venerdì 8 dicembre 2017

Ancora sul fenomeno di Medjugorje. La relazione di don Giorgio Ghio sul libro di D.A. Foley alla FTL

Il 13 novembre 2017 a Lugano presso la Facoltà Teologica è stato presentato il libro di Donal Anthony Foley, Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso? (Cantagalli, Siena 2017). Il pubblico ha qui potuto ascoltare, oltre alle relazioni del Professor Dott. Manfred Hauke (vedi qui) e del Dottor Andrea Sandri (vedi qui), cui si deve la traduzione italiana del volume, un interessante e puntuale intervenuto del Dottor don Giorgio Ghio che pubblichiamo qui di seguito.

Vorrei soffermarmi brevemente sull’aspetto ecclesiale del “fenomeno Medjugorje”.

a) Criteri di discernimento

La Chiesa Cattolica dispone di validi strumenti per la valutazione di fatti di presunta origine soprannaturale. Ci sono anzitutto i rigorosi criteri indicati dal cardinale Lorenzo Lambertini (il futuro papa Benedetto XIV) nel suo monumentale De servorum Dei beatificatione et de beatorum canonizatione, composto tra il 1734 e il 1738, in un’epoca in cui la Chiesa aveva un forte interesse, per evitare gli attacchi degli illuministi, a riconoscere correttamente i fenomeni che superano l’ambito della natura creata. In tempi più recenti, nel 1978 sono state diramate a tutti i vescovi del mondo le Normae della Congregazione per la Dottrina della Fede già ricordate dal professor Hauke, poi pubblicate nel 2012. Infine abbiamo a disposizione l’insegnamento secolare della teologia ascetica e mistica, che ha prodotto una sterminata bibliografia. Strumenti atti all’accertamento della vera natura di un fenomeno, quindi, non mancano di certo. Il libro del dottor Foley vi fa più volte riferimento (solo per dare qualche esempio, cf. pp. 292ss, 298ss).

b) Prese di posizione delle autorità competenti

Monsignor Pavao Žanić, vescovo della Diocesi di Mostar dal 1980 al 1993, nel 1982 istituì, in qualità di autorità competente in materia, una prima commissione, poi ampliata due anni più tardi, che fornì un responso di non constat de supernaturalitate, inviato all’allora cardinal Ratzinger nel maggio del 1986 (cf. pp. 83, 249, 349). A questo punto, in linea di principio, la questione si sarebbe dovuta considerare chiusa. Visto però che nel frattempo il fenomeno religioso, ben lungi dall’esaurirsi, si stava prolungando con il conseguente accorrere di milioni di pellegrini da ogni parte del mondo, la Conferenza Episcopale Jugoslava costituì una nuova commissione d’indagine, di cui rese note le conclusioni, altrettanto negative, nella Dichiarazione di Zara (1991). Questo sviluppo non significò affatto – come affermato dai sostenitori di Medjugorje – un’estromissione dell’Ordinario del luogo dovuta ad una sua presunta chiusura preconcetta, ma corrisponde a quanto raccomandato dalle Normae sopra citate nel caso in cui un fenomeno superi i confini di una singola diocesi (cf. pp. 214s, 249s, 271s, 350).
Monsignor Ratko Perić, succeduto a Žanić nel 1993, ha reiterato il giudizio negativo del suo predecessore esprimendolo più volte in varie sedi, compresa la parrocchia di Medjugorje (cf. pp. 302s, 348s). Questo fatto, del tutto legittimo, ha messo a repentaglio la sua stessa incolumità fisica, come testimonia l’episodio del violento sequestro da parte di una folla di manifestanti avvenuto il 2 aprile 1995 e protrattosi per dieci ore (cf. p. 287). Nonostante tutto, il presule ha mantenuto ferma la sua posizione, per quanto scomoda, la quale lo ha oltretutto esposto a campagne mondiali di diffamazione. La persistenza del fenomeno (malgrado la proibizione di organizzare pellegrinaggi ufficiali emanata a livello locale fin dal 1984, poi confermata a livello romano) ha quindi indotto papa Benedetto XVI, nel 2010, a istituire una commissione internazionale presieduta dal cardinale Camillo Ruini. Sui dubbi circa le modalità e i risultati del lavoro da essa svolto (cf. pp. 386ss, 427ss) si è già espresso il professor Hauke.

c) Situazione dei francescani

Come sia stato possibile che una vastissima e molteplice attività religiosa si sia sviluppata per quasi quarant’anni in totale opposizione all’autorità del vescovo locale, garante dell’apostolicità della Chiesa, è più comprensibile alla luce del contesto storico ecclesiastico della regione. Dopo che l’Erzegovina, nel XV secolo, fu caduta sotto il dominio ottomano, i figli di san Francesco d’Assisi rimasero per secoli i soli ad assicurarvi una presenza cristiana, pur tollerando qualche forma ancestrale di culto dei defunti e degli spiriti. Nel 1878, con il passaggio di quelle terre sotto l’amministrazione asburgica, Leone XIII ristabilì la gerarchia cattolica. Il conflitto di giurisdizione sorto con i pur benemeriti francescani si protrasse per più di un secolo. Nel 1975 Paolo VI, con il decreto Romanis Pontificibus, intese dirimere la questione, ma la piena attuazione del decreto richiese ancora quasi venticinque anni, potendosi dire conclusa solo alla fine degli anni Novanta del secolo scorso (cf. pp. 23 ss).
In tali condizioni, del tutto anomale, le presunte apparizioni di Medjugorje, iniziate proprio nel vivo del conflitto tra la Santa Sede, la diocesi e i religiosi, hanno subito acquistato un fortissimo interesse per la causa di questi ultimi. A partire dal 1981 si è creata e protratta per decenni una situazione di grave irregolarità canonica e di disobbedienza continuata che ha coinvolto decine e decine di frati (per non parlare delle migliaia di sacerdoti di passaggio, tenuti abilmente all’oscuro) in un ministero illegittimo in quanto non autorizzato dall’Ordinario del luogo (cf. pp. 143s, 325, 462ss). Ciò ha portato a severi quanto inevitabili provvedimenti disciplinari, fino alle più gravi censure ecclesiastiche: la sospensione a divinis, la dimissione dallo stato clericale e l’espulsione dall’Ordine sono state comminate a numerosi religiosi, anche per abusi sessuali (cf. pp. 307s, 382s). In diversi presunti messaggi della Gospa, alcuni di loro sono stati da lei elogiati o incitati alla ribellione nei confronti del vescovo (cf. pp. 136, p. 148 s., 378).
In particolare, alcuni dei francescani che sono stati più attivi a Medjugorje aderivano al movimento carismatico cattolico. Pochi mesi prima dell’inizio delle “apparizioni”, il fatto era stato “profetizzato” durante un raduno internazionale tenutosi a Roma; in seguito l’organizzazione del movimento è ben servita a dare al fenomeno, con una rapidità fulminea, una notorietà a livello planetario. Foley evidenzia alcuni problemi connessi a questo tipo di “spiritualità”, fra cui certe pratiche che possono essere interpretate come forme di trance indotta e ricordano da vicino quelle diffuse fra i montanisti, movimento ereticale dell’antichità cristiana che rivendicava un’autorità fondata non più sulla successione apostolica ma su presunti carismi (cf. pp. 29 ss, 36 ss., 41 ss.).

d) Conclusione

Tenuto conto del movimento mondiale che è sorto intorno a Medjugorje e delle numerose comunità di vario genere da essa nate o impiantatesi (senza alcuna autorizzazione ecclesiastica) nel suo territorio, il pericolo maggiore che sembra attualmente incombere è quello della creazione di una sorta di “Chiesa parallela” che non riconosca più l’autorità stabilita da Cristo mediante gli Apostoli, bensì un’autorità “visionaria” fondata su pretese apparizioni e sui relativi messaggi. Non si tratta ovviamente di uno scisma in senso formale, ma di una divisione di fatto che porta milioni di fedeli a considerare irrilevante l’autorità dei legittimi Pastori. È un fatto facilmente osservabile da chiunque che il movimento medjugorjano è sempre più caratterizzato da una religiosità sentimentale fondata non tanto sulla Rivelazione divina, trasmessa e insegnata dalla Chiesa, quanto su presunte rivelazioni che non hanno ottenuto alcun riconoscimento ecclesiastico, ma che sono ritenute tali in base a giudizi puramente privati. È sintomatica la risposta di un pellegrino secondo il quale «“non importa che il Vaticano affermi o neghi l’autenticità”, perché “ciò che conta è ciò che credi dentro, e io credo che la gente abbia bisogno di ciò”» (p. 400).
Questa mentalità soggettivistica che pone i bisogni della gente al di sopra della verità oggettiva rischia di provocare gravi deviazioni, che si manifestano poi in atteggiamenti settari e in un fanatismo irragionevole che si rifiuta per principio di prendere in considerazione le obiezioni. Questo genere di “frutti” – se ce ne fosse ancora bisogno – è un’ulteriore ed eloquente conferma dei pareri negativi già espressi dalle competenti autorità ecclesiastiche. Ora, se la suprema istanza di giudizio nella Chiesa non prende rapidamente una posizione chiara e ben fondata in merito, c’è un forte rischio che il “fenomeno Medjugorje” si trasformi in un potentissimo boomerang, non solo come causa di divisione all’interno del Popolo di Dio, ma anche come pretesto di attacchi alla Chiesa Cattolica, come osservato dal professor Hauke (cf. p. 425). Se ora qualcuno, sulla base dell’ipotesi di Foley, si chiede quale interesse abbia il diavolo a suscitare un movimento mondiale di preghiera, credo che i pericoli appena indicati rappresentino una risposta più che sufficiente. A chi o a che cosa si convertono i seguaci di Medjugorje?

venerdì 1 dicembre 2017

"Comprendere Medjugorje" di D. A. Foley. Metodi e contenuto. La relazione di Andrea Sandri alla FTL

Il 13 novembre 2017 a Lugano presso la Facoltà Teologica e, il giorno successivo, a Seregno, presso la Sala Civica “Monsignor Gandini”, a cura del Circolo Culturale Card. J.H. Newman, è stato presentato il libro di Donal Anthony Foley, Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso? (Cantagalli, Siena 2017). In entrambe le occasioni il pubblico ha potuto ascoltare le relazioni del Professor Dott. Manfred Hauke e del Dottor Andrea Sandri cui si deve la traduzione italiana del volume. A Lugano è intervenuto anche il Dottor don Giorgio Ghio.
Dopo la relazione del Professor Hauke (vedi qui) pubblichiamo, qui di seguito, la relazione di Andrea Sandri, Dottore di ricerca presso l'Università Cattolica di Milano e Presidente del Circolo culturale Cardinal John Henry Newman di Seregno.

