domenica 5 agosto 2018

Una pastorale di Medjugorje? Osservazioni critiche di Manfred Hauke

Il 2 agosto 2018 il settimanale cattolico tedesco Die Tagespost ha pubblicato un’intervista a cura di Regina Einig al teologo Manfred Hauke (vedi qui l'originale tedesco e qui un riassunto comparso sul sito). Il professor Hauke, che è presidente della Deutsche Arbeitsgemeinschaft für Mariologie, riprende efficacemente lo status quaestionis della vicenda delle “apparizioni” di Medjugorje sostenendo, in controtendenza rispetto al senso dei recenti provvedimenti vaticani, che risposte pastorali potranno essere opportunamente date soltanto una volta che si sia chiarita a fondo la questione dell’autenticità del fenomeno. Riportiamo qui di seguito nella nostra traduzione il testo dell’intervista che si aggiunge ad altri testi messi a disposizione del pubblico da Vigiliae Alexandrinae (vedi qui, qui e qui).

Professor Hauke, l’Arcivescovo Hoser, nuovo Visitatore Apostolico, ha recentemente affermato che i pellegrinaggi nella località della Bosnia-Erzegovina Medjugorje sono conformi alle direttive del Concilio Vaticano II. Che cosa desume da questa dichiarazione? Come deve essere inquadrata?

Il 22 luglio, in occasione della sua prima predica in qualità di Visitatore Apostolico, l’Arcivescovo Hoser ha sostenuto che la venerazione di Maria praticata nella parrocchia porrebbe al centro Cristo e corrisponderebbe pertanto all’insegnamento del Concilio Vaticano II. Tuttavia, non è compito dell’inviato papale esprimersi sull’autenticità delle asserite apparizioni mariane. Nell’intervista rilasciata il 18 agosto 2018 egli stesso aveva affermato che, non essendo suo compito, non si sarebbe occupato del contenuto delle „apparizioni“. Questa distinzione tra verità dei messaggi e cura delle anime non è soddisfacente: in primo luogo deve essere posta la questione dell’autenticità, e solo allora può seguire la risposta pastorale (inclusa l’attenzione dovuta alle persone che visitano Medjugorje).

Perché deve essere posta per prima la questione dell'autenticità?

Secondo il Concilio devono essere favorite le forme di venerazione mariana „raccomandate dal Magistero della Chiesa“ (Lumen Gentium, 67). Senza dubbio non corrisponde a questo parametro celebrare nuovamente, il prossimo 5 agosto, un Festival della Gioventù che si richiama al messaggio secondo cui la Madre di Dio avrebbe festeggiato il 5 agosto 1984 il suo duemillesimo compleanno (se fosse nata nell’anno 16 a. C., ciò significherebbe che ella, nell’anno storico della nascita di Gesù, dunque nel 7 a. C., aveva nove anni). Questo assurdo messaggio era stato diffuso dal P. Tomislav Vlasic o.f.m., ridotto allo stato laicale nel 2009, che, tra l’altro, fu accusato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede di dubbio misticismo e di comportamenti contro il Sesto Comandamento. Che l’autentica Madre di Dio possa suggerire in questo modo di modificare la data liturgica della Festa della sua Nascita (8 settembre) e di conseguenza di spostare anche la Festa dell’Immacolata Concezione (8 dicembre), è ridicolo. D’altro canto il Concilio Vaticano II sottolinea molto chiaramente la responsabilità del Vescovo per la propria Diocesi e l’obbedienza che gli è dovuta da parte dei fedeli (Lumen Gentium, Cap. III). L’Ordinario del luogo, al contrario, denuncia lo stabilimento di sedi di comunità religiose a Medjugorje senza la sua autorizzazione scritta.

Da più di trent’anni affluiscono uomini e donne a Medjugorje. L’Arcivescovo Hoser indica come Leitmotiv per i fedeli la ricerca di Cristo. É un modo per eludere la questione dell’autenticità delle apparizioni? A chi serve ancora la pubblicazione dei risultati delle indagini della Commissione, se la Chiesa di fatto dà il nulla osta all’organizzazione di pellegrinaggi?

L’attuale modo di affrontare il problema dovrebbe essere rivisto completamente: innanzitutto la Santa Sede dovrebbe pubblicare un comunicato che – fondato su fatti storici e chiarimenti teologici – dovrebbe esprimersi sul fenomeno delle pretese apparizioni; a ciò competente dovrebbe essere la Congregazione per la Dottrina della Fede. Soltanto in seguito bisognerebbe regolare le questioni pastorali che probabilmente, dopo la rivelazione dei fatti e degli scandali soggiacenti al fenomeno, si risolverebbero più facilmente.

Conformemente alla volontà del Papa, i visitatore deve garantire stabilità e direzione ai pellegrini e a coloro che si prendono cura delle loro anime. Perché sorge questa necessità se la pratica religiosa, per quanto riguarda la preghiera e l’amministrazione dei sacramenti, è sostanzialmente più intensa che nelle altre parrocchie?

Forse la necessità di una direzione riguarda il problema, menzionato nell’agosto del 2017 dallo stesso Arcivescovo Hoser, di cinque parrocchie francescane in Bosnia. La disobbedienza dei francescani verso il Vescovo può in realtà fare appello alla „Gospa“ che, secondo le dichiarazioni dei veggenti, si oppose più volte al trasferimento di due cappellani francescani e, a tal riguardo, criticò il Vescovo.

Il Vescovo di Mostar-Duvno Ratko Peric ritiene le apparizioni del tutto prive di credibilità, comprese quelle del giugno del 1981 che nel 2015 furono giudicate positivamente da una Commissione vaticana. Come valuta questo giudizio? Che cosa depone a favore e che cosa contro il Vescovo di Mostar?

Il Vescovo Peric conosce sin dall’inizio gli avvenimenti legati alle „apparizioni“ fin nei molteplici dettagli che non sono noti al pubblico. In seguito a una conferenza stampa non smentita dal Vaticano, durante la quale si è sostenuto che la Commissione Ruini avrebbe giudicato autentiche le prime sette apparizioni dei primi dieci giorni, il Vescovo ha reso nota al pubblico una propria indagine (2017). Il risultato corrisponde all’approfondita indagine che fu svolta in più studi scientifici sulla base delle conversazioni condotte e registrate in nastri magnetici dai francescani dal 27 al 30 giugno 1981. Evidentemente la Commissione Ruini non ha in alcun modo studiato queste conversazioni che a quel momento erano disponibili soltanto in traduzioni inglesi e francesi. Già la selezione delle prime „sette apparizioni“ dei primi „dieci“ giorni di cui un commissario ha parlato, contraddice i fatti storici. A seconda della narrazione dei fatti, ci furono nei primi dieci giorni 17-18 „apparizioni“ accompagnate da circostanze estremamente strane. L’oblivione di questi fatti a tutto favore dell’industria dei pellegrinaggi non è meno grave del silenzio che copre gli scandali d’ordine morale legati alle „apparizioni“. Questi fatti scandalosi sono in tutto simili agli abusi avvenuti in Cile: qui la Santa Sede è intervenuta soltanto quando la verità non poteva più essere nascosta dal momento che la stampa laica mostrava interesse a livello mondiale. Per impedire che accada qualcosa di analogo nel caso di Medjugorje è necessario il coraggio di portare alla luce molti fatti scomodi per la Chiesa.

Le apparizioni del giugno 1981 sono state riconosciute formalmente con il parere della Commissione appena menzionato?

La Commissione Ruini ha presentato la sua relazione su richiesta della Congregazione per la Dottrina della Fede, competente per il caso, che, secondo l’intervista del Papa del 13 maggio 2017, ha chiesto ulteriori perizie e non condivide il parere della Commissione. Com’è noto, lo stesso Papa Francesco, di ritorno da Fatima, ha espresso il proprio giudizio personale molto negativo a proposito delle „apprizioni mariane“ di Medjugorje, pur sottraendo allo stesso tempo il dossier alla Congregazione della Fede. Sembra che così si è scelta una soluzione „pastorale“ colma di profonde contraddizioni, a discapito del reperimento della verità. Siffatto modo di procede danneggia enormemente la credibilità della Chiesa e le apparizioni di Maria indubbiamente autentiche (Guadalupe, Lourdes, Fatima...).

venerdì 13 aprile 2018

Culto e religione. Una questione di giustizia. VI Giornata della Buona Stampa a Linarolo

Anche quest'anno, il primo di Maggio, si svolgerà la Giornata della Buona Stampa presso la Parrocchia di Sant'Antonio Abate a Linarolo nell'antica e suggestiva campagna pavese.

Come consuetudine il Programma di questo prezioso evento dell'ortodossia cattolica comprende un momento di formazione teologica e culturale e uno spazio conviviale durante il quale sempre si trova l'occasione di rivedere vecchi amici e di conoscere nuovi sodali nella comune difesa del Cattolicesimo in un tempo di eresie e di palesi attacchi al Credo.

Durante questa sesta edizione della Giornata della Buona Stampa interverranno don Marino Neri, che, tra l'altro, in più occasioni, è stato collaboratore di Vigiliae Alexandrinae (vedi in particolare qui e qui), il filosofo del diritto Giovanni Turco, autore di importanti opere sulla giustizia dell'ordine politico e di critica del positivismo giuridico, e p. Vincenzo Nuara o. p. la cui opera presso la Commissione Ecclesia Dei a favore della corretta applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI è nota e meritoria.

La Giornata si concluderà con la celebrazione della Santa Messa nel Rito Antico alle ore 17. Come ogni anno sarà allestito un vasto stand librario.

Per ulteriori dettagli si riporta qui di seguito il volantino dell'evento:

domenica 11 marzo 2018

"Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso?" di Donal Foley. Presentazione a Roma

Il libro dello scrittore inglese Donal Anthony Foley, Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso? uscito alla fine del 2017 per Cantagalli è, al giudizio di molti, il testo più aggiornato sul fenomeno di Medjugorje la cui costante problematicità interpella ormai da decenni la Chiesa e le sue Autorità. Foley percorre infatti, con straordinaria pertinacia, serietà e senso della fede cattolica, le possibili direzioni, teologica, storica, scientifico-positiva, in cui l'indagine può essere spinta. Le conclusioni cui si perviene sono preoccupanti e meritano attenta considerazione.

Del libro parleranno a Roma, mercoledì 14 marzo 2018 alle ore 18.30 presso la sala conferenze della Fondazione Lepanto in Piazza Santa Balbina 8, alla presenza dell’Autore Donal Foley, il Prof. Manfred Hauke, Professore di Dogmatica presso la Facoltà di Teologia di Lugano, e il Dott. Andrea Sandri, dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, al quale si deve la traduzione italiana del volume. Introdurrà il Professor Roberto de Mattei.

L’Anticristo. Aspetti biblici e sistematici. Un saggio di Manfred Hauke

Durante la presentazione de L’Anticristo di Reinhard Raffalt (xy.it, Arona 2017. Vedi qui), tenutasi il 16 febbraio a Seregno per iniziativa del Circolo Culturale J.H. Newman, il teologo Prof. Dr. don Manfred Hauke della Facoltà Teologica di Lugano ha tenuto una relazione introduttiva sugli “aspetti biblici e sistematici” dell’Anticristo. Poiché si è trattato di un intervento del tutto istruttivo e sapientemente orientato alle fonti della rivelazione cristiana ne pubblichiamo volentieri qui di seguito il testo con l’autorizzazione del Professor Hauke che ringraziami. Rinviamo inoltre, su indicazione dell’Autore e per completezza bibliografica, a M. HAUKE, Die biblische Lehre vom Antichrist in ihrer Bedeutung für eine christliche Theologie der Geschichte, in R. DÖRNER (ed.), „In den letzten Tagen werden schlimme Zeiten hereinbrechen“ (nach 2 Tim 3,1). Der Antichrist und die Welt von heute, Norderstedt 2008, 29-59. Seguirà prossimamente il testo della relazione del Dr. p. Serafino Lanzetta su Il contributo di Reinhard Raffalt alla comprensione della figura dell'Anticristo.

