lo lasciò
dopo alcuni anni. Attualmente è strettamente connesso con dei messaggi ufologici con un evidente sfondo spiritistico della veggente Stefania Caterina. In questi messaggi, Medjugorje viene legata a una fantasiosa storia del mondo e alla preparazione di una futura visita dallo spazio da parte degli alieni. Papa Francesco viene invitato ad annunciare la Buona Novella della presenza di altri fratelli nell’universo.
I  problemi di Vlasic sono la connessione con pseudocarismi e una condotta morale quanto meno ambigua. Il vescovo Zanic, nel 1984, lo definì un "mistificatore e mago carismatico". Il 28 gennaio 2008 la Congregazione per la Dottrina della Fede gli ha inflitto sanzioni disciplinari per dubbio misticismo e trasgressioni contro il sesto
comandamento. L'ordine francescano lo ha dimesso nel 2009.
A sentire il dott. Stelzer, questo caso non ha "niente a che fare con Medjugorje".

E c'era anche p. Slavko Barbaric?

Sì, p. Slavko Barbaric, OFM ha lavorato a Medjugorje per molti anni, dal 1984 fino alla sua morte nell'anno 2000. Come successore di p. Vlasic ha svolto la funzione di direttore spirituale dei veggenti. Quando si è opposto alla direttiva del vescovo che chiedeva che le "apparizioni" non avvenissero più in chiesa, è stato rimosso. La "Gospa" ha parlato contro questa direttiva il 3 febbraio 1985, dicendo: "Desidero che Slavko resti qui per occuparsi di tutti i dettagli e le trascrizioni, in modo da avere un'immagine chiara di tutto alla fine della mia visita." E’ difficilmente credibile che la "Madre di Dio" sostenga la disobbedienza canonica ad un ordine giustificato del vescovo. Inoltre il "messaggio" affermava che Barbaric sarebbe stato ancora vivo  alla fine delle "apparizioni". Ma Barbaric è morto e le "apparizioni" sono ancora in corso.
Dopo la sua rimozione, Barbaric ha lavorato a Medjugorje nonostante il divieto del vescovo (l'ho incontrato lì nell'ottobre del 1985). Ha supervisionato la pubblicazione dei "messaggi mensili” della veggente Marija, e sotto la sua direzione si sono evidenziati meno problemi teologici nei messaggi dei veggenti, rispetto alla direzione di Vlasic. Nel 2000, firmò una dichiarazione secondo cui avrebbe lasciato Medjugorje, ma è rimasto lì. Quindi il vescovo (di nuovo) gli revocò la facoltà
di ascoltare le confessioni. P. Barbaric morì in questa situazione irregolare il 24 novembre 2000. La "Gospa" annunciò la beatificazione del francescano ribelle  proprio quel giorno: "Gioisco con voi e desidero dirvi che nostro fratello Slavko è nato al Cielo e che intercede per voi."

I devoti di Medjugorje fanno riferimento alle indagini mediche sui veggenti che farebbero pensare a dei fenomeni straordinari. Le ha esaminate?

Sì. Ci sono diversi studi che affermano di aver stabilito che le "estasi" non hanno una spiegazione naturale, e quindi concludono che le "apparizioni" hanno un'origine soprannaturale. Anche se questi studi fossero convincenti, una tale osservazione non direbbe nulla su una possibile origine soprannaturale. Il diavolo può anche produrre fenomeni che hanno effetti sulle capacità naturali degli esseri umani.
In ogni caso, sembra che durante i primi giorni delle "apparizioni" non ci fossero reali estasi da certificare. I veggenti rimasero in contatto con l'ambiente circostante, ricevevano domande dai presenti e riferivano loro le risposte della "Gospa". I veggenti vedevano e sentivano cose che i presenti non percepivano, ma loro stessi parlavano a voce alta. Solo più tardi hanno operato questo cambiamento, come sembra, attraverso un processo di apprendimento.

È diverso, ad esempio, da Santa Bernadette di Lourdes?

S. Bernadette non ha sentito la fiamma di una candela durante un'apparizione della Madre di Dio, perché era in una vera estasi. Al contrario, con i veggenti di Medjugorje, troviamo piuttosto un’esperienza di trance o estasi incompleta. Un devoto di Medjugorje, Jean-Louis Martin, si sentì crollare il mondo addosso il 14 gennaio 1985, durante una presunta estasi completa dei veggenti,  quando lui
mosse le sue dita aperte verso gli occhi di Vicka e la veggente sobbalzò e si spostò all'indietro. Dopo se ne uscì dicendo che voleva afferrare il bambino Gesù, che la Madre di Dio aveva lasciato cadere. Questa spiegazione non fu convincente per Martin, che aveva voluto testare l'estasi: "Perché, allora, ti sei mossa indietro e non avanti?"

Come spiega l'origine del fenomeno di Medjugorje?

Ci sono varie ipotesi esplicative. Sulla base di ciò che è stato detto, un’origine  soprannaturale è esclusa. Una spiegazione psicologica o parapsicologica non è sufficiente, soprattutto per spiegare l'inizio del fenomeno. Non si tratta di "allucinazioni collettive", di cui il vescovo Zanic parlava nei primi anni. Le allucinazioni sono sempre individuali. Secondo me, le prime "apparizioni" (e probabilmente una buona parte dei fenomeni successivi) sono di origine "preternaturale" (cioè fuori dalla natura), cioè derivano da spiriti cattivi i cui frutti si evidenziano nella disobbedienza, nelle menzogne e in altre mancanze morali. C'è
anche un influsso umano, compresi i rapporti d’affari della camorra napoletana, di cui ha parlato il visitatore papale arcivescovo Hoser.

In che modo si è arrivati a questo punto?

I sacerdoti attivi nella parrocchia avrebbero dovuto esercitare il controllo, per fare un discernimento dello spirito per i veggenti. I padri Zovko e Vlasic in particolare non sono stati in grado di farlo, e hanno lasciato campo libero ad una valanga pseudocarismatica, che ha portato a un grande caos nel mondo della Chiesa.
Non svelare questi fatti negativi è peggio del silenzio dei vescovi sulle cattive condotte sessuali in Cile.
La scelta "pastorale" di promuovere i pellegrinaggi a Medjugorje senza chiarire prima il problema dell'autenticità  significa giocare col fuoco, e può avere effetti incontrollabili, non da ultimo per il successore di San Pietro. Dovremmo pregare per Papa Francesco, affinché riconosca il dovere di chiarire e discernere secondo il principio che egli custodisce: "vedi, giudica, agisci". In primo luogo, vedere e giudicare, poi agire.