Il libro, che qui si presenta, è la traduzione dell’originale inglese Medjugorje Revisited. 30 Years of Visions or Religious Fraud? di Donal A. Foley, pubblicato nel 2011 dalla casa editrice “Theotokos Books” di Nottingham, come seconda edizione aggiornata di Understanding Medjugorje: Heavenly Visions or Religious Illusion? (Nottingham, 2006). Del 2011 è anche l’edizione tedesca Medjugorje Verstehen. Himmlische Visionen oder fromme Illusion? (Dominus Verlag, Augusta 2011).
Si tratta di un testo frutto di una ricerca pluriennale condotta con metodo scientifico nella raccolta dei materiali e con un disciplinato senso della fede cattolica nel discernimento dei fenomeni. Come osserva nella Prefazione lo studioso italiano Marco Corvaglia – il cui sito www.marcocorvaglia.com (qui) è una delle principali fonti dello stesso Foley -, Medjugorje Revisited negli ultimi dieci anni, dal momento della pubblicazione della prima edizione inglese, è stato un importante segnavia per chi ha sentito la necessità di orientarsi criticamente nel complesso e intricato sviluppo complessivo del fenomeno di Medjugorje senza dover sin dal principio aderire ai praeambula di quello che negli anni sembra essersi strutturato come un culto parallelo e, talvolta alternativo, alla religione cattolica.
Donal Foley, Comprendere Medjugorje, Cantagalli, Siena 2017.
L’edizione italiana, di cui si è fatto carico il prestigioso editore cattolico Cantagalli, premia la ricerca di Foley con il suo inserimento nella Collana di Mariologia della Facoltà Teologica di Lugano, collana diretta autorevolmente dal Professor don Manfred Hauke, che è cattedratico di Teologia Dogmatica presso la stessa Facoltà e mariologo di fama internazionale.
Di particolare rilevanza storica e dottrinale è questa edizione italiana anche per il fatto che essa si colloca, come emerge dalla Postfazione che aggiorna il testo al febbraio 2017, nell’“attesa di un [prossimo] verdetto” vaticano dopo che il fenomeno è stato a più riprese vagliato dalle Commissioni della Diocesi di Mostar, della Conferenza Episcopale Jugoslava e di quella croata e finalmente, al massimo grado, dalla Commissione Ruini istituita presso la Congregazione della Dottrina della Fede.

Dalla lettura del libro emergono alcune brevi ricognizioni sul fenomeno di Medjugorje, sul metodo di Foley e sul giudizio conclusivo cui si perviene.

Il fenomeno

Il fenomeno Medjugorje, come contemplato e analizzato da Foley, non si riduce alle visioni che alcuni giovani croati ebbero per dieci giorni, a partire dal 24 giugno del 1981 fino al 3 luglio, e del loro protrarsi indefinito fino al presente. Anche i “messaggi” della “Gospa” e il loro contenuto, i “miracoli” e alcuni eventi apparentemente prodigiosi di cui sono stati testimoni molti pellegrini negli anni costituiscono il fenomeno Medjugorje.
Esso comprende inoltre la storia e il milieu religioso e sociale della regione di Medjugorje, la biografia e il comportamento dei veggenti, il ruolo fondamentale dei francescani croati, l’integrazione complessa e durevole, a livello mondiale, di un seguito di Medjugorje formato da semplici fedeli, “convertiti”, ecclesiastici e teologi favorevoli (soprattutto Laurentin, ma all’inizio anche von Balthasar), dall’organizzazione dei pellegrinaggi, dai gruppi di preghiera, da case editrici e dalle radio impegnate a diffondere i messaggi, da ecclesiastici (il vescovo di Belgrado Franc Perko, soprattutto l’arcivescovo di Spalato Frane Franić in polemica con i vescovi di Mostar, e il Cardinale Christoph Schönborn), persino da istituti universitari.

Il metodo

Tutti gli aspetti del fenomeno di Medjugorje sono esaminati da Foley applicando il metodo che ogni volta a essi meglio si addice. La fondamentale ricostruzione dei fatti iniziali, legati alle prime visioni, è svolta secondo il principio proprio della ricerca storica in base al quale si devono privilegiare le fonti dirette e i testimoni oculari. Uno dei caratteri distintivi della ricerca di Foley sta infatti nell’aver privilegiato le trascrizioni delle prime “interviste” rilasciate a caldo dai veggenti ai francescani e simultaneamente registrate su nastro magnetico in un tempo immediatamente successivo alle visioni sul monte Podbrdo.
I dati positivi, come le alterazioni fisiologiche e comportamentali dei veggenti durante le visioni e le asserite guarigioni, sono esaminati in base alle categorie della scienza medica e all’autorità della letteratura di settore riconosciuta che si è occupata di simili fenomeni.
Il fenomeno sociologico e religioso – si direbbe sinteticamente: socio-religioso - nel suo complesso è studiato ed esposto da Foley tramite le indagini di studiosi privi di finalità apologetiche come è il caso del ricercatore italiano Paolo Apolito.
Gli elementi attinenti all’intervento soprannaturale oppure preternaturale (perché in ciò sta il dilemma ultimo) i quali non possono essere giudicati dal metodo storico, da quello meramente sussuntivo delle scienze positive o dall’indagine sociologica, sono esaminati da Foley con un discernimento che si fonda nella certa conoscenza del dogma cattolico, soprattutto mariano, nei consigli e indicazioni di autori spirituali del passato, come San Giovanni della Croce o San Luigi Maria de Monfort, e del presente, come p. Jordan Aumann.

Vale la pena accennare a qualche esempio.

L’episodio di cui fu testimone il pellegrino francese Jean Louis Martin il 14 gennaio 1985: Vicka sostiene generalmente di non vedere altro che la “Gospa”durante le estasi: “Noi vediamo la Vergine, ma non vediamo nient’altro né sentiamo altra cosa”. Jean Louis Martin, all’inizio entusiasta di Medjugorje, inizia a dubitare e pensa di mettere alla prova la stessa Vicka. Mentre questa è in “estasi” nella stanza delle apparizioni, Martin, in presenza di più persone, finge di ficcarle due dita negli occhi, al che la veggente reagisce ritraendosi spaventata. In un momento successivo Vicka fornì una spiegazione del tutto insostenibile: aveva avuto l’impressione che la “Vergine” fosse stata sul punto di fare cadere il “Bambino” dalle proprie braccia e così lei si era spostata per prenderlo (pp. 258-259).

Il modo in cui la “Gospa” appare. L’apparizione è preceduta da una “luce diffusa” e nebulosa dalla quale prende successivamente forma, in maniera indistinta, la “Gospa” la cui immagine compare e scompare. In realtà la Santa Vergine Maria, solo essere umano insieme al Figlio a non avere conosciuto la corruzione della morte, ha un corpo distinto, reale e incorrotto, distinto dall’aura che l’accompagna e così appare nelle visitazioni riconosciute dalla Chiesa (pp. 61, 74-75).

Alcune esortazioni alla disobbedienza. Es.: nel 1981 p. Vego, francescano, si reca a Medjugorje per consultare la “Gospa” tramite i veggenti in merito alla propria posizione e a quella di p. Prusina nella disputa con il vescovo di Mostar, allora Mons. Žanić, che li voleva allontanare dalla diocesi. In molte risposte la visione dà ragione ai francescani. In particolare nel messaggio del 3 gennaio 1982 la “Gospa” disse: “Ivica [p. Vego] non è colpevole… se lo cacciano dall’Ordine conservi la fede … Ivica non è colpevole … il vescovo non cura abbastanza l’ordine. La colpa è sua. E poi non sarà sempre vescovo. Io gli mostrerò la giustizia nel Regno dei Cieli” (pp. 144-145).

Messaggi il cui contenuto è inconciliabile con il dogma cattolico: es.: il 6 maggio 1982 i veggenti chiedono alla “Gospa”: “Gli uomini sono presenti in cielo soltanto con l’anima o con l’anima e con il corpo?”, e “la Gospa risponde: essi sono presenti con l’anima e con il corpo”; oppure il 1° ottobre alla domanda “Tutte le religioni sono buone? Tutte le religioni sono identiche?”, la “Gospa” dichiara: “Di fronte a Dio tutte le religioni sono identiche. Dio le governa come un re nel suo regno” (p. 135).

La “Gospa” recita il Padre nostro insieme ai veggenti e pronuncia le parole “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, ma liberaci dal male” contraddicendo così il dogma dell’“Immacolata Concezione” (p. 211).

Questi e altri aspetti decisivi per giudicare Medjugorje sono riportati nel Compendio dei dubia elaborato con straordinaria precisione da Peter Christoph Düren e incluso a mo’ di appendice nell’edizione tedesca e, ora, in quella di quella italiana del libro di Foley.

Rilevantissimo, anche per un giudizio finale su tutto il fenomeno, è il ricorso al metodo comparativo tramite il quale l’Autore mette efficacemente a confronto Medjugorje con le apparizioni mariane riconosciute dalla Chiesa – soprattutto Guadalupe (1531), Rue de Bac (1830), Lasalette (1846), Lourdes (1858), Fatima (1917), Beauraing (1932) e Banneux (1933).
Importante e alla radice di tutto il discorso è infine la prospettiva non sottaciuta di uno scrittore, che, pur non disdegnando i metodi della ricerca profana, crede nell’esistenza di Dio e del diavolo e sa distinguere senza esitazione le presenza di quest’ultimo anche quando si cela sotto mentite spoglie.

Giudizio conclusivo

L’attenta e acribica considerazione del fenomeno porta Foley a una conclusione abbastanza netta sulle visioni di Medjugorje che può essere così riassunta brevemente in tre asserzioni: a) principalmente le visioni dei primi dieci giorni possono essere ricondotte a un intervento non umano che tuttavia ha i caratteri propri del fenomeno preternaturale, ossia non sovrannaturale e quindi demoniaco; b) ciò che è accaduto negli anni successivi obbedisce probabilmente alle finalità delle prime “visitazioni”, ma è opera in larga parte umana – pur non essendo escluso l’intervento preternaturale in alcuni episodi - supportata da un’efficiente e articolata organizzazione di propaganda non estranea a interessi economici e alla volontà degli stessi veggenti di mantenere il fenomeno nella attualità e al centro dell’attenzione; d) così Medjugorje ha realizzato o minaccia di realizzare oggettivamente l’oblio e il “superamento”, che gli stessi interpreti favorevoli al fenomeno descrivono come un “completamento”, del messaggio di Fatima, di quello stesso messaggio che, secondo Foley, costituisce il vero messaggio decisivo della Santa Vergine all’umanità.

L’Autore. Donal Foley (1956) è scrittore, con una formazione in scienze umane e teologia, dirige la summenzionata casa editrice “Theotokos Books”. È segretario dell’Apostolato Mondiale di Fatima in Inghilterra e Galles ed esperto riconosciuto di apparizioni mariane nell’età moderna. In particolare si è occupato degli eventi di Fatima e delle presunte mariofanie di Medjugorje. Tra diverse pubblicazioni, tradotto in italiano: Il libro delle apparizioni mariane. Influenza e significato nella storia dell’uomo e nella Chiesa (Gribaudi, 2004).

sabato 25 novembre 2017

Intorno a Medjugorje. La relazione del Professor Manfred Hauke per la presentazione del libro di D.A. Foley a Lugano e a Seregno

Il 13 novembre 2017 a Lugano presso la Facoltà Teologica e, il giorno successivo, a Seregno, presso la Sala Civica “Monsignor Gandini”, a cura del Circolo Culturale Card. J.H. Newman, è stato presentato il libro di Donal Anthony Foley, Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso? (Cantagalli, Siena 2017) (vedi qui, qui e qui). In entrambe le occasioni il pubblico ha potuto ascoltare le relazioni del Professor Dott. Manfred Hauke e del Dottor Andrea Sandri cui si deve la traduzione italiana del volume. A Lugano è intervenuto anche il Dottor don Giorgio Ghio.
Pubblichiamo qui di seguito, per prima, la relazione di don Manfred Hauke che è Professore di Dogmatica presso la Facoltà di Teologia di Lugano, Presidente della “Deutsche Arbeitsgemeinschaft für Mariologie” e membro ordinario della
Pontificia Academia Mariana Internationalis. Si può accedere alla biografia e alla bibliografia del Professor Hauke qui. Segnaliamo inoltre la tavola rotonda curata dalla Radio Svizzera Italiana tenutasi Lugano nel contesto della presentazione (vedi qui).