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Il tema dell’Anticristo, a cui si dedica il libretto di Reinhard Raffalt tradotto dal dottor Andrea Sandri, non è molto “gettonato” nella teologia e catechesi contemporanea. Perciò ci vuole almeno qualche cenno ai dati biblici e sistematici. Siccome gli aspetti biblici sono poco noti, darò più spazio al fondamento scritturisti.
La parola greca antíchristos si trova per la prima volta nelle lettere di Giovanni. La preposizione antí indica un contrasto, ma nel contesto concreto anche una sostituzione: “al posto di”. L’anticristo significa quindi una figura che si mette al posto di Cristo come suo nemico.

La testimonianza giovannea

La parola “anticristo” compare nella Bibbia soltanto nella Prima e Seconda Lettera di Giovanni. Al centro della teologia giovannea si trova la fede nel Verbo divino fattosi “carne” (Gv 1,14). Egli è il “vero Dio e la vita eterna” (1Gv 5,20). L’anticristo nega l’Incarnazione, come risulta dai brani giovannei:

«Figlioli, è giunta l'ultima ora. Come avete sentito dire che l'anticristo deve venire, di fatto molti anticristi sono già venuti. Da questo conosciamo che è l'ultima ora. Sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; sono usciti perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri. Ora voi avete ricevuto l'unzione dal Santo, e tutti avete la conoscenza. Non vi ho scritto perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità. Chi è il bugiardo se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L'anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio» (1Gv 2,18-22).
«Carissimi, non prestate fede ad ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono venuti nel mondo. In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell'anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo» (1Gv 4,1-3).

«Sono apparsi infatti nel mondo molti seduttori, che non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l'anticristo!» (2 Gv 7).
Giovanni parla dell’anticristo che verrà, ma anche dello “spirito dell’anticristo” già presente nel mondo. Esso si manifesta nei tanti “anticristi” e falsi profeti la cui seduzione ha fatto cadere molti cristiani. Lo spirito dell’anticristo rifiuta Padre e Figlio (quindi la vera fede in Dio) e contemporaneamente il mistero dell’Incarnazione.
L’apostolo si riferisce alla tradizione precedente: «Avete sentito dire che l'anticristo deve venire» (1Gv 2,18). L’apparizione finale di un “anticristo” faceva quindi parte della catechesi cristiana fin dall’inizio. Si noti il particolare filologico che il sostantivo “anticristo”, nel testo originale greco, è usato senza articolo. Quindi non si tratta di un termine generico universale, bensì di un nome proprio. Giovanni parla anche di molti “anticristi”, ma quest’estensione del nome proprio a molte persone non va intesa in contrasto con l’attesa dell’anticristo in futuro. L’ultimo grande oppositore del Signore deve ancora venire.
Diversi Padri della Chiesa, tra cui Ireneo e Girolamo (1) , trovano un riferimento all’anticristo già nelle parole di Cristo stesso nel vangelo di Giovanni: «Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste» (Gv 5,43). Cirillo di Gerusalemme osserva: «Gli ebrei … rifiutano colui che è apparso; essi aspettano colui che verrà per la loro sventura. Essi rifiutarono il vero Cristo, ma essi, ingannati, accolgono l’inganno» (2).

L'Apocalisse di Giovanni

Nell’Apocalisse di Giovanni (insieme alla Seconda lettera ai Tessalonicesi) si trovano i testi più significativi per il pensiero sull’anticristo. Si tratta comunque dei testi più difficili. Per capire il linguaggio apocalittico del veggente, bisogna tenere conto soprattutto di tre punti:

(1) L’Apocalisse si rivolge ai cristiani perseguitati alla fine del I secolo, durante il regno dell’imperatore romano Domiziano (3). Nei testi troviamo degli accenni a questa situazione storica; alcune allusioni non sono comprensibili per epoche seguenti oppure possono essere esplorate soltanto ipoteticamente.
(2) Il linguaggio del veggente non va confuso con un protocollo storico, ma offre molte affermazioni in una veste simbolica. Il linguaggio simbolico accoglie qui vari elementi già presenti nei testi apocalittici dell’AT, soprattutto nel libro di Daniele. L’“apocalisse” esprime la rivelazione degli eventi escatologici in un linguaggio visionario.
(3) Con immagini visionarie, che si rapportano alla situazione storica di allora, Giovanni narra degli eventi tipici di tutti gli “ultimi tempi” (in cui viviamo), ma che troveranno un culmine finale immediatamente prima della Parusia.

Il brano più importante si trova nel cap. 13, benché non vi compaia l’espressione “anticristo”. Nel capitolo precedente, la visione della donna vestita di sole e del drago descrive le aggressioni del diavolo contro Cristo e contro la Chiesa, presentata con i tratti della Madre di Dio. Il drago dispone di un potere immenso, ma limitato: egli è già vinto “tramite il sangue dell’agnello” (Ap 12,11). Tuttavia, il diavolo sfrutta il tempo a lui lasciato per nuocere ai discepoli di Cristo. Nel cap. 13, Giovanni descrive una visione secondo cui il “drago” dona la sua potenza ad una “bestia” che sale dal mare, “con dieci corna e sette teste” (Ap 13,1-2). Più tardi, il veggente spiega le “sette teste” come riferimento ai sette colli su cui siede la prostituta Babilonia; è un’allusione alla città di Roma con i suoi sette colli (cf. Ap 17,9). La bestia è simile ad una pantera con le zampe di orso e la bocca di leone (Ap 13,2). Questa descrizione assomiglia ad una visione di Daniele secondo cui dal mare salgono quattro grandi bestie: le prime tre sono simili ad un leone, un orso e una pantera (Dn 7,1-6).
In seguito il veggente descrive come la bestia cerca d’“imitare” il mistero pasquale della morte e risurrezione di Cristo: la ferita mortale di una testa viene guarita e perciò gli uomini adorano la bestia, che bestemmia Dio e riesce a sconfiggere i santi (Ap 12,5-8). Qui troviamo varie allusioni al cap. 7 di Daniele, soprattutto il riferimento alla bocca bestemmiatrice, che riguarda l’eloquenza e la presunzione blasfema del re siriaco Antioco IV Epifane. Questo re voleva costringere gli ebrei ad abbandonare la loro religione tradizionale per accogliere invece la cultura “moderna” dell’ellenismo. Il culmine della “globalizzazione” ellenista fu la profanazione del tempio di Gerusalemme nell’anno 167 a.C.: Antioco fece erigere un altare a Zeus sul grande altare degli olocausti. Al posto dell’adorazione dell’unico Dio arriva l’idolatria. Gli ebrei chiamarono questo misfatto l’“abominio della devastazione” (1Mac 1,54; Dn 9,27; 11,31). Daniele descrive l’opera di Antioco in questa maniera: «Forze da lui armate si muoveranno a profanare il santuario della cittadella, aboliranno il sacrificio quotidiano e vi metteranno l'abominio devastante» (Dn 11,31).
La pretesa di un culto divino richiamata dalla “bestia” che sale dal mare ricorda le azioni blasfeme di Antioco e si riferisce storicamente al culto divino preteso dall’imperatore Domiziano. L’anticristo porta con sé una pretesa idolatrica.
Nell’Apocalisse, l’opera della prima “bestia” viene favorita da un altro animale, che sale dalla terra: il profeta menzognero ha l’aspetto di un agnello, ma parla come un drago (cf. Ap 13,11). Il falso profeta porta gli uomini ad adorare la bestia del mare e opera dei prodigi. Egli costringe la gente a ricevere un marchio sulla mano destra e sulla fronte con il numero 666 (oppure, secondo una variante, 616; Ap 13,12-18). Questo numero si spiega con il valore numerico collegato a ogni lettera dell’alfabeto ebraico e greco. Probabilmente si tratta del nome “Cesare Nerone” scritto con lettere ebraiche. Domiziano appare così come un nuovo Nerone (che aveva già perseguitato i cristiani a Roma). Gli annunci apocalittici, comunque, trascendono le allusioni storiche e si aprono al governatore escatologico che sottomette tutti gli abitanti della terra alla sua tirannia. Questo sguardo agli ultimi tempi è evidente quando Giovanni descrive la punizione della “bestia” e del profeta bugiardo, i quali vengono buttati vivi “nello stagno di fuoco, ardente di zolfo” (Ap 19,20).

La Seconda lettera ai Tessalonicesi

Di fronte al linguaggio simbolico apocalittico possiamo porre la domanda: La “bestia del mare”, a cui nelle lettere giovannee corrisponde l’“anticristo”, è soltanto un simbolo di una realtà che attraversa l’intera storia? Oppure si tratta anche dell’allusione ad una figura umana ben concreta in cui, alla fine dei tempi, si raggiungerà il culmine della malizia opposta a Cristo?
Per rispondere non basta il riferimento all’Apocalisse. Qui è importante uno sguardo alla Seconda lettera ai Tessalonicesi, che costituisce la testimonianza neotestamentaria più chiara sull’anticristo.
Nella Prima lettera ai Tessalonicesi, Paolo aveva parlato con insistenza del ritorno del Signore alla fine dei tempi (1Ts 4,17). La seconda lettera, invece, va contro l’affermazione «che il giorno del Signore sia imminente» (2Ts 2,2). Paolo spiega che la Parusia non è imminente e vi saranno prima dei segni riconoscibili: l’apostasia e l’uomo che si contrappone a Dio, ma che alla fine sarà ucciso da Cristo.
«Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti verrà l'apostasia e si rivelerà l'uomo dell'iniquità, il figlio della perdizione, l'avversario, colui che s'innalza sopra ogni essere chiamato e adorato come Dio, fino a insediarsi nel tempio di Dio, pretendendo di essere Dio.
Non ricordate che, quando ancora ero tra voi, io vi dicevo queste cose? E ora voi sapete che cosa lo trattiene perché non si manifesti se non nel suo tempo. Il mistero dell'iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo colui che finora lo trattiene. Allora l'empio sarà rivelato e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà con lo splendore della sua venuta. La venuta dell'empio avverrà nella potenza di Satana, con ogni specie di miracoli e segni e prodigi menzogneri e con tutte le seduzioni dell'iniquità, a danno di quelli che vanno in rovina perché non accolsero l'amore della verità per essere salvati. Dio perciò manda loro una forza di seduzione, perché essi credano alla menzogna e siano condannati tutti quelli che, invece di credere alla verità, si sono compiaciuti nell'iniquità» (2 Ts 2,3-12).
Paolo tratta qui di una persona umana dotata della “potenza di Satana”, senza essere identica al diavolo. Essa non viene chiamata (come in Giovanni) “anticristo”, bensì “uomo dell’iniquità”, “figlio della perdizione” e “avversario”. L’entrata nel tempio ricorda i misfatti di Antioco IV Epifane. La pretesa di onore divino si trova anche per la “bestia” dell’Apocalisse, che parla dei prodigi ingannevoli, collegati, però, al falso profeta. L’avversario è una figura del futuro, ma il «mistero dell’iniquità è già in atto» (2Ts 2,7). Troviamo qui la stessa tensione tra presente e futuro che si presenta anche nelle lettere di Giovanni, che distinguono l’anticristo del futuro dagli “anticristi” del presente.
Un segno dell’anticristo è il suo insediarsi nel tempio di Dio. Si tratta del tempio di Gerusalemme, magari restaurato dall’anticristo per guadagnare gli ebrei? Oppure bisogna pensare piuttosto alla comunità della Chiesa? Se vediamo qui un accenno alla Chiesa, possiamo concludere che lo spirito dell’anticristo entrerà anche nella comunità ecclesiale, nonostante il fatto che le “porte degli inferi” non prevarranno contro la Chiesa edificata sulla roccia di Pietro (cf. Mt 16,18).
C’è anche una discussione sulla causa che “trattiene” l’arrivo dell’anticristo, fattore presentato contemporaneamente come “cosa” e come “persona” (2Ts 2,6-7). La risposta più frequente all’identità del katéchon vede qui l’impero romano, guidato dall’imperatore, che svolge comunque una qualche funzione ordinatrice per frenare il sopravvento del male.
L’“avversario”, in ogni caso, è un uomo aperto alla potenza diabolica. Egli opera con la bugia, sopprime la verità e presenta l’ingiustizia come diritto. Giustino chiama l’anticristo “l’uomo dell’apostasia” (4).