[1]        Testo originale in tedesco: https://gloria.tv/article/Nrhajf2qbFiu1aMNSUVzWeA1V.
[5]        Ivo Sivric, La face cachée de Medjugorje, Saint François du Lac (Quebec), 1988. The Hidden Side of Medjugorje, Saint François du Lac (Quebec), 1988 (si veda en.louisbelanger.com).
[6]        Aux sources de Medjugorje, Montréal, 1998.
[7]        Medjugorje. The First Days, Medjugorje, 2013.
[8]        Svetozar Kraljevic, The Apparitions of Our Lady at Medjugorje, Chicago, 1984, 181-185.
[9]   Comprendere Medjugorje, Cantagalli - Eupress-FTL, Siena - Lugano 2017
[10]      Sinodo di Cartagine, 418, canone 7: DH 229.
[12]      “The ‘Saint‘ Jozo Zovko and his Many Sex Affairs”, 2004: http://www.unitypublishing.com/ZovkoSex.htm; si veda anche E.M. Jones, The Medjugorje Deception, South Bend, 1998, 164-165.

domenica 5 agosto 2018

Una pastorale di Medjugorje? Osservazioni critiche di Manfred Hauke

Il 2 agosto 2018 il settimanale cattolico tedesco Die Tagespost ha pubblicato un’intervista a cura di Regina Einig al teologo Manfred Hauke (vedi qui l'originale tedesco e qui un riassunto comparso sul sito). Il professor Hauke, che è presidente della Deutsche Arbeitsgemeinschaft für Mariologie, riprende efficacemente lo status quaestionis della vicenda delle “apparizioni” di Medjugorje sostenendo, in controtendenza rispetto al senso dei recenti provvedimenti vaticani, che risposte pastorali potranno essere opportunamente date soltanto una volta che si sia chiarita a fondo la questione dell’autenticità del fenomeno. Riportiamo qui di seguito nella nostra traduzione il testo dell’intervista che si aggiunge ad altri testi messi a disposizione del pubblico da Vigiliae Alexandrinae (vedi qui, qui e qui).

Professor Hauke, l’Arcivescovo Hoser, nuovo Visitatore Apostolico, ha recentemente affermato che i pellegrinaggi nella località della Bosnia-Erzegovina Medjugorje sono conformi alle direttive del Concilio Vaticano II. Che cosa desume da questa dichiarazione? Come deve essere inquadrata?

Il 22 luglio, in occasione della sua prima predica in qualità di Visitatore Apostolico, l’Arcivescovo Hoser ha sostenuto che la venerazione di Maria praticata nella parrocchia porrebbe al centro Cristo e corrisponderebbe pertanto all’insegnamento del Concilio Vaticano II. Tuttavia, non è compito dell’inviato papale esprimersi sull’autenticità delle asserite apparizioni mariane. Nell’intervista rilasciata il 18 agosto 2018 egli stesso aveva affermato che, non essendo suo compito, non si sarebbe occupato del contenuto delle „apparizioni“. Questa distinzione tra verità dei messaggi e cura delle anime non è soddisfacente: in primo luogo deve essere posta la questione dell’autenticità, e solo allora può seguire la risposta pastorale (inclusa l’attenzione dovuta alle persone che visitano Medjugorje).

Perché deve essere posta per prima la questione dell'autenticità?

Secondo il Concilio devono essere favorite le forme di venerazione mariana „raccomandate dal Magistero della Chiesa“ (Lumen Gentium, 67). Senza dubbio non corrisponde a questo parametro celebrare nuovamente, il prossimo 5 agosto, un Festival della Gioventù che si richiama al messaggio secondo cui la Madre di Dio avrebbe festeggiato il 5 agosto 1984 il suo duemillesimo compleanno (se fosse nata nell’anno 16 a. C., ciò significherebbe che ella, nell’anno storico della nascita di Gesù, dunque nel 7 a. C., aveva nove anni). Questo assurdo messaggio era stato diffuso dal P. Tomislav Vlasic o.f.m., ridotto allo stato laicale nel 2009, che, tra l’altro, fu accusato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede di dubbio misticismo e di comportamenti contro il Sesto Comandamento. Che l’autentica Madre di Dio possa suggerire in questo modo di modificare la data liturgica della Festa della sua Nascita (8 settembre) e di conseguenza di spostare anche la Festa dell’Immacolata Concezione (8 dicembre), è ridicolo. D’altro canto il Concilio Vaticano II sottolinea molto chiaramente la responsabilità del Vescovo per la propria Diocesi e l’obbedienza che gli è dovuta da parte dei fedeli (Lumen Gentium, Cap. III). L’Ordinario del luogo, al contrario, denuncia lo stabilimento di sedi di comunità religiose a Medjugorje senza la sua autorizzazione scritta.

Da più di trent’anni affluiscono uomini e donne a Medjugorje. L’Arcivescovo Hoser indica come Leitmotiv per i fedeli la ricerca di Cristo. É un modo per eludere la questione dell’autenticità delle apparizioni? A chi serve ancora la pubblicazione dei risultati delle indagini della Commissione, se la Chiesa di fatto dà il nulla osta all’organizzazione di pellegrinaggi?

L’attuale modo di affrontare il problema dovrebbe essere rivisto completamente: innanzitutto la Santa Sede dovrebbe pubblicare un comunicato che – fondato su fatti storici e chiarimenti teologici – dovrebbe esprimersi sul fenomeno delle pretese apparizioni; a ciò competente dovrebbe essere la Congregazione per la Dottrina della Fede. Soltanto in seguito bisognerebbe regolare le questioni pastorali che probabilmente, dopo la rivelazione dei fatti e degli scandali soggiacenti al fenomeno, si risolverebbero più facilmente.

Conformemente alla volontà del Papa, i visitatore deve garantire stabilità e direzione ai pellegrini e a coloro che si prendono cura delle loro anime. Perché sorge questa necessità se la pratica religiosa, per quanto riguarda la preghiera e l’amministrazione dei sacramenti, è sostanzialmente più intensa che nelle altre parrocchie?