Siamo nel centenario delle apparizioni mariane di Fatima. La Facoltà di Teologia di Lugano ha offerto, nel semestre precedente, un corso opzionale su quest’evento importante per la vita della Chiesa. A differenza di Fatima, le presunte mariofanie iniziate a Medjugorje non sono state riconosciute dalla Chiesa. Vi sono già stati dei giudizi negativi a livello di Chiesa locale e da parte dei Vescovi jugoslavi nel 1991: “non constat de supernaturalitate”. Nel momento presente, molti si aspettano un pronunciamento da parte del Sommo Pontefice. Qualsiasi decisione della Chiesa, comunque, va affiancata da un’attenta documentazione dei fatti storici e da un discernimento critico fatto dai teologi. Stiamo presentando, stasera, uno studio che potrà aiutare proprio in questo discernimento: il libro di Donal Anthony Foley, “Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso?”. È il quattordicesimo volume della “Collana di Mariologia”, pubblicata dalla EuPress FTL e curata dal sottoscritto.

L’autore del libro

Donal Foley, nato in Inghilterra nel 1956, è scrittore e ha una formazione in scienze umane e in teologia. Egli dirige la casa editrice “Theotokos Books” (qui) con sede a Nottingham. È Segretario dell’Apostolato Mondiale di Fatima in Inghilterra e Galles.
Il suo primo grande libro noto alla comunità scientifica sul tema delle apparizioni mariane è del 2002: Marian Apparitions, the Bible, and the Modern World; la traduzione italiana è apparsa nel 2004 col titolo: Il libro delle apparizioni mariane. Influenza e significato nella storia dell’uomo e nella Chiesa (Gribaudi, 2004). Per capire l’importanza di questo studio, cito un commento del noto studioso domenicano inglese Aidan Nichols (che più di 20 anni fa ha frequentato anche la nostra Facoltà).
Nichols scrive nella prefazione: “Questo libro innovativo guarda alle apparizioni mariane approvate più importanti degli ultimi cinque secoli e le mette in rapporto con eventi storici importanti, come la Riforma, la Rivoluzione francese e quella russa oltre che l’ascesa del nazismo”. Foley mette bene in evidenza l’importanza profetica delle apparizioni mariane riconosciute dalla Chiesa per il mondo di oggi.

Possiamo fidarci dell’“esperienza diretta”? L’esempio di Bayside

Ci sono apparizioni mariane autentiche che vanno valorizzate. Ci sono anche, però, numerosi eventi di cui si presume un’origine soprannaturale, ma la cui pretesa va respinta sulla base di un discernimento critico. Vi presento un esempio che mi sembra eclatante. Veronica Lueken è stata una presunta veggente degli Stati Uniti. Per 27 anni, dal 1968 al 1995, ella ebbe “apparizioni” di Gesù Cristo, della Madre di Dio e di numerosi santi a Bayside, un quartiere di New York. Tutto cominciò con un piacevole profumo di rose e una “voce interiore” che dettò alla “veggente” una pia poesia (molto carina). Nel 1975, la Lueken ricevette la “rivelazione” che papa Paolo VI sarebbe stato imprigionato da alcuni prelati della Curia Romana in un carcere segreto e sostituito da un sosia. Così si spiegherebbe la decadenza della Chiesa Cattolica nel postconcilio.
La diocesi di Brooklyn ha già messo in guardia i fedeli dalle presunte rivelazioni nel 1974; nel 1986 il Vescovo locale, dopo aver consultato la Congregazione per la Dottrina della Fede, ha emesso il giudizio che gli eventi non hanno origine soprannaturale.
Nonostante ciò, fino ad oggi ci sono fedeli che difendono l’origine celeste dei fenomeni e si richiamano alla loro esperienza diretta. Dopo l’invenzione, nel 1972, degli apparecchi fotografici Polaroid, i quali fanno uscire le fotografie subito dopo lo scatto, i sostenitori presentano numerose fotografie, con dettagli apparentemente “devoti”, scattate durante le “apparizioni”; persino l’autore di uno studio critico apparso qualche anno fa per i tipi della “Oxford University Press” conferma questi fatti, osservati anche da lui (J.P. Laycock, The Seer of Bayside, 2015). Queste fotografie sono davvero delle “prove” dell’origine celeste? C’è forse dietro un inganno umano non ancora svelato? Oppure è un’opera del “padre della menzogna”?

Il significato delle apparizioni mariane

Prima di fare qualche osservazione sull’importanza del libro di Foley su Medjugorje, vorrei presentarvi molto brevemente alcune note sull’importanza delle apparizioni mariane e sui criteri della Chiesa per valutare presunte rivelazioni. Sull’importanza degli eventi autentici basti sentire un breve riassunto di papa Benedetto XVI, contenuto nella Lettera apostolica postsinodale sulla Parola di Dio (Verbum Domini, 2010):
Gesù Cristo, che ci ha rivelato Dio, «“è la Parola unica e definitiva consegnata all’umanità”. San Giovanni della Croce ha espresso questa verità in modo mirabile: “Dal momento in cui ci ha donato il Figlio suo, che è la sua unica e definitiva Parola, ci ha detto tutto in una sola volta in questa sola Parola e non ha più nulla da dire … Infatti quello che un giorno diceva parzialmente ai profeti, l’ha detto tutto nel suo Figlio, donandoci questo tutto che è il suo Figlio. Perciò chi volesse ancora interrogare il Signore e chiedergli visioni o rivelazioni, non solo commetterebbe una stoltezza, ma offenderebbe Dio, perché non fissa il suo sguardo unicamente in Cristo e va cercando cose diverse e novità”. Di conseguenza, il Sinodo ha raccomandato di “aiutare i fedeli a distinguere bene la Parola di Dio dalle rivelazioni private” il cui ruolo “non è quello … di ‘completare’ la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica”.
Il valore delle rivelazioni private è essenzialmente diverso dall’unica rivelazione pubblica: questa esige la nostra fede; in essa infatti, per mezzo di parole umane e della mediazione della comunità vivente della Chiesa, Dio stesso parla a noi. Il criterio per la verità di una rivelazione privata è il suo orientamento a Cristo stesso. Quando essa ci allontana da Lui, allora essa non viene certamente dallo Spirito Santo, che ci guida all’interno del Vangelo e non fuori di esso. La rivelazione privata è un aiuto per questa fede, e si manifesta come credibile proprio perché rimanda all’unica rivelazione pubblica. Per questo l’approvazione ecclesiastica di una rivelazione privata indica essenzialmente che il relativo messaggio non contiene nulla che contrasti la fede ed i buoni costumi; è lecito renderlo pubblico, ed i fedeli sono autorizzati a dare ad esso in forma prudente la loro adesione. Una rivelazione privata può introdurre nuovi accenti, fare emergere nuove forme di pietà o approfondirne di antiche. Essa può avere un certo carattere profetico (cfr 1 Tess 5,19-21) e può essere un valido aiuto per comprendere e vivere meglio il Vangelo nell’ora attuale; perciò non la si deve trascurare. È un aiuto, che è offerto, ma del quale non è obbligatorio fare uso. In ogni caso, deve trattarsi di un nutrimento della fede, della speranza e della carità, che sono per tutti la via permanente della salvezza» (Verbum Domini 14).


I criteri per il discernimento

I criteri per la valutazione della Chiesa sono riassunti nelle Norme per procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni. Il testo, del 1978, è stato pubblicato ufficialmente nel 2012; tra i commenti riguardo alla prassi della Congregazione per la Dottrina della Fede va notato soprattutto un intervento di Mons. Charles Scicluna (attualmente Vescovo di Malta) al Congresso Mariologico Internazionale di Lourdes del 2008 (Città del Vaticano 2010). Possiamo distinguere quattro punti fondamentali: regole riguardanti i veggenti, il contenuto delle visioni o apparizioni (incluse le modalità concrete di queste percezioni), i loro effetti e i segni miracolosi a loro sostegno.

(1) La persona del veggente va esaminata dal punto di vista morale e psico-fisico. Le Norme sottolineano in particolare «l’equilibrio psichico, l’onestà e la rettitudine della vita morale, la sincerità e la docilità abituale verso l’autorità ecclesiastica».

(2) Per ciò che riguarda il contenuto dell’apparizione, ci vuole una «dottrina teologica e spirituale vera ed esente da errore».

(3) Per gli effetti delle apparizioni valgono le parole del Signore sull’albero buono che si manifesta nei suoi frutti (Mt 7,15-20). Le rivelazioni autentiche confermano il veggente nelle virtù dell’umiltà, dell’obbedienza e della pazienza. Le false rivelazioni, invece, creano superbia, presunzione e disobbedienza.

(4) Il “criterio decisivo” per accertare il carattere soprannaturale di un’apparizione è il miracolo, che deve avere «una connessione esplicita o implicita ma indubbia con l’apparizione» (M. Castellano: Enciclopedia mariana “Theotokos”, 1958, 494). Per ciò che riguarda i miracoli di guarigione, l’ufficio medico di Lourdes richiede un’istantanea e completa guarigione. Le «sole garanzie decisive» per discernere una profezia autentica «sono il miracolo precedente la profezia e/o l’avverarsi della stessa» (F.-M. Dermine, Mistici, veggenti e medium, Città del Vaticano 2002). Già il libro del Deuteronomio nota: «Quando il profeta parlerà in nome del Signore e la cosa non accadrà e non si realizzerà, quella parola non l’ha detta il Signore. Il profeta l’ha detta per presunzione» (Dt 18,22).

Come esempio di profezia, in questo senso, possiamo ricordare gli eventi di Fatima: già il 13 luglio 1917 Maria annunciò che tre mesi dopo, alla stessa ora e nello stesso luogo, sarebbe avvenuto un grande miracolo; ciò accadde con il miracolo del sole.