Il discorso escatologico di Gesù e il ricorso al libro di Daniele

Nelle affermazioni della Seconda lettera ai Tessalonicesi compaiono alcuni elementi significativi anche per il discorso escatologico di Gesù. Si notino i rinvii all’apostasia e ad una persona caratterizzata con l’espressione “dell’iniquità” e che si introduce nel “tempio”. Nella versione del discorso escatologico di Marco, la distruzione di Gerusalemme e la fine del mondo vengono presentate quasi in un’unica prospettiva. Gesù parla dei molti falsi profeti che pretendono d’essere il Cristo (cf. Mc 13,6.21-22). Essi «faranno segni e portenti per ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti» (Mc 13,22). È significava l’allusione al libro di Daniele, che descrive la profanazione del tempio con l’espressione “abominio della devastazione” o “desolazione”: «Quando vedrete l’abominio della desolazione stare là dove non conviene, chi legge capisca, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano ai monti …» (Mc 13,14).
Qui si vede un accenno alla distruzione del tempio nel 70 d.C. Gesù avverte i suoi discepoli di non cercare rifugio nella città fortificata di Gerusalemme, bensì di darsi alla fuga. I cristiani fuggirono in tempo da Gerusalemme per andare a Pella, al di là del Giordano (5) . Alcuni interpreti riferiscono l’“abominio della desolazione” al bagno di sangue commesso dagli zeloti durante l’assedio, alla collocazione delle insegne romane (pagane) nel santuario oppure alla distruzione del tempio. Sembra fuori dubbio che ci sia qualche riferimento agli eventi storici di allora. Si noti, tuttavia, che il testo greco mette insieme il sostantivo neutrale “abominio” (tò bdélygma) con un participio (non neutrale, bensì) maschile: in altre parole, l’“abominio” non è una “cosa”, ma una persona: l’anticristo. Come nell’Apocalisse, anche nel discorso escatologico del Signore vengono messi insieme degli elementi storici (intanto già avvenuti), come la distruzione di Gerusalemme, e degli eventi futuri. L’anticristo verrà alla fine dei tempi, ma la forza diabolica del male si manifesta già nella distruzione e profanazione del tempio di Gerusalemme.
Nella versione matteana del discorso escatologico c’è l’affermazione esplicita che l’abominio fu già profetizzato da Daniele (Mt 24,14). Anche qui si vede la trasparenza escatologica di eventi storici. Secondo la visione delle quattro bestie provenienti dal mare, dopo il leone, l’orso e la pantera arriva ancora un quarto animale con dieci corna che distrugge tutto attorno a sé. «Stavo osservando queste corna, quand'ecco spuntare in mezzo a quelle un altro corno più piccolo, davanti al quale tre delle prime corna furono divelte: vidi che quel corno aveva occhi simili a quelli di un uomo e una bocca che proferiva parole arroganti» (Dn 7,8). Il numero delle corna fa riferimento alle lotte politiche, quando diversi pretendenti ambivano al trono regale della Siria.
Poi Daniele racconta il giudizio da parte del vegliardo. La bestia è uccisa a causa delle sue parole arroganti e gettata nel fuoco (Dn 7,11). In seguito, Daniele vede che “sulle nubi del cielo” viene qualcuno “come un figlio dell’uomo”, il cui regno «non tramonterà mai» (Dn 7,13s.).
Davanti al sinedrio, Gesù applica a se stesso la visione del figlio dell’uomo che viene sulle nubi del cielo (Mt 26,26 parr). Questa visione è parte integrante del sogno sulle quattro bestie, sogno che giunge al culmine nella vittoria sul “corno” blasfemo, nel giudizio universale e nel dominio del “figlio dell’uomo”. In altre parole: i diversi fili neotestamentari sulla figura dell’anticristo risalgono ad un’origine comune: l’annuncio escatologico di Gesù Cristo che ci avverte di fronte ai pericoli futuri, in particolare dell’anticristo.
L’anticristo – una persona?

Non esiste alcuna decisione della Chiesa sull’interpretazione personale o collettiva dell’anticristo. Le testimonianze bibliche riportate, ma anche le testimonianze della tradizione ecclesiale, comunque, vedono nell’anticristo una persona individuale. Una conclusione equilibrata della discussione viene fornita dall’escatologia di Michael Schmaus:

«La maggior parte dei teologi considera l’anticristo una persona individuale concreta. Questa comprensione si muove bene nell’insieme della storia salvifica. Perché fa parte della “struttura fondamentale” della storia di salvezza l’essere portata avanti da personaggi individuali storici; così anche i loro avversari sono persone individuali. Allo stesso modo appartiene al percorso della storia salvifica il fatto che la lotta tra i portatori della salvezza e quelli della perdizione diventi tanto più dura quanto più si avvicina l’ora della Parusia di Cristo. Sarebbe contraddittorio a questo carattere della storia salvifica, se si ritenesse l’anticristo una figura mitologica. D’altra parte, l’anticristo è esponente e protagonista terroristico dello spirito anticristiano, sostenuto a sua volta da numerosi uomini individuali, i quali possono essere chiamati in un senso più ampio “anticristi”» (6).

Appello allo vigilanza

La figura dell’Anticristo suscita in noi la vigilanza per non cedere alle seduzioni che minacciano la nostra fede. Nella nostra epoca della globalizzazione sembra più vicina la possibilità che emerga un personaggio in grado di sottomettere al suo dominio nefasto e blasfemo tutta la terra.
Il CCC ricorda questa vigilanza sotto il titolo “L’ultima prova della Chiesa”:

«Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il “Mistero di iniquità” sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell'apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell'Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l'uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne» (CCC 675).

L’ombra dell’Anticristo si presenta già durante l’intera storia prima del ritorno del Signore alla fine dei tempi. Per Giovanni Damasceno, per esempio, Maometto era nient’altro che un “precursore dell’Anticristo” (7). Papa Adriano VI, il penultimo Papa tedesco, scrisse nel 1522 una lettera al duca di Sassonia, invitandolo a separarsi da Martin Lutero e dalle sue dottrine. Il Papa di allora, che conosceva la Riforma protestante dalla propria esperienza, sottolineò: «A qualcuno potrebbe essere non chiaro che costui (Lutero) è il messaggero dell’Anticristo?»
La Chiesa è stata colpita dai colpi dei numerosi predecessori dell’Anticristo fino ad oggi, ma le porte degli inferi non hanno potuto distruggerla. Non lo potranno fare neanche ai nostri giorni.
Vorrei finire con un brano della Didache, un antichissimo scritto cristiano forse già del primo secolo. Il testo sembra tuttora molto attuale:

«Vigilate sulla vostra vita. Non spegnete le vostre fiaccole e non sciogliete le cinture dai vostri fianchi, ma state preparati perché non sapete l’ora in cui il nostro Signore viene.
… negli ultimi giorni si moltiplicheranno i falsi profeti e i corruttori, e le pecore si muteranno in lupi, e la carità si muterà in odio; … allora il seduttore del mondo apparirà come figlio di Dio e opererà miracoli e prodigi, e la terra sarà consegnata nelle sue mani, e compirà iniquità quali non avvennero mai dal principio del tempo. E allora la stirpe degli uomini andrà verso il fuoco della prova, e molti saranno scandalizzati e periranno; ma coloro che avranno perseverato nella loro fede saranno salvati … E allora appariranno i segni della verità: … Allora il mondo vedrà il Signore venire sopra le nubi del cielo …»(7).

Note al testo:
(1) Ireneo, Adv. Haer. V,25,4; Girolamo, Ep. 121,11.
(2) Cirillo di Gerusalemme, Catecheses XII,2.
(3) Sulla collocazione all’epoca di Domiziano (e non di Nerone), vedi Ireneo, Adv. haer. V,30,3.
(4) Giustino, Dial. cum Tryphone 110,2.
(5) Cf. Eusebio, Hist. Eccl. III,5,3.
(6) M. SCHMAUS, Katholische Dogmatik IV/2, München 51959, 186s.
(7) Didache 16,1-8.

martedì 23 gennaio 2018

L'Anticristo e gli anticristi. Convegno a Seregno sull'attualità di una figura apocalittica

A partire dalle Omelie dell’Avvento pronunciate nel 1835 dal giovane John Henry Newman nella cappella universitaria di St Mary a Oxford la figura dell’Anticristo trovò nel secolo XIX importanti approfondimenti sia in campo letterario che teologico. Ognuno ricorda, tra gli altri, I miracoli dell’Anticristo di Selma Lagerlöf, I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo di Vladimir Solov’ëv e Il padrone del mondo di R.H. Benson, uscito agli albori del nuovo secolo. Risale invece al 1966, a un periodo di svolte radicali e preoccupanti, il saggio Der Antichrist, scritto con profondo senso teologico cattolico, del musicologo e scrittore tedesco Reinhard Raffalt.

La prospettiva di quest’ultima opera – la cui edizione italiana è stata pubblicata per la prima volta dall’editore aronese xy.it con un’ampia postfazione di Andrea Sandri (vedi qui) – consente di pensare nella continuità del magistero e della teologia cattolica la figura e, se si vuole, l’attualità dell’Anticristo in un’epoca, la nostra, dagli evidenti tratti anticristici: senza dunque cedere alla tentazione di cadere negli errori e nelle eresie che si affacciano, più o meno con la medesima tipicità, ogni volta che il tempo storico sembra subire un’accelerazione verso i tempi ultimi.