Forse la necessità di una direzione riguarda il problema, menzionato nell’agosto del 2017 dallo stesso Arcivescovo Hoser, di cinque parrocchie francescane in Bosnia. La disobbedienza dei francescani verso il Vescovo può in realtà fare appello alla „Gospa“ che, secondo le dichiarazioni dei veggenti, si oppose più volte al trasferimento di due cappellani francescani e, a tal riguardo, criticò il Vescovo.

Il Vescovo di Mostar-Duvno Ratko Peric ritiene le apparizioni del tutto prive di credibilità, comprese quelle del giugno del 1981 che nel 2015 furono giudicate positivamente da una Commissione vaticana. Come valuta questo giudizio? Che cosa depone a favore e che cosa contro il Vescovo di Mostar?

Il Vescovo Peric conosce sin dall’inizio gli avvenimenti legati alle „apparizioni“ fin nei molteplici dettagli che non sono noti al pubblico. In seguito a una conferenza stampa non smentita dal Vaticano, durante la quale si è sostenuto che la Commissione Ruini avrebbe giudicato autentiche le prime sette apparizioni dei primi dieci giorni, il Vescovo ha reso nota al pubblico una propria indagine (2017). Il risultato corrisponde all’approfondita indagine che fu svolta in più studi scientifici sulla base delle conversazioni condotte e registrate in nastri magnetici dai francescani dal 27 al 30 giugno 1981. Evidentemente la Commissione Ruini non ha in alcun modo studiato queste conversazioni che a quel momento erano disponibili soltanto in traduzioni inglesi e francesi. Già la selezione delle prime „sette apparizioni“ dei primi „dieci“ giorni di cui un commissario ha parlato, contraddice i fatti storici. A seconda della narrazione dei fatti, ci furono nei primi dieci giorni 17-18 „apparizioni“ accompagnate da circostanze estremamente strane. L’oblivione di questi fatti a tutto favore dell’industria dei pellegrinaggi non è meno grave del silenzio che copre gli scandali d’ordine morale legati alle „apparizioni“. Questi fatti scandalosi sono in tutto simili agli abusi avvenuti in Cile: qui la Santa Sede è intervenuta soltanto quando la verità non poteva più essere nascosta dal momento che la stampa laica mostrava interesse a livello mondiale. Per impedire che accada qualcosa di analogo nel caso di Medjugorje è necessario il coraggio di portare alla luce molti fatti scomodi per la Chiesa.

Le apparizioni del giugno 1981 sono state riconosciute formalmente con il parere della Commissione appena menzionato?

La Commissione Ruini ha presentato la sua relazione su richiesta della Congregazione per la Dottrina della Fede, competente per il caso, che, secondo l’intervista del Papa del 13 maggio 2017, ha chiesto ulteriori perizie e non condivide il parere della Commissione. Com’è noto, lo stesso Papa Francesco, di ritorno da Fatima, ha espresso il proprio giudizio personale molto negativo a proposito delle „apprizioni mariane“ di Medjugorje, pur sottraendo allo stesso tempo il dossier alla Congregazione della Fede. Sembra che così si è scelta una soluzione „pastorale“ colma di profonde contraddizioni, a discapito del reperimento della verità. Siffatto modo di procede danneggia enormemente la credibilità della Chiesa e le apparizioni di Maria indubbiamente autentiche (Guadalupe, Lourdes, Fatima...).

venerdì 13 aprile 2018

Culto e religione. Una questione di giustizia. VI Giornata della Buona Stampa a Linarolo

Anche quest'anno, il primo di Maggio, si svolgerà la Giornata della Buona Stampa presso la Parrocchia di Sant'Antonio Abate a Linarolo nell'antica e suggestiva campagna pavese.

Come consuetudine il Programma di questo prezioso evento dell'ortodossia cattolica comprende un momento di formazione teologica e culturale e uno spazio conviviale durante il quale sempre si trova l'occasione di rivedere vecchi amici e di conoscere nuovi sodali nella comune difesa del Cattolicesimo in un tempo di eresie e di palesi attacchi al Credo.

Durante questa sesta edizione della Giornata della Buona Stampa interverranno don Marino Neri, che, tra l'altro, in più occasioni, è stato collaboratore di Vigiliae Alexandrinae (vedi in particolare qui e qui), il filosofo del diritto Giovanni Turco, autore di importanti opere sulla giustizia dell'ordine politico e di critica del positivismo giuridico, e p. Vincenzo Nuara o. p. la cui opera presso la Commissione Ecclesia Dei a favore della corretta applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI è nota e meritoria.

La Giornata si concluderà con la celebrazione della Santa Messa nel Rito Antico alle ore 17. Come ogni anno sarà allestito un vasto stand librario.

Per ulteriori dettagli si riporta qui di seguito il volantino dell'evento:

domenica 11 marzo 2018

"Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso?" di Donal Foley. Presentazione a Roma

Il libro dello scrittore inglese Donal Anthony Foley, Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso? uscito alla fine del 2017 per Cantagalli è, al giudizio di molti, il testo più aggiornato sul fenomeno di Medjugorje la cui costante problematicità interpella ormai da decenni la Chiesa e le sue Autorità. Foley percorre infatti, con straordinaria pertinacia, serietà e senso della fede cattolica, le possibili direzioni, teologica, storica, scientifico-positiva, in cui l'indagine può essere spinta. Le conclusioni cui si perviene sono preoccupanti e meritano attenta considerazione.

Del libro parleranno a Roma, mercoledì 14 marzo 2018 alle ore 18.30 presso la sala conferenze della Fondazione Lepanto in Piazza Santa Balbina 8, alla presenza dell’Autore Donal Foley, il Prof. Manfred Hauke, Professore di Dogmatica presso la Facoltà di Teologia di Lugano, e il Dott. Andrea Sandri, dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, al quale si deve la traduzione italiana del volume. Introdurrà il Professor Roberto de Mattei.