L’importanza delle registrazioni audio

Esistono già molti libri su Medjugorje. Perché pubblicarne ancora un altro? Il libro di Foley, a mio parere, è il lavoro teologico più importante sulle presunte apparizioni di Medjugorje. Il suo pregio scientifico principale è lo studio dettagliato delle primissime interviste fatte ai veggenti dai francescani dal 27 al 30 giugno 1981, conservate come registrazioni audio. Per il mercato librario italiano, questo è una novità, come sono nuovi anche molti altri dettagli descritti nel volume.
Le registrazioni audio non sono ancora state studiate dall’apposita Commissione capeggiata dal cardinal Ruini? Secondo le indiscrezioni svelate da un noto vaticanista italiano (Andrea Tornielli), commentate poi da un membro della medesima Commissione (Salvatore Perrella), sarebbero state ritenute autentiche le prime sette apparizioni di Medjugorje, avvenute nei primi dieci giorni (24 giugno – 3 luglio 1981).
Circoscrivere le prime sette apparizioni in questa maniera, però, non è possibile. In alcuni giorni ci furono più apparizioni. Già dal 24 al 30 giugno ci furono almeno 8 (o 12) apparizioni. Nessuno studio storico che abbia investigato le registrazioni audio arriva a circoscrivere sette prime apparizioni. A quanto pare, non sono state studiate le trascrizioni dei nastri audio (purtroppo difficili da trovare) pubblicate in Canada, in francese e in inglese, nel 1988 e nel 1989 (Ivo Sivrić – Louis Bélanger, La face cachée de Medjugorje, Éditions Psilog, Saint-François-du-Lac, Québec, Canada 1988, 195-380; The Hidden Side of Medjugorje, 1989, 203-402) e, in seguito, anche da altri studiosi (nel 1998, in francese, da Daria Clanac e nel 2013, in inglese, da James Mulligan). Foley, esperto di apparizioni mariane dell’epoca moderna, ha studiato queste interviste con grande attenzione.
Su queste registrazioni si potrebbe scrive un “giallo”. Esse furono trascritte e tradotte per la prima volta dal francescano croato Ivo Sivrić (1917-2002), nativo di Medjugorje. Ordinato sacerdote a Mostar nel 1941, alla fine della Seconda Guerra Mondiale dovette fuggire dai comunisti e fece il suo dottorato in teologia a Roma. Nel 1948 egli emigrò negli Stati Uniti, dove lavorò nella pastorale del convento francescano di Beaver Falls (Pennsylavania) e insegnò alla Duquesne University di Pittsburgh. L’Università di Saint Louis dispone di un’ampia collezione di manoscritti (Ivo Sivrić Manuscript Collection) attinente anche al fenomeno di Medjugorje. Nei suoi soggiorni a Medjugorje nel 1983, 1984 e 1986, per circa sei mesi, padre Sivrić poté conoscere bene i suoi confratelli francescani del luogo e i veggenti.
Anche René Laurentin, il principale diffusore del fenomeno di Medjugorje a livello pubblicistico, prese conoscenza del lavoro di Sivrić e scrisse nel dicembre del 1988: «On ne peut donc que le féliciter d’avoir déchiffré et édité consciencieusement ces interviews éprouvantes…» (Dernières nouvelles de Medjugorje, n. 7bis, Paris 1988, 38). Nonostante ciò, Laurentin non fece tesoro del materiale fornito, perché i risultati erano per lui imbarazzanti. Il mariologo francese aveva falsificato, per esempio, l’affermazione del 29 giugno della presunta Madonna, la quale, di fronte ad una dottoressa che la voleva toccare, osservò: «Ci sono sempre dei Giuda increduli» (Sivrić, ingl., 319; fr. 315; Klanac 135; Mulligan 196). Nel suo riassunto, molto ridotto, dei primi giorni, pubblicato nel 1988 (prima dell’opera di Sivrić), Laurentin modificò l’espressione “Giuda increduli” in “Tommaso increduli” (Laurentin, Message, 1988, 144).
Il libro di Sivrić è stato boicottato da una lobby molto potente. Negli Stati Uniti, il distributore ha tenuto il libro nel deposito. In Francia, il distributore ha fatto sparire 400 esemplari che gli aveva spedito dal Canada. Non esistono prove formali, ma Louis Bélanger (che assieme a Sivrić pubblicò il libro nella sua casa editrice privata) ha osservato che l’editore era collegato a Laurentin (e-mail al sottoscritto, 1° marzo 2010), che nel 1984 aveva pubblicato il suo primo libro su Medjugorje, in francese, con una tiratura di 86000 copie e con un discreto ricavo finanziario. L’allora Vescovo di Mostar, Pavao Žanić, poté scrivere nel 1990: «Quelli che hanno scritto di Medjugorje hanno venduto bene i propri libri e fatto grandi profitti. Sfortunatamente, a quelli che ne hanno scritto criticamente non è andata altrettanto bene perché si sono imbattuti in un boicottaggio organizzato» (Žanić, Verità, 1990, punto 29). Quando io mi sono voluto procurare i testi delle registrazioni, nel 2010, ho dovuto chiederli direttamente a Bélanger, perché in Svizzera non sono riuscito a trovarli. Essi non sono reperibili, a quanto pare, neanche in Italia. Perciò non bisogna meravigliarsi delle incredibili lacune del lavoro della Commissione Ruini.
Il libro di Foley, invece, ha utilizzato attentamente la traduzione inglese delle registrazioni. Il suo studio, del 2006, con una seconda edizione nel 2011, ha avuto un impatto enorme nel mondo di lingua inglese. Per contrastarlo, un seguace delle presunte apparizioni mariane di Medjugorje, l’inglese James Mulligan, nel 2013 ha pubblicato una nuova edizione inglese delle registrazioni audio, ma il risultato non cambia niente di sostanziale nei testi; anzi abbiamo anche qualche frammento di testi imbarazzanti in più.

Qualche “flash” sui primi giorni delle presunte apparizioni

Non spetta ad un’introduzione anticipare tutti i risultati del libro di Foley. Vorrei soltanto fare qualche breve osservazione sugli eventi dei primi giorni. Il 29 giugno, la veggente Ivanka chiese alla “Gospa” fino a quando voleva ancora rimanere con loro. La risposta fu: «Fino a quando lo desiderate, fino a quando lo volete» (Sivrić, ingl., 319; fr. 315; Mulligan 196 e 188). Il giorno seguente, il 30 giugno, i veggenti le posero la medesima domanda: «Fino a quando vuol rimanere con noi?». Questa volta la risposta fu: «Ancora tre giorni», ovvero «tre volte». Quella risposta fu colta da tutti i veggenti e anche da due giovani donne presenti durante l’apparizione, perché a quell’epoca i veggenti non avevano ancora delle “estasi”, bensì parlavano tra loro ad alta voce. Quindi le apparizioni sarebbero dovute terminare venerdì 3 luglio 1981. L’informazione venne, a quanto pare, dal soggetto apparso e non dai veggenti che gli si trovarono di fronte. Vale a dire: il 29 e il 30 giugno la presunta Madonna offre due risposte contraddittorie; poi l’annunciata conclusione non si verifica, ma gli eventi vanno avanti. Qui si tratta in modo evidente di un annuncio che non si è verificato: è una falsa profezia.
Nei primi giorni non c’è alcun miracolo, anche se i veggenti chiedono un segno. I presunti “segni” dati sono un orologio che gira e un bambino che guarisce soltanto lentamente parecchio tempo dopo la promessa; questi eventi non possono essere riconosciuti come miracoli.
Non c’è neanche un messaggio. Il 29 giugno lo nota persino padre Zovko in un messaggio ai parrocchiani di Medjugorje. Nei primi giorni, la “Gospa” reagisce a domande private. La quantità interminabile di “messaggi” quotidiani arriverà soltanto in seguito.
Poi abbiamo numerosi aspetti strani già nei primi giorni. La “Gospa” scompare e ricompare più volte, quando la gente “calpesta” il suo velo; si fa toccare e si mette a ridere; qualche veggente ha la sensazione d’imbattersi in un oggetto d’acciaio; le mani della “Gospa” sembrano tremare; il soggetto apparso esita, quando gli si domanda se vuol apparire in chiesa, e altro ancora. Valutando tutti questi aspetti, presenti già nei primi giorni dei fenomeni, non sembra possibile affermare che sia apparsa la Madre di Dio. Ci sono buoni motivi per parlare di “apparizioni” e non soltanto di qualche dinamismo psicologico. “Apparizioni”, in questo caso, di un soggetto che non lascia le tracce di Maria di Nazareth. Lo si vede in particolare quando la “Gospa” porta messaggi strani e quando giustifica la disobbedienza al Vescovo.
Spero che dopo decenni di propaganda su Medjugorje possa iniziare, anche nell’ambiente di lingua italiana, un processo di discernimento basato sui fatti storici. Si possono magari discutere varie ipotesi per spiegare i fatti nei dettagli, ma dopo l’uscita del libro di Foley non è più possibile – così spero almeno – ignorare i gravi problemi delle presunte apparizioni di Medjugorje.

Dati bibliografici:

Donal Anthony Foley
Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso?
(Collana di Mariologia, 14) EuPress FTL, Lugano – Cantagalli, Siena 2017, 504 pp. ISBN 978-88-6879-510-8, EUR 25

giovedì 9 novembre 2017

Il problema di Medjugorje. Intervista al teologo Manfred Hauke sul recentissimo volume di Donal A. Foley

Martedì 14 novembre 2017 (ore 21.00, Aula civica Monsignor Gandini, a Seregno – vedi già qui) il Circolo Culturale Cardinal John Henry Newman ospiterà la presentazione del libro di Donal A. Foley, Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso? recentemente pubblicato in una coedizione della casa editrice della Facoltà Teologica di Lugano Eupress FTL e dell’editore Cantagalli. Sarà presente all’evento l’autore dello studio Donald A. Foley, il dottor Andrea Sandri, traduttore del libro, e il Professor don Manfred Hauke, dogmatico e mariologo. Foley, che è un esperto di apparizioni mariane nell’età moderna, analizza la trascrizione delle interviste fatte ai veggenti dai francescani nei primi giorni delle presunte apparizioni. La prima e la seconda edizione del volume sono state pubblicate in inglese nel 2006 e 2011, questa terza edizione esce ora tradotta in italiano, con parti inedite.
Pubblichiamo qui di seguito un’intervista del Professor Hauke sui principali contenuti dell’opera uscita nel quotidiano ticinese
Giornale del Popolo lo scorso sabato 4 novembre in vista di un'analoga presentazione che avrà luogo il 13 novembre presso la Facoltà Teologica di Lugano.

Professor Hauke, esistono già tanti libri su Medjugorje, perché la Facoltà Teologica di Lugano ha voluto pubblicarne un altro e proprio questo studio?

Il libro di Foley, a mio parere, è il lavoro teologico più importante sulle presunte apparizioni di Medjugorje. Il suo pregio scientifico principale è lo studio dettagliato delle primissime interviste fatte ai veggenti da parte dei francescani, dal 27 al 30 giugno 1981, conservate come registrazioni audio.

Questa fonte non è ancora stata studiata dalla Commissione guidata dal cardinale Ruini?

Si può dedurre di no. Infatti, dalle indiscrezioni svelate dal vaticanista Tornielli, commentate poi da un membro della medesima commissione, sarebbero state ritenute autentiche le prime sette apparizioni di Medjugorje nei primi dieci giorni (24 giugno – 3 luglio 1981). Circoscrivere le prime sette apparizioni in questa maniera, però, non è possibile. In alcuni giorni ci furono più apparizioni. Già dal 24 al 30 giugno ci furono almeno 8 (o 12) apparizioni.
Nessuno studio storico che ha investigato le audio registrazioni arriva ad una circoscrizione di sette prime apparizioni. Quindi, questo indizio farebbe dire che non sono state studiate le edizioni dei nastri audio (purtroppo difficili a trovare), pubblicate nel 1988 e 1989 in Canada, in francese e inglese (e in seguito ancora da altri studiosi nel 1998, in francese, e nel 2013, in inglese). Foley, esperto delle apparizioni mariane nel tempo moderno, ha studiato queste interviste con grande attenzione.

Ci sono delle informazioni nuove per il pubblico italofono?


Ce ne sono tante. Tra queste cito solo che la “Gospa” di Medjugorje disse ai veggenti il 30 giugno 1981 che sarebbe apparsa soltanto ancora per tre giorni (quindi fino al 3 luglio).

Scorrendo il volume di Foley si vede che l'autore propende per la tesi che a Medjugorje non sia apparsa la Madonna. Ma allora, riguardo soprattutto ai primi giorni delle apparizioni, secondo Foley, cosa sarebbe successo?