I temi fondamentali toccati da Raffalt saranno ripresi sistematicamente dal teologo don Manfred Hauke e da p. Serafino Lanzetta nel corso di un piccolo convegno organizzato dal Circolo culturale John Henry Newman di Seregno per il 16 febbraio. Riportiamo qui di seguito il programma della serata.





giovedì 11 gennaio 2018

Teilhard de Chardin padre della New Age. Osservazioni di Manfred Hauke sulla recente proposta di riabilitazione del paleontologo francese

Come è stato riportato da molti siti (vedi qui, qui e qui), nel novembre dello scorso anno è stata sottoposta alla riunione dell’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura una proposta da far giungere a Papa Francesco, nella quale si chiede di considerare la possibilità di rimuovere il Monitum della Sacra Congregazione del Sant’Uffizio (1962) sulle opere di P. Pierre Teilhard de Chardin, S.J. La petizione è stata accolta sabato 18 novembre durante i lavori dell’Assemblea riunitasi sul tema Il futuro dell’umanità: nuove sfide all’antropologia. La proposta è così motivata: “Riteniamo che un tale atto non solo riabiliterebbe lo sforzo genuino del pio gesuita nel tentativo di riconciliare la visione scientifica dell’universo con l’escatologia cristiana, ma rappresenterebbe anche un formidabile stimolo per tutti i teologi e scienziati di buona volontà a collaborare nella costruzione di un modello antropologico cristiano che, seguendo le indicazioni dell’Enciclica Laudato Si’, si collochi naturalmente nella meravigliosa trama del cosmo”. Proponiamo qui di seguito, nella nostra traduzione e con l’autorizzazione dell’Autore, le puntuali osservazioni critiche del teologo Manfred Hauke pubblicate l’8 dicembre dal quotidiano tedesco Die Tagepost.

Recentemente il Consiglio Pontificio per la Cultura ha pubblicato sulla sua pagina internet una “proposta” che risale all’ultima riunione plenaria tenutasi a metà di novembre: “Il futuro dell’umanità. Nuove sfide per l’antropologia”. Un professore italiano di astrofisica avrebbe chiesto in una lettera a Papa Francesco “di considerare la possibilità di ritirare il monitum con cui nel 1962 la Congregazione per la Dottrina della Fede – allora Sant’Uffizio – colpiva gli scritti di padre Teilhard de Chardin sj”. Questa proposta non è stata messa ai voti, anche se i presenti, e tra questi Cardinali, Vescovi e laici, l’hanno fatta propria e anche sottoscritta.
Il monito in questione è molto breve: “Alcune opere del Padre Pierre Teilhard de Chardin – anche quelle pubblicate dopo la sua morte – vengono diffuse e trovano non poco favore. A prescindere dal giudizio su ciò che attiene alle scienze positive [le scienze naturali], è sufficientemente evidente che le opere suddette contengono ambiguità ed errori tanto gravi in materia filosofica e teologica da ledere la dottrina cattolica. Pertanto gli Eminentissimi e Reverendissimi Padri della Suprema Sacra Congregazione del Santo Offizio esortano gli Ordinari e i Superiori di Istituti Religiosi, i Rettori dei Seminari e delle Università a proteggere efficacemente le anime, specialmente la gioventù, dai pericoli contenuti nelle opere di Padre Teilhard de Chardin e dei suoi seguaci” (tradotto da AAS 54, 1962, 526). Si tratta qui dunque non soltanto di dati scientifici concernenti la dottrina dell’evoluzione ma dell’ambito della filosofia e della teologia rispetto al quale le opere di Teilhard contengono “ambiguità” e “gravi errori” non conciliabili con la Fede cattolica.
Ne L’Osservatore Romano del 1 luglio 1962, dove il monitum fu pubblicato per la prima volta, segue immediatamente un commento non firmato dal titolo “Pierre Teilhard de Chardin e il suo pensiero nell’ambito della filosofia e della teologia” il quale prende in considerazione anche il libro di Henri de Lubac su Teilhard. Nel testo, relativamente dettagliato e dotato di precise indicazioni delle fonti, si osserva che il concetto di creazione di Teilhard non corrisponde a quello della dottrina della Chiesa (“unificazione” al posto di creazione dal nulla). E così anche la trascendenza di Dio non è fatta sufficientemente salva. La distinzione tra naturale e sovrannaturale è cancellata. Lo stesso vale per il rapporto tra spirito e materia. Il peccato originale, come inteso dalla Chiesa, è negato. Gli errori qui menzionati non sono di poco conto. Il commento critica anche il libro di de Lubac che, sebbene elenchi numerose mancanze (soprattutto riguardo al peccato originale), loda la concezione complessiva del pensiero di Teilhard sminuendone gli errori.
La proposta del Consiglio Pontificio per la Cultura potrebbe essere convincente se il suo autore, in base a un’analisi dell’opera complessiva di Teilhard, dimostrasse che il Sant’Uffizio incorse in errori di giudizio per non avere studiato con precisione gli scritti di Teilhard. Ma un simile tentativo non è stato intrappreso. Il documento del Consiglio Pontificio, pubblicato in internet senza firme, ammette al contrario che “è chiaro che il tentativo di un’interpretazione filosofico-teologica fatto da Teilhard è in alcuni punti carente e che l’insufficiente precisione del suo linguaggio non favorisce sempre la giusta comprensione”. Non diversamente affermano il Monitum e il relativo commento quando menzionano gravi errori e proposizioni equivoche. Come potrebbe allora il Santo Padre revocare il Monitum?
I redattori del documento sono certi che un siffatto provvedimento sia un “gesto eloquente” per “promuovere il reciporoco dialogo tra scienza e fede”? Proprio per gli scienziati è importante un linguaggio chiaro e di quella concettualità ben elaborata che si dissolve nella colata pseudomistica del paleontologo francese. Il biologo evoluzionista Franz M. Wuketits (non credente) osserva, in maniera critica, che la “mistica dell’evoluzione” di Teilhard “è difficilmente digeribile per un uomo più o meno abituato a pensare con chiarezza”.
In Teilhard è senza dubbio apprezzabile lo sforzo di descrivere lo sviluppo del cosmo all’interno di una visione che si orienta a Cristo. In questo senso la concezione teilhardiana ha carsicamente condizionato il documento conciliare Gaudium et Spes, e alcuni Papi, da Paolo VI a Francesco, hanno considerato positivamente alcuni singoli aspetti dell’impostazione del gesuita (vedi enciclica Laudato si’ 83, nota 53). Lo svolgimento concreto di questa sintesi è tuttavia viziato da gravi problemi interni e dai danni che ne sono le conseguenze. Queste difficoltà emersero già all’inizio della “carriera” di Teilhard quando, nel 1922, pubblicò un saggio sul peccato originale. Teilhard, che non era un teologo di professione e insegnava geologia all’Istituto Cattolico di Parigi, in questo scritto sostiene il passaggio dall’animale all’uomo tramite l’evoluzione. Creazione, caduta nel peccato, incarnazione e redenzione non sono eventi storici ma sono messi sullo stesso piano delle realtà interne al mondo. Il peccato originale è da sempre mescolato all’essere del mondo proprio come la realtà di Dio. Il male – il peccato originale – è equiparato alla molteplicità nel cosmo che deve cedere a una progressiva unificazione. In questa concezione non c’è naturalmente spazio per l'origine divina dell’uomo nel Paradiso.
Come ricorda criticamente Walter Kasper, lo stesso Teilhard ebbe una volta occasione di osservare che la sua spiegazione del male ha un sentore di manicheismo. Non desta perciò meraviglia il fatto che a Teilhard fu proibito dai suoi superiori di pubblicare ulteriori scritti teologici.
I teologi Hans-Eduard Hengstenberg e Leo Scheffczyk hanno confermato il giudizio critico espresso durante il pontificato di Giovanni XXIII: l’intera concezione di Teilhard è problematica. Questa conclusione concerne la confusione fra natura e grazia, che favorisce la secolarizzazione, e le affermazioni sull’operare di Dio nel mondo stando alle quali gli interventi immediati di Dio dileguano lasciando posto all’operare delle cause seconde create. L’opera di Teilhard contiene una forte tendenza al panpsichismo e al panteismo. Il gesuita francese è uno dei “padri” della New Age. Nel libro culto di questo movimento negli anni Ottanta (Marylin Ferguson, The Aquarian Conspiracy) Teilhard è l’autore più citato. Il significato dell’anima spirituale dell’uomo, l’influsso degli angeli, che non procedono da alcuna evoluzione, la realtà del peccato originale e la realtà di Dio trascendente il mondo cadono, in Teilhard, nel vortice di un pensiero che riporta alla gnosi. La sua proposta ebbe la sua maggior fortuna negli anni Sessanta del secolo passato trascinati dal fascino del “progresso”, ma nella riflessione teologica intanto c'è stato un ulteriore sviluppo. Il dialogo tra le scienze naturali, la filosofia e la teologia è certamente un importante compito, ma a ciò non può essere utile la proposta di lavare le macchie nere di Teilhard de Chardin.

venerdì 8 dicembre 2017

Ancora sul fenomeno di Medjugorje. La relazione di don Giorgio Ghio sul libro di D.A. Foley alla FTL

Il 13 novembre 2017 a Lugano presso la Facoltà Teologica è stato presentato il libro di Donal Anthony Foley, Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso? (Cantagalli, Siena 2017). Il pubblico ha qui potuto ascoltare, oltre alle relazioni del Professor Dott. Manfred Hauke (vedi qui) e del Dottor Andrea Sandri (vedi qui), cui si deve la traduzione italiana del volume, un interessante e puntuale intervenuto del Dottor don Giorgio Ghio che pubblichiamo qui di seguito.

Vorrei soffermarmi brevemente sull’aspetto ecclesiale del “fenomeno Medjugorje”.

a) Criteri di discernimento

La Chiesa Cattolica dispone di validi strumenti per la valutazione di fatti di presunta origine soprannaturale. Ci sono anzitutto i rigorosi criteri indicati dal cardinale Lorenzo Lambertini (il futuro papa Benedetto XIV) nel suo monumentale De servorum Dei beatificatione et de beatorum canonizatione, composto tra il 1734 e il 1738, in un’epoca in cui la Chiesa aveva un forte interesse, per evitare gli attacchi degli illuministi, a riconoscere correttamente i fenomeni che superano l’ambito della natura creata. In tempi più recenti, nel 1978 sono state diramate a tutti i vescovi del mondo le Normae della Congregazione per la Dottrina della Fede già ricordate dal professor Hauke, poi pubblicate nel 2012. Infine abbiamo a disposizione l’insegnamento secolare della teologia ascetica e mistica, che ha prodotto una sterminata bibliografia. Strumenti atti all’accertamento della vera natura di un fenomeno, quindi, non mancano di certo. Il libro del dottor Foley vi fa più volte riferimento (solo per dare qualche esempio, cf. pp. 292ss, 298ss).