L’Anticristo. Aspetti biblici e sistematici. Un saggio di Manfred Hauke

Durante la presentazione de L’Anticristo di Reinhard Raffalt (xy.it, Arona 2017. Vedi qui), tenutasi il 16 febbraio a Seregno per iniziativa del Circolo Culturale J.H. Newman, il teologo Prof. Dr. don Manfred Hauke della Facoltà Teologica di Lugano ha tenuto una relazione introduttiva sugli “aspetti biblici e sistematici” dell’Anticristo. Poiché si è trattato di un intervento del tutto istruttivo e sapientemente orientato alle fonti della rivelazione cristiana ne pubblichiamo volentieri qui di seguito il testo con l’autorizzazione del Professor Hauke che ringraziami. Rinviamo inoltre, su indicazione dell’Autore e per completezza bibliografica, a M. HAUKE, Die biblische Lehre vom Antichrist in ihrer Bedeutung für eine christliche Theologie der Geschichte, in R. DÖRNER (ed.), „In den letzten Tagen werden schlimme Zeiten hereinbrechen“ (nach 2 Tim 3,1). Der Antichrist und die Welt von heute, Norderstedt 2008, 29-59. Seguirà prossimamente il testo della relazione del Dr. p. Serafino Lanzetta su Il contributo di Reinhard Raffalt alla comprensione della figura dell'Anticristo.

***
Il tema dell’Anticristo, a cui si dedica il libretto di Reinhard Raffalt tradotto dal dottor Andrea Sandri, non è molto “gettonato” nella teologia e catechesi contemporanea. Perciò ci vuole almeno qualche cenno ai dati biblici e sistematici. Siccome gli aspetti biblici sono poco noti, darò più spazio al fondamento scritturisti.
La parola greca antíchristos si trova per la prima volta nelle lettere di Giovanni. La preposizione antí indica un contrasto, ma nel contesto concreto anche una sostituzione: “al posto di”. L’anticristo significa quindi una figura che si mette al posto di Cristo come suo nemico.

La testimonianza giovannea

La parola “anticristo” compare nella Bibbia soltanto nella Prima e Seconda Lettera di Giovanni. Al centro della teologia giovannea si trova la fede nel Verbo divino fattosi “carne” (Gv 1,14). Egli è il “vero Dio e la vita eterna” (1Gv 5,20). L’anticristo nega l’Incarnazione, come risulta dai brani giovannei:

«Figlioli, è giunta l'ultima ora. Come avete sentito dire che l'anticristo deve venire, di fatto molti anticristi sono già venuti. Da questo conosciamo che è l'ultima ora. Sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; sono usciti perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri. Ora voi avete ricevuto l'unzione dal Santo, e tutti avete la conoscenza. Non vi ho scritto perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità. Chi è il bugiardo se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L'anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio» (1Gv 2,18-22).
«Carissimi, non prestate fede ad ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono venuti nel mondo. In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell'anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo» (1Gv 4,1-3).

«Sono apparsi infatti nel mondo molti seduttori, che non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l'anticristo!» (2 Gv 7).
Giovanni parla dell’anticristo che verrà, ma anche dello “spirito dell’anticristo” già presente nel mondo. Esso si manifesta nei tanti “anticristi” e falsi profeti la cui seduzione ha fatto cadere molti cristiani. Lo spirito dell’anticristo rifiuta Padre e Figlio (quindi la vera fede in Dio) e contemporaneamente il mistero dell’Incarnazione.
L’apostolo si riferisce alla tradizione precedente: «Avete sentito dire che l'anticristo deve venire» (1Gv 2,18). L’apparizione finale di un “anticristo” faceva quindi parte della catechesi cristiana fin dall’inizio. Si noti il particolare filologico che il sostantivo “anticristo”, nel testo originale greco, è usato senza articolo. Quindi non si tratta di un termine generico universale, bensì di un nome proprio. Giovanni parla anche di molti “anticristi”, ma quest’estensione del nome proprio a molte persone non va intesa in contrasto con l’attesa dell’anticristo in futuro. L’ultimo grande oppositore del Signore deve ancora venire.
Diversi Padri della Chiesa, tra cui Ireneo e Girolamo (1) , trovano un riferimento all’anticristo già nelle parole di Cristo stesso nel vangelo di Giovanni: «Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste» (Gv 5,43). Cirillo di Gerusalemme osserva: «Gli ebrei … rifiutano colui che è apparso; essi aspettano colui che verrà per la loro sventura. Essi rifiutarono il vero Cristo, ma essi, ingannati, accolgono l’inganno» (2).

L'Apocalisse di Giovanni

Nell’Apocalisse di Giovanni (insieme alla Seconda lettera ai Tessalonicesi) si trovano i testi più significativi per il pensiero sull’anticristo. Si tratta comunque dei testi più difficili. Per capire il linguaggio apocalittico del veggente, bisogna tenere conto soprattutto di tre punti:

(1) L’Apocalisse si rivolge ai cristiani perseguitati alla fine del I secolo, durante il regno dell’imperatore romano Domiziano (3). Nei testi troviamo degli accenni a questa situazione storica; alcune allusioni non sono comprensibili per epoche seguenti oppure possono essere esplorate soltanto ipoteticamente.
(2) Il linguaggio del veggente non va confuso con un protocollo storico, ma offre molte affermazioni in una veste simbolica. Il linguaggio simbolico accoglie qui vari elementi già presenti nei testi apocalittici dell’AT, soprattutto nel libro di Daniele. L’“apocalisse” esprime la rivelazione degli eventi escatologici in un linguaggio visionario.
(3) Con immagini visionarie, che si rapportano alla situazione storica di allora, Giovanni narra degli eventi tipici di tutti gli “ultimi tempi” (in cui viviamo), ma che troveranno un culmine finale immediatamente prima della Parusia.