È stata tentata una spiegazione psicologica, come quella di un’allucinazione collettiva (che nella realtà non esiste; un’allucinazione è sempre individuale). Guardando proprio i fenomeni dei primi giorni, Foley ipotizza una spiegazione “preternaturale” (“aldilà” del naturale, ma non “soprannaturale” come opera di Dio): l’intervento di spiriti maligni. Tali interventi si riscontrano anche in numerose altre pseudo apparizioni mariane, in parte condannate dalla Chiesa, come a Necedah e Bayside (Stati Uniti).

A Medjugorje vi sono state molte conversioni. Un fatto che appare positivo. Allora che senso hanno queste conversioni, se è vero quello che sostiente Foley?

Un’autentica conversione sicuramente è un’opera di Dio. Quando qualcuno si mette alla ricerca di Dio e prega, può ricevere la grazia della conversione. Ciò è stato in passato anche in luoghi di pellegrinaggio la cui origine soprannaturale è spuria.

Qual è la conclusione a cui si giunge seguendo Foley?

Ogni presunta apparizione va valutata sulla base della documentazione storica e dei criteri proposti dalla Chiesa. Il fenomeno di Medjugorje non sta in piedi di fronte ad un tale studio. Esso si differenzia molto dalle maggiori apparizioni riconosciute dalla Chiesa come Guadalupe, Lourdes, Fatima per citarne alcune.

Fonte: Giornale del Popolo, 4 novembre 2017.

lunedì 23 ottobre 2017

Comprendere Medjugorje. Presentazione del libro di Donal A. Foley a Seregno

Presentazione del volume Donal Anthony Foley, Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso?, Cantagalli, Siena 2017.

Come da noi anticipato (vedi qui) è finalmente uscito nella traduzione italiana il volume decisivo del riconosciuto studioso inglese Donal A. Foley sul fenomeno di Medjugorje. L’opera, che nella probabile imminenza di un pronunciamento vaticano spiega i retroscena e i meccanismi di un dubbio fenomeno religioso di massa, sarà presentata per la prima volta in Italia a Seregno il 14 novembre 2017 nel contesto delle conferenze organizzate ormai da anni dal Circolo Culturale John Henry Newman. Interverranno l’Autore del libro, il teologo e mariologo Manfred Hauke e il Presidente del Circolo Cardinal J.H. Newman Andrea Sandri anche in qualità di traduttore del libro. Riportiamo qui di seguito il programma della conferenza:

Seregno 14 Novembre 2016. Aula Monsignor Gandini. Via XXIV Maggio. Ore 21. Seregno 14 Novembre 2017. Aula Monsignor Gandini. Via XXIV Maggio. Ore 21.

Introduce Andrea Sandri (Presidente del Circolo Culturale Card. J.H. Newman)

ANDREA SANDRI Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso? di Donal A. Foley. Metodi e contenuto

Prof. Dr. P. MANFRED HAUKE Le apparizioni di Medjugorje. Criteri teologici per un giudizio della loro natura

Il Dr. DONAL A. FOLEY svolgerà alcune considerazioni sull’opera e risponderà alle domande del pubblico.

venerdì 29 settembre 2017

Per autorità e non per giurisdizione. Sintesi e breve commento della Correctio filialis

A pochi giorni dalla pubblicazione della Correctio filialis de haeresibus proponiamo qui di seguito una sintesi e un breve commento del documento, anche con lo scopo di illustrare l'inconsistenza di alcune prese di posizione critiche.

La pubblicazione della Correctio filialis nel giorno di Santa Maria della Mercede e della Santa Vergine di Walsingham

La Correzione filiale che, sotto forma di una lettera intitolata Correctio filialis de haeresibus propagatis fu consegnata al Santo Padre l’11 agosto 2017, è stata pubblicata, in seguito al protratto silenzio del Papa, domenica 24 settembre, nel giorno della Festa della Vergine della Mercede e della Vergine di Walsingham. La prima invocata per la redenzione dei Cristiani caduti nella schiavitù degli eretici e del dominio dell’eresia e la seconda come perpetuo baluardo dell’ortodossia cattolica in un paese attraversato dagli errori del protestantesimo di Stato.

Rilevanza del documento

Si tratta di un testo frutto del riflessione teologica di un gruppo di studiosi la cui competenza è riconosciuta nei propri specifici settori e poi sottoposto a un più vasto ceto di studiosi e di accademici cattolici che, in seguito a una attenta lettura, lo hanno fatto proprio sottoscrivendolo. Dunque la Correzione filiale reca in sé la autorità “scientifica” di chi l’ha scritta e approvata, oltre alla pretesa di alcuni cattolici di vedere salvaguardato il contenuto della propria fede. Anche i due vescovi che hanno deciso di aderire a questo atto, S.E. Monsignor Bernard Fellay, Superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X (vedi qui), e di S.E. Monsignor René Henry Gracida, Vescovo emerito della Diocesi di Corpus Christi (vedi qui), non sembrano avere così esercitato più che la loro importante autorità dottrinale. Dunque l’atto di correzione in esame non si risolve, secondo la sua stessa autoqualificazione, in un atto di giurisdizione. Nel testo, infatti dopo avere descritto le differenti fattispecie del peccato personale di eresia e del crimine di eresia, quest’ultima rilevante per il diritto canonico ed eventuale strumento di sussunzione, si chiarisce che:

“Le suddette descrizioni […] vengono fornite solamente al fine di escluderle dall’oggetto della nostra correzione. Siamo solo preoccupati di evidenziare le proposizioni eretiche propagate mediante parole, atti e omissioni di Vostra Santità. Non abbiamo la competenza per affrontare la questione canonica e neppure l’intenzione” (p. 13 del testo ufficiale vedi qui)


Bisogna osservare, seppur con la necessaria prudenza, che questa dichiarazione di incompetenza da parte degli aderenti spiega, da un canto, il nomen della Correzione che è appunto “filiale”, e, dall’altro, allude a un diverso tipo di correzione che potrebbe essere formale e, dunque, implicare qualche forma di giurisdizione e di sussunzione. Tale osservazione potrebbe chiarire l’assenza “per competenza” di Cardinali e Vescovi cattolici nel pieno della propria giurisdizione dal novero dei sottoscrittori (vedi qui ulteriori considerazioni non incompatibili). Un’eventuale correzione formale essenzialmente fondata sulla giurisdizione non farebbe che “coprire” la correzione filiale meramente fondata sull’autorità e sulla condizione di fedeli e di sudditi.

Causa della della Correctio

La causa della correzione filiale emerge con chiarezza dall’esordio della lettera in cui si afferma che

“con profondo dolore, ma mossi dalla fedeltà a Nostro Signore Gesù Cristo, dall’amore alla Chiesa e al papato, e dalla devozione filiale verso di Lei, siamo costretti a rivolgerLe una correzione a causa della propagazione di alcune eresie sviluppatesi per mezzo dell’esortazione apostolica ‘Amoris laetitia’ e mediante altre parole, atti e omissioni di Vostra Santità” (p. 1)


La correzione sorge dunque dalla urgenza di porre fine alla ormai constata diffusione di eresie che hanno nell’Esortazione Apostolica Amoris laetitia la propria scaturigine e che sono comunicate tramite “altre parole, atti e omissioni” di Francesco. Il testo si colloca dunque in una fase successiva ai Dubia dei quattro Cardinali (vedi qui) e deve essere inquadrato in questo specifico contesto, sicché non avrebbe gran senso rimproverare alla Correctio filialis de haeresibus l’omissione di una più ampia critica del Magistero conciliare e postconciliare.
D’altronde chi legge con attenzione il testo non mancherà di riconoscere la inevitabile posizione di questioni che trascendono la stessa trattazione di un caso esponente i caratteri di una patologia assai avanzata.

I fondamenti della Correctio e dell’esercizio filiale dell’autorità

L’autorità e la competenza esercitate dai sottoscrittori della correzione non è priva di fondamento. Tre sono le basi o fonti di legittimazione dell’iniziativa. Il principio proprio della legge naturale in base al quale il sudditi hanno il diritto, complementare al dovere di obbedienza, di essere governati secondo la legge razionale (e ciò perché questa, aggiungiamo, non può che essere conforme alla legge naturale che è a sua volta “riflesso della legge eterna nella mente dell’uomo” – così San Tommaso) e “di insistere, qualora ci fosse bisogno, che i loro superiori così governino” (p. 1). La legge di Cristo il cui Spirito ispirò San Paolo a rimproverare pubblicamente San Pietro (Gal 2) (il testo riprende a tal proposito STh 2 2ae, 33, 4 ad 2, e la Glossa di Sant’Agostino; ci sia consentito qui di rinviare sul punto anche alla ricostruzione nell’ottimo scritto di p. F. Schmidberger, Amt und Person des Simon Petrus, Sarto-Verlag, Stuttgart, reperibile qui). E infine la legge della Chiesa secondo cui “i fedeli [...]in modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, [...] hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa” (CJC 212 § 2 e 3).

Il Ministero petrino come momento correlato della Correctio filialis

Tramite questo triplice fondamento la Correzione filiale, che pur non costituisce, come s’è visto, un atto di giurisdizione, si colloca senza dubbio nell’ambito della legittimità e dell’ordinamento della Chiesa cattolica e trova qui, lungi dall’essere un atto eversivo, il proprio momento correlato nell’esercizio del Ministero petrino. Esso è stato definito dogmaticamente, per quanto riguarda il particolare aspetto dell’infallibilità, dal Concilio Vaticano I con la Costituzione Pastor Aeternus (cap. 4) che, escludendo ogni funzione creativa e positivisticamente sovrana dell’officio del Papa, insegna che questi, quando definisce un dogma, dichiara infallibilmente, perché assistito dallo Spirito Santo, un contenuto già sin dall'inizio presente nel “deposito della fede”.
Coerentemente con questa definizione, seppur a un livello inferiore, anche il Magistero ordinario, che non è “protett[o] dalla divina garanzia di verità”, è vincolante, se non in virtù della propria forma, certamente in forza del proprio contenuto quando esso è conforme ai contenuti della Rivelazione e del Magistero costante della Chiesa. Di qui la inerenza della correzione alla stessa funzione del Papato: portare il Pontefice all’esclusione di alcune possibili aberrazioni del Magistero ordinario, qui della Amoris Laetitia e di alcuni atti successivi, per difendere non soltanto Pietro dalle opinioni di Simone, ma l’intero corpo della Chiesa dall’eresia che da queste aberrazioni potrebbe sorgere.