b) Prese di posizione delle autorità competenti

Monsignor Pavao Žanić, vescovo della Diocesi di Mostar dal 1980 al 1993, nel 1982 istituì, in qualità di autorità competente in materia, una prima commissione, poi ampliata due anni più tardi, che fornì un responso di non constat de supernaturalitate, inviato all’allora cardinal Ratzinger nel maggio del 1986 (cf. pp. 83, 249, 349). A questo punto, in linea di principio, la questione si sarebbe dovuta considerare chiusa. Visto però che nel frattempo il fenomeno religioso, ben lungi dall’esaurirsi, si stava prolungando con il conseguente accorrere di milioni di pellegrini da ogni parte del mondo, la Conferenza Episcopale Jugoslava costituì una nuova commissione d’indagine, di cui rese note le conclusioni, altrettanto negative, nella Dichiarazione di Zara (1991). Questo sviluppo non significò affatto – come affermato dai sostenitori di Medjugorje – un’estromissione dell’Ordinario del luogo dovuta ad una sua presunta chiusura preconcetta, ma corrisponde a quanto raccomandato dalle Normae sopra citate nel caso in cui un fenomeno superi i confini di una singola diocesi (cf. pp. 214s, 249s, 271s, 350).
Monsignor Ratko Perić, succeduto a Žanić nel 1993, ha reiterato il giudizio negativo del suo predecessore esprimendolo più volte in varie sedi, compresa la parrocchia di Medjugorje (cf. pp. 302s, 348s). Questo fatto, del tutto legittimo, ha messo a repentaglio la sua stessa incolumità fisica, come testimonia l’episodio del violento sequestro da parte di una folla di manifestanti avvenuto il 2 aprile 1995 e protrattosi per dieci ore (cf. p. 287). Nonostante tutto, il presule ha mantenuto ferma la sua posizione, per quanto scomoda, la quale lo ha oltretutto esposto a campagne mondiali di diffamazione. La persistenza del fenomeno (malgrado la proibizione di organizzare pellegrinaggi ufficiali emanata a livello locale fin dal 1984, poi confermata a livello romano) ha quindi indotto papa Benedetto XVI, nel 2010, a istituire una commissione internazionale presieduta dal cardinale Camillo Ruini. Sui dubbi circa le modalità e i risultati del lavoro da essa svolto (cf. pp. 386ss, 427ss) si è già espresso il professor Hauke.

c) Situazione dei francescani

Come sia stato possibile che una vastissima e molteplice attività religiosa si sia sviluppata per quasi quarant’anni in totale opposizione all’autorità del vescovo locale, garante dell’apostolicità della Chiesa, è più comprensibile alla luce del contesto storico ecclesiastico della regione. Dopo che l’Erzegovina, nel XV secolo, fu caduta sotto il dominio ottomano, i figli di san Francesco d’Assisi rimasero per secoli i soli ad assicurarvi una presenza cristiana, pur tollerando qualche forma ancestrale di culto dei defunti e degli spiriti. Nel 1878, con il passaggio di quelle terre sotto l’amministrazione asburgica, Leone XIII ristabilì la gerarchia cattolica. Il conflitto di giurisdizione sorto con i pur benemeriti francescani si protrasse per più di un secolo. Nel 1975 Paolo VI, con il decreto Romanis Pontificibus, intese dirimere la questione, ma la piena attuazione del decreto richiese ancora quasi venticinque anni, potendosi dire conclusa solo alla fine degli anni Novanta del secolo scorso (cf. pp. 23 ss).
In tali condizioni, del tutto anomale, le presunte apparizioni di Medjugorje, iniziate proprio nel vivo del conflitto tra la Santa Sede, la diocesi e i religiosi, hanno subito acquistato un fortissimo interesse per la causa di questi ultimi. A partire dal 1981 si è creata e protratta per decenni una situazione di grave irregolarità canonica e di disobbedienza continuata che ha coinvolto decine e decine di frati (per non parlare delle migliaia di sacerdoti di passaggio, tenuti abilmente all’oscuro) in un ministero illegittimo in quanto non autorizzato dall’Ordinario del luogo (cf. pp. 143s, 325, 462ss). Ciò ha portato a severi quanto inevitabili provvedimenti disciplinari, fino alle più gravi censure ecclesiastiche: la sospensione a divinis, la dimissione dallo stato clericale e l’espulsione dall’Ordine sono state comminate a numerosi religiosi, anche per abusi sessuali (cf. pp. 307s, 382s). In diversi presunti messaggi della Gospa, alcuni di loro sono stati da lei elogiati o incitati alla ribellione nei confronti del vescovo (cf. pp. 136, p. 148 s., 378).
In particolare, alcuni dei francescani che sono stati più attivi a Medjugorje aderivano al movimento carismatico cattolico. Pochi mesi prima dell’inizio delle “apparizioni”, il fatto era stato “profetizzato” durante un raduno internazionale tenutosi a Roma; in seguito l’organizzazione del movimento è ben servita a dare al fenomeno, con una rapidità fulminea, una notorietà a livello planetario. Foley evidenzia alcuni problemi connessi a questo tipo di “spiritualità”, fra cui certe pratiche che possono essere interpretate come forme di trance indotta e ricordano da vicino quelle diffuse fra i montanisti, movimento ereticale dell’antichità cristiana che rivendicava un’autorità fondata non più sulla successione apostolica ma su presunti carismi (cf. pp. 29 ss, 36 ss., 41 ss.).

d) Conclusione

Tenuto conto del movimento mondiale che è sorto intorno a Medjugorje e delle numerose comunità di vario genere da essa nate o impiantatesi (senza alcuna autorizzazione ecclesiastica) nel suo territorio, il pericolo maggiore che sembra attualmente incombere è quello della creazione di una sorta di “Chiesa parallela” che non riconosca più l’autorità stabilita da Cristo mediante gli Apostoli, bensì un’autorità “visionaria” fondata su pretese apparizioni e sui relativi messaggi. Non si tratta ovviamente di uno scisma in senso formale, ma di una divisione di fatto che porta milioni di fedeli a considerare irrilevante l’autorità dei legittimi Pastori. È un fatto facilmente osservabile da chiunque che il movimento medjugorjano è sempre più caratterizzato da una religiosità sentimentale fondata non tanto sulla Rivelazione divina, trasmessa e insegnata dalla Chiesa, quanto su presunte rivelazioni che non hanno ottenuto alcun riconoscimento ecclesiastico, ma che sono ritenute tali in base a giudizi puramente privati. È sintomatica la risposta di un pellegrino secondo il quale «“non importa che il Vaticano affermi o neghi l’autenticità”, perché “ciò che conta è ciò che credi dentro, e io credo che la gente abbia bisogno di ciò”» (p. 400).
Questa mentalità soggettivistica che pone i bisogni della gente al di sopra della verità oggettiva rischia di provocare gravi deviazioni, che si manifestano poi in atteggiamenti settari e in un fanatismo irragionevole che si rifiuta per principio di prendere in considerazione le obiezioni. Questo genere di “frutti” – se ce ne fosse ancora bisogno – è un’ulteriore ed eloquente conferma dei pareri negativi già espressi dalle competenti autorità ecclesiastiche. Ora, se la suprema istanza di giudizio nella Chiesa non prende rapidamente una posizione chiara e ben fondata in merito, c’è un forte rischio che il “fenomeno Medjugorje” si trasformi in un potentissimo boomerang, non solo come causa di divisione all’interno del Popolo di Dio, ma anche come pretesto di attacchi alla Chiesa Cattolica, come osservato dal professor Hauke (cf. p. 425). Se ora qualcuno, sulla base dell’ipotesi di Foley, si chiede quale interesse abbia il diavolo a suscitare un movimento mondiale di preghiera, credo che i pericoli appena indicati rappresentino una risposta più che sufficiente. A chi o a che cosa si convertono i seguaci di Medjugorje?

venerdì 1 dicembre 2017

"Comprendere Medjugorje" di D. A. Foley. Metodi e contenuto. La relazione di Andrea Sandri alla FTL

Il 13 novembre 2017 a Lugano presso la Facoltà Teologica e, il giorno successivo, a Seregno, presso la Sala Civica “Monsignor Gandini”, a cura del Circolo Culturale Card. J.H. Newman, è stato presentato il libro di Donal Anthony Foley, Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso? (Cantagalli, Siena 2017). In entrambe le occasioni il pubblico ha potuto ascoltare le relazioni del Professor Dott. Manfred Hauke e del Dottor Andrea Sandri cui si deve la traduzione italiana del volume. A Lugano è intervenuto anche il Dottor don Giorgio Ghio.
Dopo la relazione del Professor Hauke (vedi qui) pubblichiamo, qui di seguito, la relazione di Andrea Sandri, Dottore di ricerca presso l'Università Cattolica di Milano e Presidente del Circolo culturale Cardinal John Henry Newman di Seregno.

Il libro, che qui si presenta, è la traduzione dell’originale inglese Medjugorje Revisited. 30 Years of Visions or Religious Fraud? di Donal A. Foley, pubblicato nel 2011 dalla casa editrice “Theotokos Books” di Nottingham, come seconda edizione aggiornata di Understanding Medjugorje: Heavenly Visions or Religious Illusion? (Nottingham, 2006). Del 2011 è anche l’edizione tedesca Medjugorje Verstehen. Himmlische Visionen oder fromme Illusion? (Dominus Verlag, Augusta 2011).
Si tratta di un testo frutto di una ricerca pluriennale condotta con metodo scientifico nella raccolta dei materiali e con un disciplinato senso della fede cattolica nel discernimento dei fenomeni. Come osserva nella Prefazione lo studioso italiano Marco Corvaglia – il cui sito www.marcocorvaglia.com (qui) è una delle principali fonti dello stesso Foley -, Medjugorje Revisited negli ultimi dieci anni, dal momento della pubblicazione della prima edizione inglese, è stato un importante segnavia per chi ha sentito la necessità di orientarsi criticamente nel complesso e intricato sviluppo complessivo del fenomeno di Medjugorje senza dover sin dal principio aderire ai praeambula di quello che negli anni sembra essersi strutturato come un culto parallelo e, talvolta alternativo, alla religione cattolica.
Donal Foley, Comprendere Medjugorje, Cantagalli, Siena 2017.
L’edizione italiana, di cui si è fatto carico il prestigioso editore cattolico Cantagalli, premia la ricerca di Foley con il suo inserimento nella Collana di Mariologia della Facoltà Teologica di Lugano, collana diretta autorevolmente dal Professor don Manfred Hauke, che è cattedratico di Teologia Dogmatica presso la stessa Facoltà e mariologo di fama internazionale.
Di particolare rilevanza storica e dottrinale è questa edizione italiana anche per il fatto che essa si colloca, come emerge dalla Postfazione che aggiorna il testo al febbraio 2017, nell’“attesa di un [prossimo] verdetto” vaticano dopo che il fenomeno è stato a più riprese vagliato dalle Commissioni della Diocesi di Mostar, della Conferenza Episcopale Jugoslava e di quella croata e finalmente, al massimo grado, dalla Commissione Ruini istituita presso la Congregazione della Dottrina della Fede.

Dalla lettura del libro emergono alcune brevi ricognizioni sul fenomeno di Medjugorje, sul metodo di Foley e sul giudizio conclusivo cui si perviene.

Il fenomeno

Il fenomeno Medjugorje, come contemplato e analizzato da Foley, non si riduce alle visioni che alcuni giovani croati ebbero per dieci giorni, a partire dal 24 giugno del 1981 fino al 3 luglio, e del loro protrarsi indefinito fino al presente. Anche i “messaggi” della “Gospa” e il loro contenuto, i “miracoli” e alcuni eventi apparentemente prodigiosi di cui sono stati testimoni molti pellegrini negli anni costituiscono il fenomeno Medjugorje.
Esso comprende inoltre la storia e il milieu religioso e sociale della regione di Medjugorje, la biografia e il comportamento dei veggenti, il ruolo fondamentale dei francescani croati, l’integrazione complessa e durevole, a livello mondiale, di un seguito di Medjugorje formato da semplici fedeli, “convertiti”, ecclesiastici e teologi favorevoli (soprattutto Laurentin, ma all’inizio anche von Balthasar), dall’organizzazione dei pellegrinaggi, dai gruppi di preghiera, da case editrici e dalle radio impegnate a diffondere i messaggi, da ecclesiastici (il vescovo di Belgrado Franc Perko, soprattutto l’arcivescovo di Spalato Frane Franić in polemica con i vescovi di Mostar, e il Cardinale Christoph Schönborn), persino da istituti universitari.