Il brano più importante si trova nel cap. 13, benché non vi compaia l’espressione “anticristo”. Nel capitolo precedente, la visione della donna vestita di sole e del drago descrive le aggressioni del diavolo contro Cristo e contro la Chiesa, presentata con i tratti della Madre di Dio. Il drago dispone di un potere immenso, ma limitato: egli è già vinto “tramite il sangue dell’agnello” (Ap 12,11). Tuttavia, il diavolo sfrutta il tempo a lui lasciato per nuocere ai discepoli di Cristo. Nel cap. 13, Giovanni descrive una visione secondo cui il “drago” dona la sua potenza ad una “bestia” che sale dal mare, “con dieci corna e sette teste” (Ap 13,1-2). Più tardi, il veggente spiega le “sette teste” come riferimento ai sette colli su cui siede la prostituta Babilonia; è un’allusione alla città di Roma con i suoi sette colli (cf. Ap 17,9). La bestia è simile ad una pantera con le zampe di orso e la bocca di leone (Ap 13,2). Questa descrizione assomiglia ad una visione di Daniele secondo cui dal mare salgono quattro grandi bestie: le prime tre sono simili ad un leone, un orso e una pantera (Dn 7,1-6).
In seguito il veggente descrive come la bestia cerca d’“imitare” il mistero pasquale della morte e risurrezione di Cristo: la ferita mortale di una testa viene guarita e perciò gli uomini adorano la bestia, che bestemmia Dio e riesce a sconfiggere i santi (Ap 12,5-8). Qui troviamo varie allusioni al cap. 7 di Daniele, soprattutto il riferimento alla bocca bestemmiatrice, che riguarda l’eloquenza e la presunzione blasfema del re siriaco Antioco IV Epifane. Questo re voleva costringere gli ebrei ad abbandonare la loro religione tradizionale per accogliere invece la cultura “moderna” dell’ellenismo. Il culmine della “globalizzazione” ellenista fu la profanazione del tempio di Gerusalemme nell’anno 167 a.C.: Antioco fece erigere un altare a Zeus sul grande altare degli olocausti. Al posto dell’adorazione dell’unico Dio arriva l’idolatria. Gli ebrei chiamarono questo misfatto l’“abominio della devastazione” (1Mac 1,54; Dn 9,27; 11,31). Daniele descrive l’opera di Antioco in questa maniera: «Forze da lui armate si muoveranno a profanare il santuario della cittadella, aboliranno il sacrificio quotidiano e vi metteranno l'abominio devastante» (Dn 11,31).
La pretesa di un culto divino richiamata dalla “bestia” che sale dal mare ricorda le azioni blasfeme di Antioco e si riferisce storicamente al culto divino preteso dall’imperatore Domiziano. L’anticristo porta con sé una pretesa idolatrica.
Nell’Apocalisse, l’opera della prima “bestia” viene favorita da un altro animale, che sale dalla terra: il profeta menzognero ha l’aspetto di un agnello, ma parla come un drago (cf. Ap 13,11). Il falso profeta porta gli uomini ad adorare la bestia del mare e opera dei prodigi. Egli costringe la gente a ricevere un marchio sulla mano destra e sulla fronte con il numero 666 (oppure, secondo una variante, 616; Ap 13,12-18). Questo numero si spiega con il valore numerico collegato a ogni lettera dell’alfabeto ebraico e greco. Probabilmente si tratta del nome “Cesare Nerone” scritto con lettere ebraiche. Domiziano appare così come un nuovo Nerone (che aveva già perseguitato i cristiani a Roma). Gli annunci apocalittici, comunque, trascendono le allusioni storiche e si aprono al governatore escatologico che sottomette tutti gli abitanti della terra alla sua tirannia. Questo sguardo agli ultimi tempi è evidente quando Giovanni descrive la punizione della “bestia” e del profeta bugiardo, i quali vengono buttati vivi “nello stagno di fuoco, ardente di zolfo” (Ap 19,20).

La Seconda lettera ai Tessalonicesi

Di fronte al linguaggio simbolico apocalittico possiamo porre la domanda: La “bestia del mare”, a cui nelle lettere giovannee corrisponde l’“anticristo”, è soltanto un simbolo di una realtà che attraversa l’intera storia? Oppure si tratta anche dell’allusione ad una figura umana ben concreta in cui, alla fine dei tempi, si raggiungerà il culmine della malizia opposta a Cristo?
Per rispondere non basta il riferimento all’Apocalisse. Qui è importante uno sguardo alla Seconda lettera ai Tessalonicesi, che costituisce la testimonianza neotestamentaria più chiara sull’anticristo.
Nella Prima lettera ai Tessalonicesi, Paolo aveva parlato con insistenza del ritorno del Signore alla fine dei tempi (1Ts 4,17). La seconda lettera, invece, va contro l’affermazione «che il giorno del Signore sia imminente» (2Ts 2,2). Paolo spiega che la Parusia non è imminente e vi saranno prima dei segni riconoscibili: l’apostasia e l’uomo che si contrappone a Dio, ma che alla fine sarà ucciso da Cristo.
«Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti verrà l'apostasia e si rivelerà l'uomo dell'iniquità, il figlio della perdizione, l'avversario, colui che s'innalza sopra ogni essere chiamato e adorato come Dio, fino a insediarsi nel tempio di Dio, pretendendo di essere Dio.
Non ricordate che, quando ancora ero tra voi, io vi dicevo queste cose? E ora voi sapete che cosa lo trattiene perché non si manifesti se non nel suo tempo. Il mistero dell'iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo colui che finora lo trattiene. Allora l'empio sarà rivelato e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà con lo splendore della sua venuta. La venuta dell'empio avverrà nella potenza di Satana, con ogni specie di miracoli e segni e prodigi menzogneri e con tutte le seduzioni dell'iniquità, a danno di quelli che vanno in rovina perché non accolsero l'amore della verità per essere salvati. Dio perciò manda loro una forza di seduzione, perché essi credano alla menzogna e siano condannati tutti quelli che, invece di credere alla verità, si sono compiaciuti nell'iniquità» (2 Ts 2,3-12).
Paolo tratta qui di una persona umana dotata della “potenza di Satana”, senza essere identica al diavolo. Essa non viene chiamata (come in Giovanni) “anticristo”, bensì “uomo dell’iniquità”, “figlio della perdizione” e “avversario”. L’entrata nel tempio ricorda i misfatti di Antioco IV Epifane. La pretesa di onore divino si trova anche per la “bestia” dell’Apocalisse, che parla dei prodigi ingannevoli, collegati, però, al falso profeta. L’avversario è una figura del futuro, ma il «mistero dell’iniquità è già in atto» (2Ts 2,7). Troviamo qui la stessa tensione tra presente e futuro che si presenta anche nelle lettere di Giovanni, che distinguono l’anticristo del futuro dagli “anticristi” del presente.
Un segno dell’anticristo è il suo insediarsi nel tempio di Dio. Si tratta del tempio di Gerusalemme, magari restaurato dall’anticristo per guadagnare gli ebrei? Oppure bisogna pensare piuttosto alla comunità della Chiesa? Se vediamo qui un accenno alla Chiesa, possiamo concludere che lo spirito dell’anticristo entrerà anche nella comunità ecclesiale, nonostante il fatto che le “porte degli inferi” non prevarranno contro la Chiesa edificata sulla roccia di Pietro (cf. Mt 16,18).
C’è anche una discussione sulla causa che “trattiene” l’arrivo dell’anticristo, fattore presentato contemporaneamente come “cosa” e come “persona” (2Ts 2,6-7). La risposta più frequente all’identità del katéchon vede qui l’impero romano, guidato dall’imperatore, che svolge comunque una qualche funzione ordinatrice per frenare il sopravvento del male.
L’“avversario”, in ogni caso, è un uomo aperto alla potenza diabolica. Egli opera con la bugia, sopprime la verità e presenta l’ingiustizia come diritto. Giustino chiama l’anticristo “l’uomo dell’apostasia” (4).