Il contenuto della Correctio filialis

Gli autori della Correctio – in forza della propria autorità “scientifica” e della triplice legittimazione che li colloca pienamente nell’ordinamento della Chiesa – procedono dunque a un esame dei contenuti di Amoris Laetitia e di alcuni atti successivi direttamente o indirettamente imputabili a Francesco. Si tratta ogni volta - quasi risalendo al giudizio che dovrebbe essere normativo per la scrittura del Magistero ordinario – di confrontare il deposito della Tradizione e della Scrittura con alcune proposizioni della Esortazione Apostolica; e rimangono finalmente impigliati nella griglia dell’ortodossia i passaggi che riguardano la “legge della gradualità”, l’“integrazione” del peccatore nella Chiesa, l’impossibilità di una “condanna per sempre”, il “discernimento personale e pastorale” come regola ultima, lo status del divorziato risposato, il diverso “grado di responsabilità” e la diversità delle reazioni possibili, la possibilità che non a tutte le situazioni irregolari corrisponda una situazione di peccato mortale, “la risposta che per il momento si può offrire a Dio”, la dispositività (e cedevolezza) delle norme morali generali, la conciliabilità di una vita in grazia di Dio con una situazione oggettiva di peccato, la volontà di Cristo affinché la Chiesa si adatti a queste circostanze e a queste considerazioni, la necessità che la teologia morale si conformi alle stesse (pp. 3-5). Segue l’elencazione delle “parole, atti e omissioni di Vostra Santità” che confermano in momenti successivi ed esecutivi le proposizioni eterodosse di AL (pp. 5-8).
Da questo corpo di dottrine e di atti difformi rispetto al contenuto certo della Rivelazione divina e al Magistero costante della Chiesa gli Autori ricavano sinteticamente sette proposizioni eretiche che costituiscono l’oggetto stesso della Correctio:

1 - L’incapacità del giustificato dalla grazia di adempiere alcuni comandamenti divini: “Una persona giustificata non ha la forza con la grazia di Dio di adempiere i comandamenti oggettivi della legge divina, come se alcuni dei comandamenti fossero impossibili da osservare per colui che è giustificato; o come se la grazia di Dio, producendo la giustificazione in un individuo, non producesse invariabilmente e di sua natura la conversione da ogni peccato grave, o che non fosse sufficiente alla conversione da ogni peccato grave”.
2 - La possibilità che il cattolico che vive more uxorio fuori del matrimonio sacramentale non sia necessariamente in stato di peccato mortale e si salvi: “I cristiani che hanno ottenuto il divorzio civile dal coniuge con il quale erano validamente sposati e hanno contratto un matrimonio civile con un’altra persona (mentre il coniuge era in vita); i quali vivono “more uxorio” con il loro partner civile e hanno scelto di rimanere in questo stato con piena consapevolezza della natura della loro azione e con il pieno consenso della volontà di rimanere in questo stato, non sono necessariamente nello stato di peccato mortale, possono ricevere la grazia santificante e crescere nella carità”.
3 – La possibilità che chi viola la legge divina, conoscendone pienamente il contenuto, non si trovi in peccato mortale: “Un cristiano può avere la piena conoscenza di una legge divina e volontariamente può scegliere di violarla in una materia grave, ma non essere in stato di peccato mortale come risultato di quell’azione”.
4 - La possibilità che l’obbedienza alla legge divina si risolva in peccato: “Una persona, mentre obbedisce alla legge divina, può peccare contro Dio in virtù di quella stessa obbedienza”.
5 – La possibilità che la coscienza riconosca come buoni e voluti da Dio atti sessuali interni a un’unione contraria alla Legge naturale e alla Legge divina: “La coscienza può giudicare veramente e correttamente che talvolta gli atti sessuali tra persone che hanno contratto tra loro matrimonio civile, quantunque uno dei due o entrambi siano sacramentalmente sposati con un’altra persona, sono moralmente buoni, richiesti o comandati da Dio".
6 – L'assenza di proibizioni negative dai principi morali della Rivelazione e della Legge naturale: “I principi morali e le verità morali contenute nella Divina Rivelazione e nella legge naturale non includono proibizioni negative che vietano assolutamente particolari generi di azioni che per il loro oggetto sono sempre gravemente illecite”.
7 – La volontà di Nostro Signore Gesù Cristo di modificare la disciplina sulla comunione e sull’assoluzione ai divorziati risposati: “Nostro Signore Gesù Cristo vuole che la Chiesa abbandoni la sua perenne disciplina di rifiutare l’Eucaristia ai divorziati risposati e di rifiutare l’assoluzione ai divorziati risposati che non manifestano la contrizione per il loro stato di vita e un fermo proposito di emendarsi”.

Quest’ultima posizione, che imputa a Cristo stesso la “volontà” di far sì che “la Chiesa abbandoni la sua perenne disciplina”, sembrerebbe chiudere tutto il sistema di Amoris Laetitia e consegnare un nuovo sistema “cattolico” perfettamente estraneo alla fondazione trinitaria dell’ordine creato e della stessa Chiesa, ovvero alla legge eterna e alla Verità di Dio. In questo nuovo sistema fortemente incline all'immanenza la società trascina i costumi e Cristo, ridotto a una funzione della società e del “progresso storico” o alla semplice metafora di questa sostanza, rifà di volta in volta gli ordinamenti. La Chiesa non ha che prenderne atto.
Le due sezioni successive della Correctio dimostrano come gli errori del modernismo e di Lutero siano all'origine delle proposizioni eretiche di AL e, più generalmente, dell'attuale crisi.

venerdì 15 settembre 2017

Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso? Un libro fondamentale di D. A. Foley

Il 24 giugno 1981 a Medjugorje, un paese della Bosnia Erzegovina, situato in uno spazio non privo di significato per la storia religiosa, iniziò una lunga serie di visioni che ancora si protraggono lasciando dietro di sé numerosi messaggi regolarmente pubblicati da una rete mondiale di seguaci del fenomeno. I veggenti sin dal primo momento hanno attribuito le visioni alla Vergine Maria, ma l’atipicità, a volte sconcertante, di quanto è accaduto, e accade, rispetto alle apparizioni precedentemente riconosciute dalla Chiesa, a partire da Guadalupe fino a Beauring e Banneux, porta a chiedersi se realmente si tratti di un autentico intervento della Madre di Dio o non piuttosto di una vicenda iniziata senza l’intenzione dei giovani – di origine sovrannaturale o preternaturale? - e poi degenerata in una messa in scena che è interesse di molti non far cessare.

Nel volume Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso?, pubblicato in Italia da Cantagalli e presto nelle librerie, Donal Anthony Foley, teologo inglese ed esperto di apparizioni mariane nell’età moderna, svela con particolare acribia e lontano da ogni partigianeria, alcuni elementi preoccupanti che già emergono nei primi giorni del fenomeno. A rendere particolarmente degna di fede l’indagine di Foley è l’analisi metodologicamente ineccepibile della trascrizione delle interviste fatte ai veggenti dai francescani di Medjugorje a ridosso delle visioni.

Questi testi, per la prima volta tradotti in italiano, vengono qui riportati e letti con precisione, senza perdere di vista tutte le altre questioni legate a Medjugorje: il contesto storico, le originarie connessioni con il Rinnovamento Carismatico, le figure dei “veggenti”, la natura dei “messaggi”, la forza della propaganda, a cui sono da ricollegare anche i cosiddetti “studi scientifici”, e tanto altro ancora.

Un libro coraggioso, chiaro e documentato il cui obiettivo non è quello di convincere, né tantomeno di forzare nessuno, bensì di informare criticamente il lettore che rimane così fino alla fine libero da manipolazioni e mistificazioni. Con l’auspicio che si possa finalmente procedere ad un sano discernimento tra preternaturale e sovrannaturale, tra fenomeni pseudo-mistici e veri interventi del Cielo.

Il libro in libreria dal 5 ottobre:

Donal Anthony Foley, Comprendere Medjugorje. Visioni celesti o inganno religioso?, Cantagalli, Siena 2017, pagine 504, Traduzione di A. Sandri. Introduzione di M. Corvaglia, Euro 25.

L’Autore


DONAL ANTHONY FOLEY (1956), scrittore, con una formazione in scienze umane e teologia, dirige la casa editrice Theotokos Books (www.theotokos.org.uk). Esperto di apparizioni mariane nell’età moderna, è Segretario dell’Apostolato Mondiale di Fatima in Inghilterra e Galles. In particolare si è occupato degli eventi di Fatima e delle presunte mariofanie di Medjugorje. Tra le diverse pubblicazioni, tradotto in italiano: Il libro delle apparizioni mariane. Influenza e significato nella storia dell’uomo e nella Chiesa (Gribaudi 2004).

giovedì 13 luglio 2017

Il Trionfo dell'Islam. Una poesia di John Medlin

Nell’ultimo numero di The Salisbury Review (Summer 2017 Vol. 35 Nr. 4), la prestigiosa rivista conservatrice inglese guidata da Sir Roger Scruton (vedi qui), sono stati pubblicati alcuni versi intitolati “The Triumph of Islam” del poeta e scrittore cattolico John Medlin di cui riproduciamo qui di seguito il testo originale completo del 2014 (come trascritto nel blog Medlin the Writer qui) e la nostra (emendabile) traduzione. Il percorso indicato da questa breve opera tocca, con il discernimento dello storico e la chiaroveggenza del poeta, alcune tappe fondamentali che hanno portato non soltanto l’Inghilterra, che è qui rimpianta, ma molte nazioni un tempo cristiane all’oblio di sé e della propria antica elezione.
La prima visione è data dai funerali di Churchill in un freddo gennaio del 1965. Una folla vicina e lontana, gli “ultimi inglesi”, assiste alla fine di uno Stato che aveva ancora saputo intrecciare durante la Guerra mondiale la vita del popolo con un’epica e con il senso di un destino. Li saluta San Paolo dall’alto dell’antica cattedrale di Ludgate Hill le cui fondamenta più profonde risalgono a San Mellito di Canterbury in cui ancora era fervida l’opera missionaria di San Gregorio Magno. Il tramonto dello Stato moderno non lascia però spazio a ciò che di iniziale aveva oscurato e, molte volte, perseguitato, ma a una tirannide più subdola e profonda che delle vuote strutture dello Stato, vuote come le “campane della marcia funebre”, continua a servirsi per la distruzione della Tradizione cattolica. È la tirannide personificata dai “foxish lawyers” - dai “volpeschi avvocati” o più generalmente dai giuristi positivi, dai legisti, dai burocrati, dai governi e dai parlamenti furbescamente proni alla volontà spersonalizzata e al pensiero neutralizzante e senza terra -, da coloro che traducono in ogni momento gli “statagemmi globalisti” in “leggi ingiuste” gettate “come scale” dell’“innumerevole umma” sulle “rive d’Albione”.
Com’è noto neutralizzazione della verità, egualitarismo astratto e “volpesco” formalismo non realizzano una società più giusta ma aprono la porta a chiunque passi, anche a chi è pronto a distruggere la casa e ad allearsi con i nemici interni, all’“onda fredda che s’abbatte e affoga”. E quando l’amore di ciò che è proprio e tramandato si muta in paura di fronte alle nuove maggioranze, disfattismo, simpatia per i nemico spacciata per civiltà, scolorano e spariscono le immagini dei vecchi vessilli. I figli degli “avvocati volpeschi”, orgogliosi soltanto del tradimento dei padri, formano con i nuovi arrivati, e, se possibile, con il “loro seme”, “un arcobaleno in un’alba maligna”. Ecco là nuova metafisica, la nuova religione, il futuro, i programmi dei partiti progressisti, dei trattati, delle ONG, degli incontri ecumenici.
Lo spettacolo dell’invasione e della distruzione è alla fine contemplato, quasi come in un flash-back, attraverso gli occhi di un osservatore che in un futuro prossimo guarda attraverso il varco scavato a forma di mirhab – della nicchia rituale aperta in direzione della Mecca i cui contorni si confondono con il nulla di ogni formalismo occidentale - in un vallo romano. Chiese cristiane invase da tappeti a disposizione dei nuovi signori e dei settatori dell’apostasia nazionale, il “lamento dei muezzin” che si allarga concentricamente conquistando nuovi spazi e li trasforma in una “marea paludosa” fino a raggiungere e sommergere la Vecchia Inghilterra, i “campi ricchi di raccolto”, le “radiose ginestre”, le “cappelle” immemorabili e “le grotte”, che ospitarono San Govan, San Gelert e molti altri fondatori. Nascosto, ma pronto a ritornare a sgorgare come da “conchiglie battesimali”, rimane Ciò che è Eterno.