Il metodo

Tutti gli aspetti del fenomeno di Medjugorje sono esaminati da Foley applicando il metodo che ogni volta a essi meglio si addice. La fondamentale ricostruzione dei fatti iniziali, legati alle prime visioni, è svolta secondo il principio proprio della ricerca storica in base al quale si devono privilegiare le fonti dirette e i testimoni oculari. Uno dei caratteri distintivi della ricerca di Foley sta infatti nell’aver privilegiato le trascrizioni delle prime “interviste” rilasciate a caldo dai veggenti ai francescani e simultaneamente registrate su nastro magnetico in un tempo immediatamente successivo alle visioni sul monte Podbrdo.
I dati positivi, come le alterazioni fisiologiche e comportamentali dei veggenti durante le visioni e le asserite guarigioni, sono esaminati in base alle categorie della scienza medica e all’autorità della letteratura di settore riconosciuta che si è occupata di simili fenomeni.
Il fenomeno sociologico e religioso – si direbbe sinteticamente: socio-religioso - nel suo complesso è studiato ed esposto da Foley tramite le indagini di studiosi privi di finalità apologetiche come è il caso del ricercatore italiano Paolo Apolito.
Gli elementi attinenti all’intervento soprannaturale oppure preternaturale (perché in ciò sta il dilemma ultimo) i quali non possono essere giudicati dal metodo storico, da quello meramente sussuntivo delle scienze positive o dall’indagine sociologica, sono esaminati da Foley con un discernimento che si fonda nella certa conoscenza del dogma cattolico, soprattutto mariano, nei consigli e indicazioni di autori spirituali del passato, come San Giovanni della Croce o San Luigi Maria de Monfort, e del presente, come p. Jordan Aumann.

Vale la pena accennare a qualche esempio.

L’episodio di cui fu testimone il pellegrino francese Jean Louis Martin il 14 gennaio 1985: Vicka sostiene generalmente di non vedere altro che la “Gospa”durante le estasi: “Noi vediamo la Vergine, ma non vediamo nient’altro né sentiamo altra cosa”. Jean Louis Martin, all’inizio entusiasta di Medjugorje, inizia a dubitare e pensa di mettere alla prova la stessa Vicka. Mentre questa è in “estasi” nella stanza delle apparizioni, Martin, in presenza di più persone, finge di ficcarle due dita negli occhi, al che la veggente reagisce ritraendosi spaventata. In un momento successivo Vicka fornì una spiegazione del tutto insostenibile: aveva avuto l’impressione che la “Vergine” fosse stata sul punto di fare cadere il “Bambino” dalle proprie braccia e così lei si era spostata per prenderlo (pp. 258-259).

Il modo in cui la “Gospa” appare. L’apparizione è preceduta da una “luce diffusa” e nebulosa dalla quale prende successivamente forma, in maniera indistinta, la “Gospa” la cui immagine compare e scompare. In realtà la Santa Vergine Maria, solo essere umano insieme al Figlio a non avere conosciuto la corruzione della morte, ha un corpo distinto, reale e incorrotto, distinto dall’aura che l’accompagna e così appare nelle visitazioni riconosciute dalla Chiesa (pp. 61, 74-75).

Alcune esortazioni alla disobbedienza. Es.: nel 1981 p. Vego, francescano, si reca a Medjugorje per consultare la “Gospa” tramite i veggenti in merito alla propria posizione e a quella di p. Prusina nella disputa con il vescovo di Mostar, allora Mons. Žanić, che li voleva allontanare dalla diocesi. In molte risposte la visione dà ragione ai francescani. In particolare nel messaggio del 3 gennaio 1982 la “Gospa” disse: “Ivica [p. Vego] non è colpevole… se lo cacciano dall’Ordine conservi la fede … Ivica non è colpevole … il vescovo non cura abbastanza l’ordine. La colpa è sua. E poi non sarà sempre vescovo. Io gli mostrerò la giustizia nel Regno dei Cieli” (pp. 144-145).

Messaggi il cui contenuto è inconciliabile con il dogma cattolico: es.: il 6 maggio 1982 i veggenti chiedono alla “Gospa”: “Gli uomini sono presenti in cielo soltanto con l’anima o con l’anima e con il corpo?”, e “la Gospa risponde: essi sono presenti con l’anima e con il corpo”; oppure il 1° ottobre alla domanda “Tutte le religioni sono buone? Tutte le religioni sono identiche?”, la “Gospa” dichiara: “Di fronte a Dio tutte le religioni sono identiche. Dio le governa come un re nel suo regno” (p. 135).

La “Gospa” recita il Padre nostro insieme ai veggenti e pronuncia le parole “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, ma liberaci dal male” contraddicendo così il dogma dell’“Immacolata Concezione” (p. 211).

Questi e altri aspetti decisivi per giudicare Medjugorje sono riportati nel Compendio dei dubia elaborato con straordinaria precisione da Peter Christoph Düren e incluso a mo’ di appendice nell’edizione tedesca e, ora, in quella di quella italiana del libro di Foley.

Rilevantissimo, anche per un giudizio finale su tutto il fenomeno, è il ricorso al metodo comparativo tramite il quale l’Autore mette efficacemente a confronto Medjugorje con le apparizioni mariane riconosciute dalla Chiesa – soprattutto Guadalupe (1531), Rue de Bac (1830), Lasalette (1846), Lourdes (1858), Fatima (1917), Beauraing (1932) e Banneux (1933).
Importante e alla radice di tutto il discorso è infine la prospettiva non sottaciuta di uno scrittore, che, pur non disdegnando i metodi della ricerca profana, crede nell’esistenza di Dio e del diavolo e sa distinguere senza esitazione le presenza di quest’ultimo anche quando si cela sotto mentite spoglie.

Giudizio conclusivo

L’attenta e acribica considerazione del fenomeno porta Foley a una conclusione abbastanza netta sulle visioni di Medjugorje che può essere così riassunta brevemente in tre asserzioni: a) principalmente le visioni dei primi dieci giorni possono essere ricondotte a un intervento non umano che tuttavia ha i caratteri propri del fenomeno preternaturale, ossia non sovrannaturale e quindi demoniaco; b) ciò che è accaduto negli anni successivi obbedisce probabilmente alle finalità delle prime “visitazioni”, ma è opera in larga parte umana – pur non essendo escluso l’intervento preternaturale in alcuni episodi - supportata da un’efficiente e articolata organizzazione di propaganda non estranea a interessi economici e alla volontà degli stessi veggenti di mantenere il fenomeno nella attualità e al centro dell’attenzione; d) così Medjugorje ha realizzato o minaccia di realizzare oggettivamente l’oblio e il “superamento”, che gli stessi interpreti favorevoli al fenomeno descrivono come un “completamento”, del messaggio di Fatima, di quello stesso messaggio che, secondo Foley, costituisce il vero messaggio decisivo della Santa Vergine all’umanità.

L’Autore. Donal Foley (1956) è scrittore, con una formazione in scienze umane e teologia, dirige la summenzionata casa editrice “Theotokos Books”. È segretario dell’Apostolato Mondiale di Fatima in Inghilterra e Galles ed esperto riconosciuto di apparizioni mariane nell’età moderna. In particolare si è occupato degli eventi di Fatima e delle presunte mariofanie di Medjugorje. Tra diverse pubblicazioni, tradotto in italiano: Il libro delle apparizioni mariane. Influenza e significato nella storia dell’uomo e nella Chiesa (Gribaudi, 2004).

sabato 25 novembre 2017

Intorno a Medjugorje. La relazione del Professor Manfred Hauke per la presentazione del libro di D.A. Foley a Lugano e a Seregno

Il 13 novembre 2017 a Lugano presso la Facoltà Teologica e, il giorno successivo, a Seregno, presso la Sala Civica “Monsignor Gandini”, a cura del Circolo Culturale Card. J.H. Newman, è stato presentato il libro di Donal Anthony Foley, Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso? (Cantagalli, Siena 2017) (vedi qui, qui e qui). In entrambe le occasioni il pubblico ha potuto ascoltare le relazioni del Professor Dott. Manfred Hauke e del Dottor Andrea Sandri cui si deve la traduzione italiana del volume. A Lugano è intervenuto anche il Dottor don Giorgio Ghio.
Pubblichiamo qui di seguito, per prima, la relazione di don Manfred Hauke che è Professore di Dogmatica presso la Facoltà di Teologia di Lugano, Presidente della “Deutsche Arbeitsgemeinschaft für Mariologie” e membro ordinario della
Pontificia Academia Mariana Internationalis. Si può accedere alla biografia e alla bibliografia del Professor Hauke qui. Segnaliamo inoltre la tavola rotonda curata dalla Radio Svizzera Italiana tenutasi Lugano nel contesto della presentazione (vedi qui).

Siamo nel centenario delle apparizioni mariane di Fatima. La Facoltà di Teologia di Lugano ha offerto, nel semestre precedente, un corso opzionale su quest’evento importante per la vita della Chiesa. A differenza di Fatima, le presunte mariofanie iniziate a Medjugorje non sono state riconosciute dalla Chiesa. Vi sono già stati dei giudizi negativi a livello di Chiesa locale e da parte dei Vescovi jugoslavi nel 1991: “non constat de supernaturalitate”. Nel momento presente, molti si aspettano un pronunciamento da parte del Sommo Pontefice. Qualsiasi decisione della Chiesa, comunque, va affiancata da un’attenta documentazione dei fatti storici e da un discernimento critico fatto dai teologi. Stiamo presentando, stasera, uno studio che potrà aiutare proprio in questo discernimento: il libro di Donal Anthony Foley, “Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso?”. È il quattordicesimo volume della “Collana di Mariologia”, pubblicata dalla EuPress FTL e curata dal sottoscritto.

L’autore del libro

Donal Foley, nato in Inghilterra nel 1956, è scrittore e ha una formazione in scienze umane e in teologia. Egli dirige la casa editrice “Theotokos Books” (qui) con sede a Nottingham. È Segretario dell’Apostolato Mondiale di Fatima in Inghilterra e Galles.
Il suo primo grande libro noto alla comunità scientifica sul tema delle apparizioni mariane è del 2002: Marian Apparitions, the Bible, and the Modern World; la traduzione italiana è apparsa nel 2004 col titolo: Il libro delle apparizioni mariane. Influenza e significato nella storia dell’uomo e nella Chiesa (Gribaudi, 2004). Per capire l’importanza di questo studio, cito un commento del noto studioso domenicano inglese Aidan Nichols (che più di 20 anni fa ha frequentato anche la nostra Facoltà).
Nichols scrive nella prefazione: “Questo libro innovativo guarda alle apparizioni mariane approvate più importanti degli ultimi cinque secoli e le mette in rapporto con eventi storici importanti, come la Riforma, la Rivoluzione francese e quella russa oltre che l’ascesa del nazismo”. Foley mette bene in evidenza l’importanza profetica delle apparizioni mariane riconosciute dalla Chiesa per il mondo di oggi.