Il discorso escatologico di Gesù e il ricorso al libro di Daniele

Nelle affermazioni della Seconda lettera ai Tessalonicesi compaiono alcuni elementi significativi anche per il discorso escatologico di Gesù. Si notino i rinvii all’apostasia e ad una persona caratterizzata con l’espressione “dell’iniquità” e che si introduce nel “tempio”. Nella versione del discorso escatologico di Marco, la distruzione di Gerusalemme e la fine del mondo vengono presentate quasi in un’unica prospettiva. Gesù parla dei molti falsi profeti che pretendono d’essere il Cristo (cf. Mc 13,6.21-22). Essi «faranno segni e portenti per ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti» (Mc 13,22). È significava l’allusione al libro di Daniele, che descrive la profanazione del tempio con l’espressione “abominio della devastazione” o “desolazione”: «Quando vedrete l’abominio della desolazione stare là dove non conviene, chi legge capisca, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano ai monti …» (Mc 13,14).
Qui si vede un accenno alla distruzione del tempio nel 70 d.C. Gesù avverte i suoi discepoli di non cercare rifugio nella città fortificata di Gerusalemme, bensì di darsi alla fuga. I cristiani fuggirono in tempo da Gerusalemme per andare a Pella, al di là del Giordano (5) . Alcuni interpreti riferiscono l’“abominio della desolazione” al bagno di sangue commesso dagli zeloti durante l’assedio, alla collocazione delle insegne romane (pagane) nel santuario oppure alla distruzione del tempio. Sembra fuori dubbio che ci sia qualche riferimento agli eventi storici di allora. Si noti, tuttavia, che il testo greco mette insieme il sostantivo neutrale “abominio” (tò bdélygma) con un participio (non neutrale, bensì) maschile: in altre parole, l’“abominio” non è una “cosa”, ma una persona: l’anticristo. Come nell’Apocalisse, anche nel discorso escatologico del Signore vengono messi insieme degli elementi storici (intanto già avvenuti), come la distruzione di Gerusalemme, e degli eventi futuri. L’anticristo verrà alla fine dei tempi, ma la forza diabolica del male si manifesta già nella distruzione e profanazione del tempio di Gerusalemme.
Nella versione matteana del discorso escatologico c’è l’affermazione esplicita che l’abominio fu già profetizzato da Daniele (Mt 24,14). Anche qui si vede la trasparenza escatologica di eventi storici. Secondo la visione delle quattro bestie provenienti dal mare, dopo il leone, l’orso e la pantera arriva ancora un quarto animale con dieci corna che distrugge tutto attorno a sé. «Stavo osservando queste corna, quand'ecco spuntare in mezzo a quelle un altro corno più piccolo, davanti al quale tre delle prime corna furono divelte: vidi che quel corno aveva occhi simili a quelli di un uomo e una bocca che proferiva parole arroganti» (Dn 7,8). Il numero delle corna fa riferimento alle lotte politiche, quando diversi pretendenti ambivano al trono regale della Siria.
Poi Daniele racconta il giudizio da parte del vegliardo. La bestia è uccisa a causa delle sue parole arroganti e gettata nel fuoco (Dn 7,11). In seguito, Daniele vede che “sulle nubi del cielo” viene qualcuno “come un figlio dell’uomo”, il cui regno «non tramonterà mai» (Dn 7,13s.).
Davanti al sinedrio, Gesù applica a se stesso la visione del figlio dell’uomo che viene sulle nubi del cielo (Mt 26,26 parr). Questa visione è parte integrante del sogno sulle quattro bestie, sogno che giunge al culmine nella vittoria sul “corno” blasfemo, nel giudizio universale e nel dominio del “figlio dell’uomo”. In altre parole: i diversi fili neotestamentari sulla figura dell’anticristo risalgono ad un’origine comune: l’annuncio escatologico di Gesù Cristo che ci avverte di fronte ai pericoli futuri, in particolare dell’anticristo.
L’anticristo – una persona?

Non esiste alcuna decisione della Chiesa sull’interpretazione personale o collettiva dell’anticristo. Le testimonianze bibliche riportate, ma anche le testimonianze della tradizione ecclesiale, comunque, vedono nell’anticristo una persona individuale. Una conclusione equilibrata della discussione viene fornita dall’escatologia di Michael Schmaus:

«La maggior parte dei teologi considera l’anticristo una persona individuale concreta. Questa comprensione si muove bene nell’insieme della storia salvifica. Perché fa parte della “struttura fondamentale” della storia di salvezza l’essere portata avanti da personaggi individuali storici; così anche i loro avversari sono persone individuali. Allo stesso modo appartiene al percorso della storia salvifica il fatto che la lotta tra i portatori della salvezza e quelli della perdizione diventi tanto più dura quanto più si avvicina l’ora della Parusia di Cristo. Sarebbe contraddittorio a questo carattere della storia salvifica, se si ritenesse l’anticristo una figura mitologica. D’altra parte, l’anticristo è esponente e protagonista terroristico dello spirito anticristiano, sostenuto a sua volta da numerosi uomini individuali, i quali possono essere chiamati in un senso più ampio “anticristi”» (6).

Appello allo vigilanza

La figura dell’Anticristo suscita in noi la vigilanza per non cedere alle seduzioni che minacciano la nostra fede. Nella nostra epoca della globalizzazione sembra più vicina la possibilità che emerga un personaggio in grado di sottomettere al suo dominio nefasto e blasfemo tutta la terra.
Il CCC ricorda questa vigilanza sotto il titolo “L’ultima prova della Chiesa”:

«Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il “Mistero di iniquità” sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell'apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell'Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l'uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne» (CCC 675).