The TRIUMPH of ISLAM

“That England that was wont to conquer others
Hath made a shameful conquest of itself.”
(Richard II, 2:1, 65-6)


Sorrowful tramp of boots on sanded streets:
In winter’s grey, sad companies of men
Manhandle Churchill’s coffin with dull beats
Of drum and growling brass. Grown men and children
Sag heads and make their peace, and St Pauls greets
The last of England, mourned in fen and glen:
The state he served, those thin wan faces tell,
Has hollowed like the booming, death-march bell.


Mere thirty years from Pericles’ repose
Refulgent Athens died in Sparta’s fist.
In Ludgate Hill foxish lawyers at their windows
Watched Churchill pass and since have ticked their list
Of state-upturning statutes which in prose
Have sundered epic: mealy “one-world” grist
Which Albion’s beaches ramped with unjust laws
Bringing the millioned umma to these shores.


That stocky soldiery, those weeping folk,
That stark January day, in thirty years
Fast shrivelled to an untamed tribe bespoke
On sink estates of pierced lips and ears,
Their pride as great-strength oxen at the yoke
Neutered by those lawyers’ brats whose fears
Of nation-love have brewed with other spawn
A curdled rainbow in a sullen dawn.


On Sundays Finsbury Park is loud with trade,
Hijab and djellaba command the scene,
A church where once the liturgy was prayed
Disgorges carpets of a Turkish sheen,
The mosques are brimming, that which kept the shade
Tide-like swamps suburbs with the muezzin’s keen;
Soon, time-old villages, deep-valleyed towns,
Will startle as that cold wave slaps and drowns.


The crop-rich fields and gorse-bedazzled moors
Enfold two thousand years of Christ-men’s cells,
Those chapels, caves, where what’s eternal pours
Through being, fruitful as baptismal shells:
All lost; a rotted people slamming doors
Against its past must pander to the yells
Of ghazis who in church and manor halls
Gouge mihrabs in those age-encrusted walls.


Il TRIONFO dell'ISLAM

Passi dolenti di stivali sulle strade arenose:
Nel grigio inverno, tristi compagnie di uomini
Faticano la bara di Churchill con musica tediosa
Di tamburi e di ottoni lagnosi. Uomini maturi e bambini
Abbassano le teste e fanno la loro pace, e San Paolo saluta
Gli ultimi Inglesi, in lande e valli luttuose:
Lo stato che egli servì, raccontano quei volti consunti e pallidi,
Si è svuotato come la campana risonante della marcia funebre.

Appena a trent’anni dal sonno di Pericle
Atene rifulgente cadde sotto i colpi di Sparta.
In Ludgate Hill volpeschi avvocati alle finestre
Guardano Churchill passare e da allora applicano una per una
Le norme sovversive che scritte in prosa
Dall’epica separano il popolo: stratagemmi “globalisti”,
Leggi ingiuste che come scale gettate sulle rive d’Albione
Portano l’innumerevole umma su queste sponde.

Quella tarchiata soldatesca, quella gente in pianto,
Quel duro giorno di gennaio, in trent’anni
Quasi avvizziti in un’indomita tribù,
Parlavano da palazzi rovinanti di labbra e di lobi trafitti,
Come di possenti buoi aggiogati il loro orgoglio
Castrato dai figli di quegli avvocati che per paura
Dell’amor patrio han formato con altro seme
Un arcobaleno rappreso in un’alba maligna.

Di domenica Finsbury Park risuona di commerci,
Hijab e djellaba dominano la scena,
Una chiesa dove un tempo si celebrava la liturgia,
Vomita tappeti di turco splendore,
Straripano le moschee che accrebbero
Col lamento del muezzin la marea paludosa dei subborghi.
Presto antichi villaggi, paesi immersi nelle valli,
Saranno sorpresi da quell’onda fredda che s’abbatte e affoga.

I campi ricchi di raccolto e radiosi di ginestre
Abbracciano due millenni di celle di uomini cristiani,
Cappelle, grotte di santi, dove ciò che è eterno sgorga
Attraverso le cose fruttuoso come da conchiglie battesimali:
Tutto perduto. Gente marcia, che sbatte le porte
Al suo passato, è destinata a piegarsi alle grida
Dei ghazis risuonanti nelle chiese e nei manieri,
A scavar mihrab in quei valli incrostati dai secoli.

martedì 11 luglio 2017

Charlie e il suo giudice. Un articolo di Pucci Cipriani

Riprendiamo qui di seguito un articolo pubblicato nel blog della rivista Controrivoluzione (qui) nel quale Pucci Cipriani riassume con appassionata puntualità lo stato attuale della vicenda di Charlie Gard giunta nuovamente di fronte ai giudici della Suprema Corte inglese. Il primo pensiero va certamente alla salvezza di questa vita da una morte ingiusta perché ciò corrisponde alla evidente volontà del suo e nostro Creatore. E tuttavia non si può non osservare che la resistenza di Charlie, dei suoi genitori e di individui e gruppi che hanno iniziato a pregare e a sollevarsi contro una catena di decisioni inique, indica con chiarezza l'importanza decisiva per l'Occidente - non a caso tra gli attori compaiono la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, la Santa Sede e il Presidente Trump - di questa partita contro la pretesa minacciosa di disporre dell'uomo da parte di ordinamenti che hanno definitivamente negato ogni dipendenza da Dio. La loro vittoria non potrà che significare, oltre al sacrificio di un innocente, l'ulteriore sprofondamento del nostro mondo nel terrore e nel disordine. L'invito è quello di affidarsi all'intercessione della Vergine Maria, di San Taddeo e di San Michele Arcangelo.

Ormai avevamo cominciato a crederci! La grande e commuovente mobilitazione a favore della vita innocente di Gad Charlie sembrava avesse compiuto il miracolo : i medici dell'ospedale che seguono, evidentemente, la dottrina eugenetica nazista (e comunista) del dottor Mengele, avevano "gettato la spugna" (apparentemente) e, prima, era stata rimandato il giorno dell'esecuzione, quindi si era detto che sarebbero stati presi in considerazione i "protocolli" di cura dell'Ospedale del Bambin Gesù e quelli di un Ospedale americano....Le veglie di preghiera, le lettere, il popolo della rete, le telefonate che per ventiquattro ore avevano "intasato" le linee telefoniche vaticane, avevano fatto sì che, alla fine, anche Bergoglio parlasse, seppur vagamente, senza mai nominare Gad Charlie la vittima sacrificale sull'altare del satanismo moderno.
Poi anche il Papa, bon gré - mal gré, in un secondo twitter ha rammentato anche il bambino,e, immaginiamo con che imbarazzo Bergoglio - che non fa mistero delle sue idee "di sinistra" e della sue antipatie personali con personaggi "conservatori", abbia visto il suo nome associato, in questa lotta per la vita, a quello del Presidente americano Donald Trump che, oltre a prendere pubblica posizione "pro life", si è personalmente interessato al caso con il Governo inglese...e allora, dopo l'appello di Mario Giordano, sul quotidiano "La Verità", l'Ospedale del Bambin Gesù si era detto disponibile ad accogliere il piccino che, con la sua manina alzata, con al polso la medaglietta di San Giuda Taddeo, il Santo dei casi "impossibili", sembrava, e sembra tuttavia, ringraziare tutti coloro che lottano per farlo vivere.
Dunque ieri speravamo che, finalmente, la Suprema Corte Inglese, concedesse ai genitori di portare il bambino a farsi curare all'estero, ma, in serata la doccia fredda. Dopo che i due eroici genitori, Chris Gard e Connie Yates, hanno chiesto di poter sottoporre il bambino a terapie sperimentali e dopo che l'avvocato di famiglia aveva presentato "i protocolli" , il Giudice Nicolas Francis, soprannominato in Inghilterra "il Giustiziere", della stessa Corte che aveva precedentemente condannato a morte il piccino, ha replicato categoricamente : "Io ho sempre fatto il mio lavoro e continuerò a farlo (...) sarebbe sbagliato cambiare Giudice" quanto al rinvio al 23 luglio chiesto dai genitori (in attesa che venissero testate le cure e si potesse presentare qualcosa di "nuovo") lo stesso Francis si è detto "molto preoccupato" considerando le condizioni del bambino descritte dal Greant Ormond Street Mengele Hospital, che ha in cura (sic!) Charlie. Dal canto loro anche gli avvocati dell'ospedale hanno detto no ad un ulteriore rinvio. La sentenza di morte verrà dunque rimandata a giovedì 13 luglio...almeno che, ancora una volta, medici e giudici, impressionati - nonostante la pulsione di morte rilevata in ogni loro comportamento - dalla mobilitazione mondiale non decidano ancora di....rimandare.
Loro non conoscono la grande potenza della preghiera. Ma sarà bene ricordare che, prima di questa ulteriore "condanna a morte" era partita una sorta di "sollecitazione" e di "incoraggiamento" per il boia : a parte il dottor Viale [vedi qui, l'esponente radical - comunista, che si augura che "i colleghi inglesi tengano la schiena dritta" ovvero che uccidano, a freddo, il piccolo Gad Charlie, il giornale della Santa Sede "L'Osservatore Romano" (e nessuno dice nulla?) con un articolo, a firma di certo Gianpaolo Dotto - e titolato "Charlie e Gesù" sentenzia: "Di fronte a questa tragedia umana come a tante altre simili, Gesù non direbbe niente, semplicemente si chinerebbe a disegnare per terra e aspetterebbe che si faccia silenzio. Non pronuncerebbe alcun giudizio, ma inviterebbe tutti ad andare oltre e a non peccare più..." Poi lo scrittorello, prono a novanta gradi di fronte al Demonio (lo scrivo con la lettera maiuscola come il cognome del Dotto) ci informa che non peccare più, secondo la sua dottrina, la dottrina dei nuovi farisei, degli apostati che vorrebbero apostatare con la benedizione del Papa, significherebbe: "ritrovare nel silenzio il mistero della vita e lasciare con fiducia che faccia il suo corso."
Mobilitiamoci amici miei, coraggio, facciamoci sentire, con la preghiera e con la nostra presenza, guardiamo gli occhi limpidi e puliti del bambino inglese e i volti addolorati ma sereni a un tempo di quei due genitori fantastici che lottano con tanta passione, infondendo anche nei nostri cuori speranza e coraggio. Salviamo la vita al piccolo Charlie.Lasciamo perdere gli assassini e i loro complici. Vomiteremo dopo pensando ai vari Viale e Gianpaolo Dotto.

Pucci Cipriani

venerdì 7 luglio 2017

La battaglia per la Tradizione liturgica. Uno scritto di don Giuseppe Laterza per il X Anniversario del Summorum Pontificum

Per ricordare il decimo anniversario del Motu Proprio Summorum Pontificum pubblichiamo qui di seguito le riflessioni di don Giuseppe Laterza che hanno il merito di individuare, con immediatezza di giudizio, i buoni frutti di un buon albero radicato nella Tradizione della Chiesa e nell'opera della Redenzione, e di indicare ciò che alla sua crescita oggi si oppone. Ben si comprendono le parole del Sacerdote pugliese, se si tiene costantemente presente che il  Summorum Pontificum deve essere contemplato non tanto come un'autorizzazione a celebrare a determinate condizioni un Rito "straordinario" (tutto ciò, se negli articoli del documento è rinvenibile, appartiene più al compromesso con Conferenze episcopali e altri potentati ecclesiastici che alla sostanza del pronunciamento), ma come il riconoscimento da parte di un Pontefice, che così si pronunciò autorevolmente sulla Liturgia della Chiesa, della non abrogabilità della "forma antica" della Messa. 