Possiamo fidarci dell’“esperienza diretta”? L’esempio di Bayside

Ci sono apparizioni mariane autentiche che vanno valorizzate. Ci sono anche, però, numerosi eventi di cui si presume un’origine soprannaturale, ma la cui pretesa va respinta sulla base di un discernimento critico. Vi presento un esempio che mi sembra eclatante. Veronica Lueken è stata una presunta veggente degli Stati Uniti. Per 27 anni, dal 1968 al 1995, ella ebbe “apparizioni” di Gesù Cristo, della Madre di Dio e di numerosi santi a Bayside, un quartiere di New York. Tutto cominciò con un piacevole profumo di rose e una “voce interiore” che dettò alla “veggente” una pia poesia (molto carina). Nel 1975, la Lueken ricevette la “rivelazione” che papa Paolo VI sarebbe stato imprigionato da alcuni prelati della Curia Romana in un carcere segreto e sostituito da un sosia. Così si spiegherebbe la decadenza della Chiesa Cattolica nel postconcilio.
La diocesi di Brooklyn ha già messo in guardia i fedeli dalle presunte rivelazioni nel 1974; nel 1986 il Vescovo locale, dopo aver consultato la Congregazione per la Dottrina della Fede, ha emesso il giudizio che gli eventi non hanno origine soprannaturale.
Nonostante ciò, fino ad oggi ci sono fedeli che difendono l’origine celeste dei fenomeni e si richiamano alla loro esperienza diretta. Dopo l’invenzione, nel 1972, degli apparecchi fotografici Polaroid, i quali fanno uscire le fotografie subito dopo lo scatto, i sostenitori presentano numerose fotografie, con dettagli apparentemente “devoti”, scattate durante le “apparizioni”; persino l’autore di uno studio critico apparso qualche anno fa per i tipi della “Oxford University Press” conferma questi fatti, osservati anche da lui (J.P. Laycock, The Seer of Bayside, 2015). Queste fotografie sono davvero delle “prove” dell’origine celeste? C’è forse dietro un inganno umano non ancora svelato? Oppure è un’opera del “padre della menzogna”?

Il significato delle apparizioni mariane

Prima di fare qualche osservazione sull’importanza del libro di Foley su Medjugorje, vorrei presentarvi molto brevemente alcune note sull’importanza delle apparizioni mariane e sui criteri della Chiesa per valutare presunte rivelazioni. Sull’importanza degli eventi autentici basti sentire un breve riassunto di papa Benedetto XVI, contenuto nella Lettera apostolica postsinodale sulla Parola di Dio (Verbum Domini, 2010):
Gesù Cristo, che ci ha rivelato Dio, «“è la Parola unica e definitiva consegnata all’umanità”. San Giovanni della Croce ha espresso questa verità in modo mirabile: “Dal momento in cui ci ha donato il Figlio suo, che è la sua unica e definitiva Parola, ci ha detto tutto in una sola volta in questa sola Parola e non ha più nulla da dire … Infatti quello che un giorno diceva parzialmente ai profeti, l’ha detto tutto nel suo Figlio, donandoci questo tutto che è il suo Figlio. Perciò chi volesse ancora interrogare il Signore e chiedergli visioni o rivelazioni, non solo commetterebbe una stoltezza, ma offenderebbe Dio, perché non fissa il suo sguardo unicamente in Cristo e va cercando cose diverse e novità”. Di conseguenza, il Sinodo ha raccomandato di “aiutare i fedeli a distinguere bene la Parola di Dio dalle rivelazioni private” il cui ruolo “non è quello … di ‘completare’ la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica”.
Il valore delle rivelazioni private è essenzialmente diverso dall’unica rivelazione pubblica: questa esige la nostra fede; in essa infatti, per mezzo di parole umane e della mediazione della comunità vivente della Chiesa, Dio stesso parla a noi. Il criterio per la verità di una rivelazione privata è il suo orientamento a Cristo stesso. Quando essa ci allontana da Lui, allora essa non viene certamente dallo Spirito Santo, che ci guida all’interno del Vangelo e non fuori di esso. La rivelazione privata è un aiuto per questa fede, e si manifesta come credibile proprio perché rimanda all’unica rivelazione pubblica. Per questo l’approvazione ecclesiastica di una rivelazione privata indica essenzialmente che il relativo messaggio non contiene nulla che contrasti la fede ed i buoni costumi; è lecito renderlo pubblico, ed i fedeli sono autorizzati a dare ad esso in forma prudente la loro adesione. Una rivelazione privata può introdurre nuovi accenti, fare emergere nuove forme di pietà o approfondirne di antiche. Essa può avere un certo carattere profetico (cfr 1 Tess 5,19-21) e può essere un valido aiuto per comprendere e vivere meglio il Vangelo nell’ora attuale; perciò non la si deve trascurare. È un aiuto, che è offerto, ma del quale non è obbligatorio fare uso. In ogni caso, deve trattarsi di un nutrimento della fede, della speranza e della carità, che sono per tutti la via permanente della salvezza» (Verbum Domini 14).


I criteri per il discernimento

I criteri per la valutazione della Chiesa sono riassunti nelle Norme per procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni. Il testo, del 1978, è stato pubblicato ufficialmente nel 2012; tra i commenti riguardo alla prassi della Congregazione per la Dottrina della Fede va notato soprattutto un intervento di Mons. Charles Scicluna (attualmente Vescovo di Malta) al Congresso Mariologico Internazionale di Lourdes del 2008 (Città del Vaticano 2010). Possiamo distinguere quattro punti fondamentali: regole riguardanti i veggenti, il contenuto delle visioni o apparizioni (incluse le modalità concrete di queste percezioni), i loro effetti e i segni miracolosi a loro sostegno.

(1) La persona del veggente va esaminata dal punto di vista morale e psico-fisico. Le Norme sottolineano in particolare «l’equilibrio psichico, l’onestà e la rettitudine della vita morale, la sincerità e la docilità abituale verso l’autorità ecclesiastica».

(2) Per ciò che riguarda il contenuto dell’apparizione, ci vuole una «dottrina teologica e spirituale vera ed esente da errore».

(3) Per gli effetti delle apparizioni valgono le parole del Signore sull’albero buono che si manifesta nei suoi frutti (Mt 7,15-20). Le rivelazioni autentiche confermano il veggente nelle virtù dell’umiltà, dell’obbedienza e della pazienza. Le false rivelazioni, invece, creano superbia, presunzione e disobbedienza.

(4) Il “criterio decisivo” per accertare il carattere soprannaturale di un’apparizione è il miracolo, che deve avere «una connessione esplicita o implicita ma indubbia con l’apparizione» (M. Castellano: Enciclopedia mariana “Theotokos”, 1958, 494). Per ciò che riguarda i miracoli di guarigione, l’ufficio medico di Lourdes richiede un’istantanea e completa guarigione. Le «sole garanzie decisive» per discernere una profezia autentica «sono il miracolo precedente la profezia e/o l’avverarsi della stessa» (F.-M. Dermine, Mistici, veggenti e medium, Città del Vaticano 2002). Già il libro del Deuteronomio nota: «Quando il profeta parlerà in nome del Signore e la cosa non accadrà e non si realizzerà, quella parola non l’ha detta il Signore. Il profeta l’ha detta per presunzione» (Dt 18,22).

Come esempio di profezia, in questo senso, possiamo ricordare gli eventi di Fatima: già il 13 luglio 1917 Maria annunciò che tre mesi dopo, alla stessa ora e nello stesso luogo, sarebbe avvenuto un grande miracolo; ciò accadde con il miracolo del sole.

L’importanza delle registrazioni audio

Esistono già molti libri su Medjugorje. Perché pubblicarne ancora un altro? Il libro di Foley, a mio parere, è il lavoro teologico più importante sulle presunte apparizioni di Medjugorje. Il suo pregio scientifico principale è lo studio dettagliato delle primissime interviste fatte ai veggenti dai francescani dal 27 al 30 giugno 1981, conservate come registrazioni audio. Per il mercato librario italiano, questo è una novità, come sono nuovi anche molti altri dettagli descritti nel volume.
Le registrazioni audio non sono ancora state studiate dall’apposita Commissione capeggiata dal cardinal Ruini? Secondo le indiscrezioni svelate da un noto vaticanista italiano (Andrea Tornielli), commentate poi da un membro della medesima Commissione (Salvatore Perrella), sarebbero state ritenute autentiche le prime sette apparizioni di Medjugorje, avvenute nei primi dieci giorni (24 giugno – 3 luglio 1981).
Circoscrivere le prime sette apparizioni in questa maniera, però, non è possibile. In alcuni giorni ci furono più apparizioni. Già dal 24 al 30 giugno ci furono almeno 8 (o 12) apparizioni. Nessuno studio storico che abbia investigato le registrazioni audio arriva a circoscrivere sette prime apparizioni. A quanto pare, non sono state studiate le trascrizioni dei nastri audio (purtroppo difficili da trovare) pubblicate in Canada, in francese e in inglese, nel 1988 e nel 1989 (Ivo Sivrić – Louis Bélanger, La face cachée de Medjugorje, Éditions Psilog, Saint-François-du-Lac, Québec, Canada 1988, 195-380; The Hidden Side of Medjugorje, 1989, 203-402) e, in seguito, anche da altri studiosi (nel 1998, in francese, da Daria Clanac e nel 2013, in inglese, da James Mulligan). Foley, esperto di apparizioni mariane dell’epoca moderna, ha studiato queste interviste con grande attenzione.
Su queste registrazioni si potrebbe scrive un “giallo”. Esse furono trascritte e tradotte per la prima volta dal francescano croato Ivo Sivrić (1917-2002), nativo di Medjugorje. Ordinato sacerdote a Mostar nel 1941, alla fine della Seconda Guerra Mondiale dovette fuggire dai comunisti e fece il suo dottorato in teologia a Roma. Nel 1948 egli emigrò negli Stati Uniti, dove lavorò nella pastorale del convento francescano di Beaver Falls (Pennsylavania) e insegnò alla Duquesne University di Pittsburgh. L’Università di Saint Louis dispone di un’ampia collezione di manoscritti (Ivo Sivrić Manuscript Collection) attinente anche al fenomeno di Medjugorje. Nei suoi soggiorni a Medjugorje nel 1983, 1984 e 1986, per circa sei mesi, padre Sivrić poté conoscere bene i suoi confratelli francescani del luogo e i veggenti.
Anche René Laurentin, il principale diffusore del fenomeno di Medjugorje a livello pubblicistico, prese conoscenza del lavoro di Sivrić e scrisse nel dicembre del 1988: «On ne peut donc que le féliciter d’avoir déchiffré et édité consciencieusement ces interviews éprouvantes…» (Dernières nouvelles de Medjugorje, n. 7bis, Paris 1988, 38). Nonostante ciò, Laurentin non fece tesoro del materiale fornito, perché i risultati erano per lui imbarazzanti. Il mariologo francese aveva falsificato, per esempio, l’affermazione del 29 giugno della presunta Madonna, la quale, di fronte ad una dottoressa che la voleva toccare, osservò: «Ci sono sempre dei Giuda increduli» (Sivrić, ingl., 319; fr. 315; Klanac 135; Mulligan 196). Nel suo riassunto, molto ridotto, dei primi giorni, pubblicato nel 1988 (prima dell’opera di Sivrić), Laurentin modificò l’espressione “Giuda increduli” in “Tommaso increduli” (Laurentin, Message, 1988, 144).
Il libro di Sivrić è stato boicottato da una lobby molto potente. Negli Stati Uniti, il distributore ha tenuto il libro nel deposito. In Francia, il distributore ha fatto sparire 400 esemplari che gli aveva spedito dal Canada. Non esistono prove formali, ma Louis Bélanger (che assieme a Sivrić pubblicò il libro nella sua casa editrice privata) ha osservato che l’editore era collegato a Laurentin (e-mail al sottoscritto, 1° marzo 2010), che nel 1984 aveva pubblicato il suo primo libro su Medjugorje, in francese, con una tiratura di 86000 copie e con un discreto ricavo finanziario. L’allora Vescovo di Mostar, Pavao Žanić, poté scrivere nel 1990: «Quelli che hanno scritto di Medjugorje hanno venduto bene i propri libri e fatto grandi profitti. Sfortunatamente, a quelli che ne hanno scritto criticamente non è andata altrettanto bene perché si sono imbattuti in un boicottaggio organizzato» (Žanić, Verità, 1990, punto 29). Quando io mi sono voluto procurare i testi delle registrazioni, nel 2010, ho dovuto chiederli direttamente a Bélanger, perché in Svizzera non sono riuscito a trovarli. Essi non sono reperibili, a quanto pare, neanche in Italia. Perciò non bisogna meravigliarsi delle incredibili lacune del lavoro della Commissione Ruini.
Il libro di Foley, invece, ha utilizzato attentamente la traduzione inglese delle registrazioni. Il suo studio, del 2006, con una seconda edizione nel 2011, ha avuto un impatto enorme nel mondo di lingua inglese. Per contrastarlo, un seguace delle presunte apparizioni mariane di Medjugorje, l’inglese James Mulligan, nel 2013 ha pubblicato una nuova edizione inglese delle registrazioni audio, ma il risultato non cambia niente di sostanziale nei testi; anzi abbiamo anche qualche frammento di testi imbarazzanti in più.