L’ombra dell’Anticristo si presenta già durante l’intera storia prima del ritorno del Signore alla fine dei tempi. Per Giovanni Damasceno, per esempio, Maometto era nient’altro che un “precursore dell’Anticristo” (7). Papa Adriano VI, il penultimo Papa tedesco, scrisse nel 1522 una lettera al duca di Sassonia, invitandolo a separarsi da Martin Lutero e dalle sue dottrine. Il Papa di allora, che conosceva la Riforma protestante dalla propria esperienza, sottolineò: «A qualcuno potrebbe essere non chiaro che costui (Lutero) è il messaggero dell’Anticristo?»
La Chiesa è stata colpita dai colpi dei numerosi predecessori dell’Anticristo fino ad oggi, ma le porte degli inferi non hanno potuto distruggerla. Non lo potranno fare neanche ai nostri giorni.
Vorrei finire con un brano della Didache, un antichissimo scritto cristiano forse già del primo secolo. Il testo sembra tuttora molto attuale:

«Vigilate sulla vostra vita. Non spegnete le vostre fiaccole e non sciogliete le cinture dai vostri fianchi, ma state preparati perché non sapete l’ora in cui il nostro Signore viene.
… negli ultimi giorni si moltiplicheranno i falsi profeti e i corruttori, e le pecore si muteranno in lupi, e la carità si muterà in odio; … allora il seduttore del mondo apparirà come figlio di Dio e opererà miracoli e prodigi, e la terra sarà consegnata nelle sue mani, e compirà iniquità quali non avvennero mai dal principio del tempo. E allora la stirpe degli uomini andrà verso il fuoco della prova, e molti saranno scandalizzati e periranno; ma coloro che avranno perseverato nella loro fede saranno salvati … E allora appariranno i segni della verità: … Allora il mondo vedrà il Signore venire sopra le nubi del cielo …»(7).

Note al testo:
(1) Ireneo, Adv. Haer. V,25,4; Girolamo, Ep. 121,11.
(2) Cirillo di Gerusalemme, Catecheses XII,2.
(3) Sulla collocazione all’epoca di Domiziano (e non di Nerone), vedi Ireneo, Adv. haer. V,30,3.
(4) Giustino, Dial. cum Tryphone 110,2.
(5) Cf. Eusebio, Hist. Eccl. III,5,3.
(6) M. SCHMAUS, Katholische Dogmatik IV/2, München 51959, 186s.
(7) Didache 16,1-8.

martedì 23 gennaio 2018

L'Anticristo e gli anticristi. Convegno a Seregno sull'attualità di una figura apocalittica

A partire dalle Omelie dell’Avvento pronunciate nel 1835 dal giovane John Henry Newman nella cappella universitaria di St Mary a Oxford la figura dell’Anticristo trovò nel secolo XIX importanti approfondimenti sia in campo letterario che teologico. Ognuno ricorda, tra gli altri, I miracoli dell’Anticristo di Selma Lagerlöf, I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo di Vladimir Solov’ëv e Il padrone del mondo di R.H. Benson, uscito agli albori del nuovo secolo. Risale invece al 1966, a un periodo di svolte radicali e preoccupanti, il saggio Der Antichrist, scritto con profondo senso teologico cattolico, del musicologo e scrittore tedesco Reinhard Raffalt.

La prospettiva di quest’ultima opera – la cui edizione italiana è stata pubblicata per la prima volta dall’editore aronese xy.it con un’ampia postfazione di Andrea Sandri (vedi qui) – consente di pensare nella continuità del magistero e della teologia cattolica la figura e, se si vuole, l’attualità dell’Anticristo in un’epoca, la nostra, dagli evidenti tratti anticristici: senza dunque cedere alla tentazione di cadere negli errori e nelle eresie che si affacciano, più o meno con la medesima tipicità, ogni volta che il tempo storico sembra subire un’accelerazione verso i tempi ultimi.

I temi fondamentali toccati da Raffalt saranno ripresi sistematicamente dal teologo don Manfred Hauke e da p. Serafino Lanzetta nel corso di un piccolo convegno organizzato dal Circolo culturale John Henry Newman di Seregno per il 16 febbraio. Riportiamo qui di seguito il programma della serata.





giovedì 11 gennaio 2018

Teilhard de Chardin padre della New Age. Osservazioni di Manfred Hauke sulla recente proposta di riabilitazione del paleontologo francese

Come è stato riportato da molti siti (vedi qui, qui e qui), nel novembre dello scorso anno è stata sottoposta alla riunione dell’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura una proposta da far giungere a Papa Francesco, nella quale si chiede di considerare la possibilità di rimuovere il Monitum della Sacra Congregazione del Sant’Uffizio (1962) sulle opere di P. Pierre Teilhard de Chardin, S.J. La petizione è stata accolta sabato 18 novembre durante i lavori dell’Assemblea riunitasi sul tema Il futuro dell’umanità: nuove sfide all’antropologia. La proposta è così motivata: “Riteniamo che un tale atto non solo riabiliterebbe lo sforzo genuino del pio gesuita nel tentativo di riconciliare la visione scientifica dell’universo con l’escatologia cristiana, ma rappresenterebbe anche un formidabile stimolo per tutti i teologi e scienziati di buona volontà a collaborare nella costruzione di un modello antropologico cristiano che, seguendo le indicazioni dell’Enciclica Laudato Si’, si collochi naturalmente nella meravigliosa trama del cosmo”. Proponiamo qui di seguito, nella nostra traduzione e con l’autorizzazione dell’Autore, le puntuali osservazioni critiche del teologo Manfred Hauke pubblicate l’8 dicembre dal quotidiano tedesco Die Tagepost.