07/07/07 - 07/07/17 sono passati 10 anni dal Summorum Pontificum, legge di Benedetto XVI che, istituita non per riavvicinare i preti della Fraternità San Pio X, prevede la ripresa della celebrazione della Messa di San Pio V. Istituita per riprendere l'uso di un messale mai abolito e che ha nutrito per secoli la cattolicità; sdoganare i preti che volessero usare questo messale dalle richieste a vescovi e superiori, che spesso hanno negato nei tempi questi uso. Sono sorte molte messe in Europa e nel Mondo, molti giovani frequentano il rito di San Pio V, pochi anziani... molte vocazioni al sacerdozio. Ringraziamo Dio per quanto opera nella sua Chiesa.

Al contempo vogliamo anche notare gli aspetti negativi di quanto succede: tanti sacerdoti sono perseguitati e messi al margine delle loro realtà perché hanno scelto di usare questo messale e celebrano. Privati di incarichi parrocchiali e della possibilità di sostentarsi sono messi alle strette, obbligati a non seguire il motu proprio che è una legge della Chiesa. Vescovi che parlano di "pastorale" non si curano delle esigenze di una piccola porzione del loro gregge, ma fanno di tutto per estinguere con la forza il nascere e il conoscere questo rito, quasi come Erode si prodigò nel cercare il Fanciullo divino per farlo morire e come il Sinedrio si adoperò per evitare la predicazione Apostolica. Oh! Che temi Erode? Colui che viene non toglie regni umani! Che temete, Eccellenze Serenissime? Forse una Messa non santifica quanto l'altra? Forse una Messa vale più dell'altra? Forse temete venga meno qualcosa?

Ciò che Cristo ha unito nessuno divida: il popolo è di Dio e al sacerdozio ne spetta la guida e l'istruzione con ogni mezzo possibile. Non vorremmo combattere contro Dio nel far guerra alla Messa che per secoli è stata celebrata nelle chiese del mondo! Non vogliamo trovarci ad affrontare Dio e San Michele Arcangelo negando alla gente di nutrirsi intorno all'altare... e ai preti di celebrare! Se si danno le chiese ai musulmani per pregare, se si tollerano spettacolini durante le messe, messe aperitivo, balletti e coreografie varie, perché non permettere anche la Messa in Latino? Perché su questo tasto ci si divide in casa? Non si dialoga e non ci si ama? Non ha forse detto Gesù che l'amore è il principio vitale del Cristianesimo? Forse il Concilio Vaticano II non ha spinto il sacerdozio a guardare le nuove sfide pastorali?

Forse ci preoccupiamo troppo di cose umane, di mantenere un potere inutile e di evitare problemi... ma la vera via per il Regno passa solo attraverso un indicare la croce, un amore per l'altro che, discendendo dal nostro amore per Dio, può aprirsi al fratello. Ed il fratello non è il lontano, ma l'uomo che è affidato alle cure pastorali del sacerdozio. Quando qualcosa viene da Dio, più la si opprime è più cresce, perché lo Spirito che è nel cuore dell'uomo riconosce nella oppressione l'intervento diabolico che vuole ostacolare la Verità, che non vuole anime vicine a Dio. Fu così ai tempi degli Apostoli, più li opprimevano e più erano felici e più crescevano di numero! Sara così anche ai giorni nostri, perché più si vuol eliminare qualcosa e, se viene da Cristo, più si fortifica, perché lui è il vero Sacerdote, noi siamo solo partecipazione al suo Sacerdozio. Lui è lo Sposo, noi gli amici dello Sposo. Nell'oppressione la forza, perché in noi agisca la morte ed in voi la vita!

Riflettiamo, Chiesa e anime sono di Dio e non nostre, la Messa è opera di Dio che rinnova in modo incruento il sacrificio di Cristo e non un palcoscenico per soubrette mal riuscite, non un palco dove una comunità viene privata della trascendenza e del sacro. Dio ce ne chiederà conto... e sarà molto severo perché con Lui non si scherza...

lunedì 3 luglio 2017

Il caso Müller, la FSSPX, Francesco e il suo nuovo Prefetto. Un articolo del Professor de Mattei e una breve chiosa

Pubblichiamo le interessanti considerazioni del Professor Roberto de Mattei comparse oggi sul quotidiano romano il Tempo a margine della rimozione del Cardinal Müller dalla Prefettura della Congregazione per la Dottrina della Fede e della sua sostituzione tramite il teologo e gesuita spagnolo Monsignor Luis Francisco Ladaria Ferrer. Si tratta un articolo condivisibile nel suo complesso come nei singoli passaggi il quale merita però di essere integrato da due brevi richiami che sorgono spontaneamente dalla sua stessa lettura. Il primo riguarda il passato e ci porta ricordare che la nomina di G.L. Müller, il cui curriculum di vescovo e di studioso si colloca alla sinistra di quello di Larirda Ferrer, sembrò a suo tempo il frutto della decadenza del Pontificato di Benedetto XVI che chiamava a occupare un importante ufficio un suo vecchio allievo noto per essere stato il curatore dei Gesammelte Schriften del Professor Ratzingerper i buoni rapporti con alcuni rappresentanti della teologia della liberazione. Il secondo richiamo è di estrema attualità e riguarda una lettera che è stata resa nota la scorsa domenica presso le Cappelle della FSSPX, una lettera inviata recentemente dal Cardinal Müller a Monsignor Fellay (vedi qui) con la quale si pongono come condizioni del riconoscimento canonico della Fraternità l'accettazione della Professio fidei del 1988, degli insegnamenti del Concilio Vaticano II e del magistero successivo a esso nonché della legittimità oltre che della validità della Messa di Paolo VI. Poiché si tratta di uno degli ultimi atti del Cardinale tedesco, la cui simpatia per la FSSPX, sin dai tempi in cui era vescovo di Ratisbona, non è mai stata tanto spontanea e naturale, c'è da chiedersi quale sia il suo reale movente, se sia un colpo di coda di un antico nemico o il riflesso di una nuova mossa di papa Francesco nella lunga e per molti un po' misteriosa partita con Monsignor Fellay (nella lettera Müller affermerebbe di avere avuto l'assenso del Papa). 
In seguito alla preannunciata risposta negativa di Menzingen alle richieste di Roma saranno revocate le autorizzazioni concesse da Francesco alla Fraternità Sacerdotale San Pio X per quanto riguarda l'esercizio della giurisdizione nelle confessioni e nei matrimoni e la legalità delle ordinazioni e degli altri sacramenti? Quale sarà l'atteggiamento di Monsignor Luis Francisco Ladaria Ferrer nei confronti del più grande, diffuso e antico istituto della Tradizione cattolica? La lettera giunta a Fellay reca già la firma del nuovo Prefetto in sostituzione di quella di Müller?


La rimozione del cardinale Gerhard Ludwig Müller rappresenta un momento cruciale nella storia del pontificato di papa Francesco. Müller infatti, nominato prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede il 2 luglio 2012 da Benedetto XVI, ha solo 69 anni. Non è mai accaduto che un cardinale lontano oltre cinque anni dall’età canonica del pensionamento (75 anni) non sia stato rinnovato per un secondo quinquennio.
Basti pensare che vi sono prelati che, pur avendo dieci anni di più del  cardinale Müller, occupano ancora importanti incarichi, come il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontifico consiglio per i Testi legislativi, lo stesso porporato il cui segretario è stato recentemente colto in flagrante dalla gendarmeria pontificia, nel corso di un’orgia omosessuale a base di droga all’interno di un Palazzo appartenente al Vaticano. Coccopalmerio però aveva mostrato il suo apprezzamento per la Amoris laetitia, spiegando che «la Chiesa è sempre stata comunque il rifugio dei peccatori», mentre Müller non aveva nascosto le sue perplessità verso le aperture della Esortazione pontificia,  sia pure con dichiarazioni di natura oscillante. 
Sotto questo aspetto, il licenziamento del cardinale Müller  è un atto di autorità che costituisce una sfida aperta di papa Bergoglio a quel settore di cardinali conservatori ai quali il Prefetto della Congregazione per la Fede era notoriamente vicino. Francesco si è mosso con forza, ma anche con abilità. Ha iniziato a fare terra bruciata attorno a Müller, imponendogli di licenziare tre dei suoi più fidati collaboratori. Gli ha fatto poi ventilare fino all’ultimo la possibilità del rinnovo, pur senza mai dargli esplicite assicurazioni. Infine l’ha sostituito, ma non con un esponente del progressismo radicale, come il rettore dell’Università Cattolica di Buenos Aires, monsignor Víctor Manuel Fernández, o il Segretario speciale del Sinodo monsignor Bruno Forte. Il prescelto è l’arcivescovo Luis Francisco Ladaria Ferrer, gesuita, fino a oggi segretario della Congregazione. La sua scelta rassicura e spiazza i conservatori. Ciò che alcuni di essi non comprendono è che  ciò che importa a papa Francesco non è l’ideologia dei collaboratori, ma la fedeltà al suo piano di “riforma irreversibile” della Chiesa.
Più che di vittoria di papa Francesco si dovrebbe però parlare di sconfitta dei conservatori. Il cardinale Müller non condivideva la linea di papa Francesco, ed era stato tentato di assumere pubblicamente una posizione contraria, ma la tesi corrente nel gruppo dei conservatori, era che fosse meglio che egli conservasse il suo posto tacendo, piuttosto che di perderlo parlando. Il Prefetto aveva scelto una linea di “profilo basso”. In un’intervista a Il Timone, aveva detto che  «La “Amoris laetitia” va chiaramente interpretata alla luce di tutta la dottrina della Chiesa. […] Non mi piace, non è corretto che tanti vescovi stiano interpretando “Amoris laetitia” secondo il loro proprio modo di intendere l’insegnamento del papa», ma in un’altra dichiarazione, aveva anche espresso la sua contrarietà alla “pubblicizzazione” dei dubia dei quattro cardinali. Ciò non ha evitato la sua rimozione.
Il “profilo basso”, nella strategia di alcuni conservatori, rappresenta un male minore rispetto al male maggiore della perdita del posto, conquistato dagli avversari. Questa strategia di “contenimento” non funziona però con papa Francesco. Qual è stato infatti l’esito della vicenda? Il cardinale Müller ha perso una preziosa occasione di criticare pubblicamente la Amoris laetitia e alla fine è stato congedato, senza neppure il dovuto preavviso. E’ vero, come osserva Marco Tosatti, che egli oggi è più libero di esprimersi. Ma se anche lo facesse, sarebbe la voce di un cardinale pensionato e non quella del Prefetto del più importante Dicastero della Chiesa. L’appoggio della Congregazione della Fede ai quattro cardinali che vanno avanti per la loro strada sarebbe stato rovinoso per chi oggi guida la Rivoluzione nella Chiesa e papa Francesco è riuscito ad evitarlo. La lezione della storia è che chi non combatte per non perdere, dopo il cedimento conosce la sconfitta. 

Roberto de Mattei 

fonte: Il Tempo, 2 luglio 2017