Qualche “flash” sui primi giorni delle presunte apparizioni

Non spetta ad un’introduzione anticipare tutti i risultati del libro di Foley. Vorrei soltanto fare qualche breve osservazione sugli eventi dei primi giorni. Il 29 giugno, la veggente Ivanka chiese alla “Gospa” fino a quando voleva ancora rimanere con loro. La risposta fu: «Fino a quando lo desiderate, fino a quando lo volete» (Sivrić, ingl., 319; fr. 315; Mulligan 196 e 188). Il giorno seguente, il 30 giugno, i veggenti le posero la medesima domanda: «Fino a quando vuol rimanere con noi?». Questa volta la risposta fu: «Ancora tre giorni», ovvero «tre volte». Quella risposta fu colta da tutti i veggenti e anche da due giovani donne presenti durante l’apparizione, perché a quell’epoca i veggenti non avevano ancora delle “estasi”, bensì parlavano tra loro ad alta voce. Quindi le apparizioni sarebbero dovute terminare venerdì 3 luglio 1981. L’informazione venne, a quanto pare, dal soggetto apparso e non dai veggenti che gli si trovarono di fronte. Vale a dire: il 29 e il 30 giugno la presunta Madonna offre due risposte contraddittorie; poi l’annunciata conclusione non si verifica, ma gli eventi vanno avanti. Qui si tratta in modo evidente di un annuncio che non si è verificato: è una falsa profezia.
Nei primi giorni non c’è alcun miracolo, anche se i veggenti chiedono un segno. I presunti “segni” dati sono un orologio che gira e un bambino che guarisce soltanto lentamente parecchio tempo dopo la promessa; questi eventi non possono essere riconosciuti come miracoli.
Non c’è neanche un messaggio. Il 29 giugno lo nota persino padre Zovko in un messaggio ai parrocchiani di Medjugorje. Nei primi giorni, la “Gospa” reagisce a domande private. La quantità interminabile di “messaggi” quotidiani arriverà soltanto in seguito.
Poi abbiamo numerosi aspetti strani già nei primi giorni. La “Gospa” scompare e ricompare più volte, quando la gente “calpesta” il suo velo; si fa toccare e si mette a ridere; qualche veggente ha la sensazione d’imbattersi in un oggetto d’acciaio; le mani della “Gospa” sembrano tremare; il soggetto apparso esita, quando gli si domanda se vuol apparire in chiesa, e altro ancora. Valutando tutti questi aspetti, presenti già nei primi giorni dei fenomeni, non sembra possibile affermare che sia apparsa la Madre di Dio. Ci sono buoni motivi per parlare di “apparizioni” e non soltanto di qualche dinamismo psicologico. “Apparizioni”, in questo caso, di un soggetto che non lascia le tracce di Maria di Nazareth. Lo si vede in particolare quando la “Gospa” porta messaggi strani e quando giustifica la disobbedienza al Vescovo.
Spero che dopo decenni di propaganda su Medjugorje possa iniziare, anche nell’ambiente di lingua italiana, un processo di discernimento basato sui fatti storici. Si possono magari discutere varie ipotesi per spiegare i fatti nei dettagli, ma dopo l’uscita del libro di Foley non è più possibile – così spero almeno – ignorare i gravi problemi delle presunte apparizioni di Medjugorje.

Dati bibliografici:

Donal Anthony Foley
Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso?
(Collana di Mariologia, 14) EuPress FTL, Lugano – Cantagalli, Siena 2017, 504 pp. ISBN 978-88-6879-510-8, EUR 25

giovedì 9 novembre 2017

Il problema di Medjugorje. Intervista al teologo Manfred Hauke sul recentissimo volume di Donal A. Foley

Martedì 14 novembre 2017 (ore 21.00, Aula civica Monsignor Gandini, a Seregno – vedi già qui) il Circolo Culturale Cardinal John Henry Newman ospiterà la presentazione del libro di Donal A. Foley, Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso? recentemente pubblicato in una coedizione della casa editrice della Facoltà Teologica di Lugano Eupress FTL e dell’editore Cantagalli. Sarà presente all’evento l’autore dello studio Donald A. Foley, il dottor Andrea Sandri, traduttore del libro, e il Professor don Manfred Hauke, dogmatico e mariologo. Foley, che è un esperto di apparizioni mariane nell’età moderna, analizza la trascrizione delle interviste fatte ai veggenti dai francescani nei primi giorni delle presunte apparizioni. La prima e la seconda edizione del volume sono state pubblicate in inglese nel 2006 e 2011, questa terza edizione esce ora tradotta in italiano, con parti inedite.
Pubblichiamo qui di seguito un’intervista del Professor Hauke sui principali contenuti dell’opera uscita nel quotidiano ticinese
Giornale del Popolo lo scorso sabato 4 novembre in vista di un'analoga presentazione che avrà luogo il 13 novembre presso la Facoltà Teologica di Lugano.

Professor Hauke, esistono già tanti libri su Medjugorje, perché la Facoltà Teologica di Lugano ha voluto pubblicarne un altro e proprio questo studio?

Il libro di Foley, a mio parere, è il lavoro teologico più importante sulle presunte apparizioni di Medjugorje. Il suo pregio scientifico principale è lo studio dettagliato delle primissime interviste fatte ai veggenti da parte dei francescani, dal 27 al 30 giugno 1981, conservate come registrazioni audio.

Questa fonte non è ancora stata studiata dalla Commissione guidata dal cardinale Ruini?

Si può dedurre di no. Infatti, dalle indiscrezioni svelate dal vaticanista Tornielli, commentate poi da un membro della medesima commissione, sarebbero state ritenute autentiche le prime sette apparizioni di Medjugorje nei primi dieci giorni (24 giugno – 3 luglio 1981). Circoscrivere le prime sette apparizioni in questa maniera, però, non è possibile. In alcuni giorni ci furono più apparizioni. Già dal 24 al 30 giugno ci furono almeno 8 (o 12) apparizioni.
Nessuno studio storico che ha investigato le audio registrazioni arriva ad una circoscrizione di sette prime apparizioni. Quindi, questo indizio farebbe dire che non sono state studiate le edizioni dei nastri audio (purtroppo difficili a trovare), pubblicate nel 1988 e 1989 in Canada, in francese e inglese (e in seguito ancora da altri studiosi nel 1998, in francese, e nel 2013, in inglese). Foley, esperto delle apparizioni mariane nel tempo moderno, ha studiato queste interviste con grande attenzione.

Ci sono delle informazioni nuove per il pubblico italofono?


Ce ne sono tante. Tra queste cito solo che la “Gospa” di Medjugorje disse ai veggenti il 30 giugno 1981 che sarebbe apparsa soltanto ancora per tre giorni (quindi fino al 3 luglio).

Scorrendo il volume di Foley si vede che l'autore propende per la tesi che a Medjugorje non sia apparsa la Madonna. Ma allora, riguardo soprattutto ai primi giorni delle apparizioni, secondo Foley, cosa sarebbe successo?

È stata tentata una spiegazione psicologica, come quella di un’allucinazione collettiva (che nella realtà non esiste; un’allucinazione è sempre individuale). Guardando proprio i fenomeni dei primi giorni, Foley ipotizza una spiegazione “preternaturale” (“aldilà” del naturale, ma non “soprannaturale” come opera di Dio): l’intervento di spiriti maligni. Tali interventi si riscontrano anche in numerose altre pseudo apparizioni mariane, in parte condannate dalla Chiesa, come a Necedah e Bayside (Stati Uniti).

A Medjugorje vi sono state molte conversioni. Un fatto che appare positivo. Allora che senso hanno queste conversioni, se è vero quello che sostiente Foley?

Un’autentica conversione sicuramente è un’opera di Dio. Quando qualcuno si mette alla ricerca di Dio e prega, può ricevere la grazia della conversione. Ciò è stato in passato anche in luoghi di pellegrinaggio la cui origine soprannaturale è spuria.

Qual è la conclusione a cui si giunge seguendo Foley?

Ogni presunta apparizione va valutata sulla base della documentazione storica e dei criteri proposti dalla Chiesa. Il fenomeno di Medjugorje non sta in piedi di fronte ad un tale studio. Esso si differenzia molto dalle maggiori apparizioni riconosciute dalla Chiesa come Guadalupe, Lourdes, Fatima per citarne alcune.

Fonte: Giornale del Popolo, 4 novembre 2017.

lunedì 23 ottobre 2017

Comprendere Medjugorje. Presentazione del libro di Donal A. Foley a Seregno

Presentazione del volume Donal Anthony Foley, Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso?, Cantagalli, Siena 2017.

Come da noi anticipato (vedi qui) è finalmente uscito nella traduzione italiana il volume decisivo del riconosciuto studioso inglese Donal A. Foley sul fenomeno di Medjugorje. L’opera, che nella probabile imminenza di un pronunciamento vaticano spiega i retroscena e i meccanismi di un dubbio fenomeno religioso di massa, sarà presentata per la prima volta in Italia a Seregno il 14 novembre 2017 nel contesto delle conferenze organizzate ormai da anni dal Circolo Culturale John Henry Newman. Interverranno l’Autore del libro, il teologo e mariologo Manfred Hauke e il Presidente del Circolo Cardinal J.H. Newman Andrea Sandri anche in qualità di traduttore del libro. Riportiamo qui di seguito il programma della conferenza:

Seregno 14 Novembre 2016. Aula Monsignor Gandini. Via XXIV Maggio. Ore 21. Seregno 14 Novembre 2017. Aula Monsignor Gandini. Via XXIV Maggio. Ore 21.

Introduce Andrea Sandri (Presidente del Circolo Culturale Card. J.H. Newman)

ANDREA SANDRI Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso? di Donal A. Foley. Metodi e contenuto

Prof. Dr. P. MANFRED HAUKE Le apparizioni di Medjugorje. Criteri teologici per un giudizio della loro natura

Il Dr. DONAL A. FOLEY svolgerà alcune considerazioni sull’opera e risponderà alle domande del pubblico.