Recentemente il Consiglio Pontificio per la Cultura ha pubblicato sulla sua pagina internet una “proposta” che risale all’ultima riunione plenaria tenutasi a metà di novembre: “Il futuro dell’umanità. Nuove sfide per l’antropologia”. Un professore italiano di astrofisica avrebbe chiesto in una lettera a Papa Francesco “di considerare la possibilità di ritirare il monitum con cui nel 1962 la Congregazione per la Dottrina della Fede – allora Sant’Uffizio – colpiva gli scritti di padre Teilhard de Chardin sj”. Questa proposta non è stata messa ai voti, anche se i presenti, e tra questi Cardinali, Vescovi e laici, l’hanno fatta propria e anche sottoscritta.
Il monito in questione è molto breve: “Alcune opere del Padre Pierre Teilhard de Chardin – anche quelle pubblicate dopo la sua morte – vengono diffuse e trovano non poco favore. A prescindere dal giudizio su ciò che attiene alle scienze positive [le scienze naturali], è sufficientemente evidente che le opere suddette contengono ambiguità ed errori tanto gravi in materia filosofica e teologica da ledere la dottrina cattolica. Pertanto gli Eminentissimi e Reverendissimi Padri della Suprema Sacra Congregazione del Santo Offizio esortano gli Ordinari e i Superiori di Istituti Religiosi, i Rettori dei Seminari e delle Università a proteggere efficacemente le anime, specialmente la gioventù, dai pericoli contenuti nelle opere di Padre Teilhard de Chardin e dei suoi seguaci” (tradotto da AAS 54, 1962, 526). Si tratta qui dunque non soltanto di dati scientifici concernenti la dottrina dell’evoluzione ma dell’ambito della filosofia e della teologia rispetto al quale le opere di Teilhard contengono “ambiguità” e “gravi errori” non conciliabili con la Fede cattolica.
Ne L’Osservatore Romano del 1 luglio 1962, dove il monitum fu pubblicato per la prima volta, segue immediatamente un commento non firmato dal titolo “Pierre Teilhard de Chardin e il suo pensiero nell’ambito della filosofia e della teologia” il quale prende in considerazione anche il libro di Henri de Lubac su Teilhard. Nel testo, relativamente dettagliato e dotato di precise indicazioni delle fonti, si osserva che il concetto di creazione di Teilhard non corrisponde a quello della dottrina della Chiesa (“unificazione” al posto di creazione dal nulla). E così anche la trascendenza di Dio non è fatta sufficientemente salva. La distinzione tra naturale e sovrannaturale è cancellata. Lo stesso vale per il rapporto tra spirito e materia. Il peccato originale, come inteso dalla Chiesa, è negato. Gli errori qui menzionati non sono di poco conto. Il commento critica anche il libro di de Lubac che, sebbene elenchi numerose mancanze (soprattutto riguardo al peccato originale), loda la concezione complessiva del pensiero di Teilhard sminuendone gli errori.
La proposta del Consiglio Pontificio per la Cultura potrebbe essere convincente se il suo autore, in base a un’analisi dell’opera complessiva di Teilhard, dimostrasse che il Sant’Uffizio incorse in errori di giudizio per non avere studiato con precisione gli scritti di Teilhard. Ma un simile tentativo non è stato intrappreso. Il documento del Consiglio Pontificio, pubblicato in internet senza firme, ammette al contrario che “è chiaro che il tentativo di un’interpretazione filosofico-teologica fatto da Teilhard è in alcuni punti carente e che l’insufficiente precisione del suo linguaggio non favorisce sempre la giusta comprensione”. Non diversamente affermano il Monitum e il relativo commento quando menzionano gravi errori e proposizioni equivoche. Come potrebbe allora il Santo Padre revocare il Monitum?
I redattori del documento sono certi che un siffatto provvedimento sia un “gesto eloquente” per “promuovere il reciporoco dialogo tra scienza e fede”? Proprio per gli scienziati è importante un linguaggio chiaro e di quella concettualità ben elaborata che si dissolve nella colata pseudomistica del paleontologo francese. Il biologo evoluzionista Franz M. Wuketits (non credente) osserva, in maniera critica, che la “mistica dell’evoluzione” di Teilhard “è difficilmente digeribile per un uomo più o meno abituato a pensare con chiarezza”.
In Teilhard è senza dubbio apprezzabile lo sforzo di descrivere lo sviluppo del cosmo all’interno di una visione che si orienta a Cristo. In questo senso la concezione teilhardiana ha carsicamente condizionato il documento conciliare Gaudium et Spes, e alcuni Papi, da Paolo VI a Francesco, hanno considerato positivamente alcuni singoli aspetti dell’impostazione del gesuita (vedi enciclica Laudato si’ 83, nota 53). Lo svolgimento concreto di questa sintesi è tuttavia viziato da gravi problemi interni e dai danni che ne sono le conseguenze. Queste difficoltà emersero già all’inizio della “carriera” di Teilhard quando, nel 1922, pubblicò un saggio sul peccato originale. Teilhard, che non era un teologo di professione e insegnava geologia all’Istituto Cattolico di Parigi, in questo scritto sostiene il passaggio dall’animale all’uomo tramite l’evoluzione. Creazione, caduta nel peccato, incarnazione e redenzione non sono eventi storici ma sono messi sullo stesso piano delle realtà interne al mondo. Il peccato originale è da sempre mescolato all’essere del mondo proprio come la realtà di Dio. Il male – il peccato originale – è equiparato alla molteplicità nel cosmo che deve cedere a una progressiva unificazione. In questa concezione non c’è naturalmente spazio per l'origine divina dell’uomo nel Paradiso.
Come ricorda criticamente Walter Kasper, lo stesso Teilhard ebbe una volta occasione di osservare che la sua spiegazione del male ha un sentore di manicheismo. Non desta perciò meraviglia il fatto che a Teilhard fu proibito dai suoi superiori di pubblicare ulteriori scritti teologici.
I teologi Hans-Eduard Hengstenberg e Leo Scheffczyk hanno confermato il giudizio critico espresso durante il pontificato di Giovanni XXIII: l’intera concezione di Teilhard è problematica. Questa conclusione concerne la confusione fra natura e grazia, che favorisce la secolarizzazione, e le affermazioni sull’operare di Dio nel mondo stando alle quali gli interventi immediati di Dio dileguano lasciando posto all’operare delle cause seconde create. L’opera di Teilhard contiene una forte tendenza al panpsichismo e al panteismo. Il gesuita francese è uno dei “padri” della New Age. Nel libro culto di questo movimento negli anni Ottanta (Marylin Ferguson, The Aquarian Conspiracy) Teilhard è l’autore più citato. Il significato dell’anima spirituale dell’uomo, l’influsso degli angeli, che non procedono da alcuna evoluzione, la realtà del peccato originale e la realtà di Dio trascendente il mondo cadono, in Teilhard, nel vortice di un pensiero che riporta alla gnosi. La sua proposta ebbe la sua maggior fortuna negli anni Sessanta del secolo passato trascinati dal fascino del “progresso”, ma nella riflessione teologica intanto c'è stato un ulteriore sviluppo. Il dialogo tra le scienze naturali, la filosofia e la teologia è certamente un importante compito, ma a ciò non può essere utile la proposta di lavare le macchie nere di Teilhard de Chardin.